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La discendenza dai Conti di Canossa: tutta colpa di una lettera

Che c’incastro io con i Conti di Canossa? Ebbene, prendetevi una sedia comoda e iniziate a leggere: la storia è lunga e parecchio interessante.

Ascanio Condivi iniziò la mia biografia menzionando proprio ai Conti di Canossa, una nobile famiglia di Reggio. E’ cosa nota che quel testo fu scritto sotto la mia supervisione ma mi guardai bene dallo smentire le origini nobili. In fondo la mia famiglia aveva un passato glorioso ma quando venni alla luce io, era caduta da tempo in disgrazia.

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Michelagnol Buonarroti Pittore e Scultore singulare, hebbe l’origin sua da Conti da Canossa, nobile & illustre famiglia del tenitorio di Reggio, sì per virtù propria, & antichità, sì per hauer fatto parentado col sangue imperiale”. Così inizia il Condivi la mia biografia.

Ma perché affermava quella cosa? Da dove era nata la diceria che fossi imparentato a quella famiglia lì?

Ebbene, l’8 Ottobre del 1520, il conte Alessandro di Canossa mi inviò una lettera da Bianello a Roma, appellandomi come parente onorando. Tutto nacque da lì: con quella lettera mi venne affibbiata in pratica una discendenza che non mi apparteneva ma della quale mi appropriai con molto piacere.

Parente honorando, son stato in nome vostro visitato da Zoane da Regio depintore, che mi è stato molto grato; ma più mi saria stato caro havervi veduto presentialmente, et che fusti venuto ad cognoscere li vostri et casa vostra.

Et se havessi saputo quando venisti a Carara, saria venuto ad sforzarvi ad venire qui alla caxa, ad cognoscerla et golderla qualchi dì cum noi. Vi offerischo per sempre quello habiamo, el conte Alberto mio fratello et mi; et se per voi possiamo qualche cossa, sempre saremo parati ad farvi apiacere, et vogliamo che vi possiate valere de noi et de tuto quello havemo como noi medemi, cum confortarvi che una qualche volta vogliate venire ad conoscere la casa vostra.

Et altro non mi accadendo dire, in vostra bona gratia mi raccomando. Bemché so non bisogna, vi racomando Zoane presente latore, quale vi è araldo. A Bianello de le Quatro Castelle, a dì VIII octobre MDXX.

Recercando in le cosse nostre antique ho trovato uno messer Simone da Canossa essere stato podestà de Fiorenza, como ho facto intendere al prefato Zoane. Vostro bom parente Alexandro da Canossa, conte ecc. Al mio molto amato et parente honorando messer Michelle Angelo Bonaroto de [Cano]ssa sculptoro dignissimo, in Roma. Rome.

Il conte scrive, fra le altre cose, di aver trovato fra carte antiche il nome di un certo Simone da Canossa che avrebbe svolto il ruolo di podestà a Firenze. In realtà questo Simone da Canossa pare non sia mai esistito ma è proprio su questa affermazione scritta dal conte che si fonda la diceria che fossi un discendente di questa nobile famiglia.

Certo c’ho messo del mio per far credere di appartenere a questa stirpe. O meglio, mi piaceva crederci davvero e ne facevo menzione anche nelle lettere successive indirizzate al mi nipote Lionardo: “…perché noi sian pure cictadini discesi di nobilissima stirpe“.

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Dopo la mia morte, la storia della discendenza dai Conti di Canossa, che per altro fa acqua da tutte le parti, fu rafforzata sempre di più. Benedetto Varchi, con la sua pomposa orazione funebre, ribadì il concetto. E’ risaputo che una cosa detta più volte appaia come vera anche se vera, dopotutto, non lo è.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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