Vai al contenuto

Pietà Vaticana: il restauro dopo l’attentato

Dopo il pesante attentato subito dalla Pietà Vaticana il 21 maggio del 1972, l’opera fu sottoposta a un delicato e complicato restauro.

“Sono Gesù Cristo, risorto della morte” sbraitava Laszlo Toth sferrando 12 martellate alla Pietà Vaticana. Iniziò a colpirla sul retro del capo con un martello pesante con l’intento di staccarle la testa. Dirà poi a chi lo interrogò che voleva distruggere l’opera perché non riconosceva nell’aspetto della Vergine figura sua madre, pensando di essere lui suo figlio.

Photo Vatican Museum
Annunci

Dato che non riuscì a far saltare la testa, Lazlo si spostò sul lato sinistro della Madonna inferendo sul velo, sul volto e sul braccio. A ogni colpo andato a segno cadevano a terra pezzi e sull’opera rimanevano mutilazioni e segni di vernice blu. Toth aveva acquistato quella mazzetta da un ferramenta poco prima e aveva proprio la testa coperta da uno smalto blu.

In fase di restauro fu complicato rimuovere quel colore. Adoperando il solvente, come riferisce Nazareno Gabrielli allora biochimico conservatore al lavoro ai Musei Vaticani, c’era il rischio concreto di espandere quel colore ancora di più, facendolo penetrare in profondità nel candido marmo.

Photo Vatican Museum
Annunci

Come venire a capo di quel problema?

La giusta soluzione fu pensata da Franco Dati, un restauratore dell’equipe che pensando al modo di strappare dalle pareti gli affreschi, pensò bene di provare a portar via quel colore adoperando del semplice nastro adesivo. Facendolo aderire alle parti colorate e poi togliendolo per strappi successivi, riuscì ad asportare la vernice senza rimuovere alcun frammento di marmo già pesantemente danneggiato.

Photo Vatican Museum
Annunci

Le dodici martellate inferte alla Pietà avevano fatto cadere a terra una cinquantina di frammenti più o meno grandi, alcuni completamente polverizzati. La parte più difficile da ricostruire fu la palpebra sinistra della quale fu impossibile ritrovare i frammenti da ricomporre: era stata letteralmente disintegrata.

Vittorio Federici, il capo restauratore, si ricordò allora che nei Musei Vaticani era conservata un calco dell’opera in gesso, realizzato dal formatore Francesco Mercatali nel 1933. Da quella copia si sarebbero potute trarre le matrici per realizzare i pezzetti mancanti.

Photo Vatican Museum
Annunci

Adesso per realizzare gli stampi si usa il silicone ma al tempo era impensabile. Si riuscì comunque a realizzare il calco in gomma sull’opera originale delle parti da ricostruire con delle protesi, in particolar modo il naso e la palpebra dell’occhio sinistro.

Dopo aver gettato sullo stampo il gesso per trarre il pezzetto mancante in negativo, si confrontò quanto ottenuto con il calco della Pietà per farlo coincidere perfettamente con la porzione da ricostruire.

I pezzetti mancati vennero così realizzati iniettando negli stampi una miscela composta in percentuale da 100 grammi di resina poliestere e 130 g di polvere di marmo statuario di Carrara. Dopo la catalizzazione i pezzetti venivano ricollocati accuratamente al loro posto.

Photo Vatican Museum
Annunci

I restauratori temevano che con l’invecchiamento naturale del marmo, le protesi non sarebbero invecchiate allo stesso modo assumendo colorazioni contrastanti con l’originale. A distanza di oltre 40 anni i pezzetti aggiunti continuano a regalare all’opera un aspetto omogeneo sebbene a distanza ravvicinata si può percepire un leggero ingiallimento rispetto al marmo statuario dell’opera.

Photo Vatican Museum
Annunci

Non fu semplice nemmeno rimettere al suo posto il braccio sinistro rotto all’altezza del gomito e spezzato poi sul polso. Per evitare di bucare la spalla, con un sistema complesso si iniettò nel foro praticato per far passare il perno angolato del collante prima di ricollocare al loro posto le parti cadute rovinosamente a terra.

Photo Vatican Museum
Annunci

La foto in fluorescenza che vedete a seguire è stata fatta fare dal biochimico Gabrielli nel 2015, a distanza di 40 anni da quel complicato restauro. Si vedono molto bene le zone che sono state restaurate e che oggi contribuiscono a dare una lettura uniforme dell’opera.

Photo Vatican Museum
Annunci

Se ancora oggi possiamo ammirare la Pietà Vaticana in tutta la sua bellezza, seppur segnata in maniera indelebile da quell’attentato, lo dobbiamo all’equipe che ha lavorato per restituirci la sua completa leggibilità.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

Vatican Pietà: the restoration after the attack

After the heavy attack suffered by the Vatican Pietà on May 21, 1972, the work underwent a delicate and complicated restoration.

“I am Jesus Christ, risen from the dead,” shouted Laszlo Toth, throwing 12 hammer blows at the Vatican Pietà. He started hitting her on the back of the head with a heavy hammer with the intent of detaching her head. He will then tell those who questioned him that he wanted to destroy the work because he did not recognize his mother figure in the Virgin’s appearance, thinking that he was his son.

Since he was unable to blow his head, Lazlo moved to the left side of the Madonna inferring on her veil, face and arm. With each successful hit, pieces fell to the ground and mutilations and marks of blue paint remained on the work. Toth had bought that bundle from a hardware store shortly before and his head was covered in blue enamel.

During the restoration it was difficult to remove that color. By using the solvent, as reported by Nazareno Gabrielli at the time conservative biochemist at work in the Vatican Museums, there was the real risk of expanding that color even more, making it penetrate deeply into the white marble.

How to deal with that problem?

The right solution was devised by Franco Dati, a restorer of the team who, thinking about how to remove the frescoes from the walls, thought it best to try to remove that color using simple adhesive tape. By making it adhere to the colored parts and then removing it by successive tears, he was able to remove the paint without removing any fragments of already heavily damaged marble.

The twelve hammer blows inflicted on the Pietà had caused about fifty fragments of varying size to fall to the ground, some completely pulverized. The most difficult part to reconstruct was the left eyelid of which it was impossible to find the fragments to be recomposed: it had literally been disintegrated.

Vittorio Federici, the chief restorer, then remembered that a plaster cast of the work was kept in the Vatican Museums, made by the trainer Francesco Mercatali in 1933. From that copy the matrices to make the missing pieces could have been drawn.

Now silicone is used to make the molds but at the time it was unthinkable. However, it was possible to make the rubber cast on the original work of the parts to be reconstructed with prostheses, especially the nose and the eyelid of the left eye.

After throwing the plaster on the mold to draw the missing piece in negative, he compared what he had obtained with the cast of the Pietà to make it coincide perfectly with the portion to be reconstructed.

The missing pieces were thus made by injecting into the molds a mixture composed of 100 grams of polyester resin and 130 g of statuary Carrara marble powder. After curing, the pieces were carefully returned to their place.

The restorers feared that with the natural aging of the marble, the prostheses would not age in the same way, taking on contrasting colors with the original. After more than 40 years, the added pieces continue to give the work a homogeneous appearance, although at close range a slight yellowing can be perceived compared to the statuary marble of the work.

It was not even easy to put back the left arm broken at the elbow and then broken on the wrist. To avoid piercing the shoulder, with a complex system he injected himself into the hole made to pass the angled pin of the glue before replacing the parts that had fallen to the ground in their place.

The fluorescence photo was commissioned by the biochemist Gabrielli in 2015, 40 years after that complicated restoration. The areas that have been restored and which today contribute to a uniform reading of the work can be seen very well.

If today we can still admire the Vatican Pietà in all its beauty, albeit indelibly marked by that attack, we owe it to the team that worked to restore its complete legibility.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by giving you an appointment at the next posts and on social networks.

Sostienici – Support Us

Se questo blog ti piace e ti appassiona, puoi aiutarci a farlo crescere sempre più sostenendoci in modo concreto condividendo i post, seguendo le pagine social e con un contributo che ci aiuta ad andare avanti con il nostro lavoro di divulgazione. . ENGLISH: If you like and are passionate about this blog, you can help us make it grow more and more by supporting us in a concrete way by sharing posts, following social pages and with a contribution that helps us to move forward with our dissemination work.

5,00 €

  • I nascondigli delle mie opere durante la Seconda Guerra Mondiale…e non solo

    I nascondigli delle mie opere durante la Seconda Guerra Mondiale…e non solo

    🇮🇹Sapete dove furono portate le mie opere durante la Seconda Guerra Mondiale per proteggerle dai bombardamenti ed eventuali trafugamenti? 🇬🇧Do you know where my works were taken during the Second World War to protect them from bombing and possible theft?

  • Antonio Natali racconta Rosso Fiorentino e il Pontormo: ecco il VIDEO

    Antonio Natali racconta Rosso Fiorentino e il Pontormo: ecco il VIDEO

    Se anche da voi è caldo e non avete il coraggio di mettere il naso fuori di casa prima che le temperature comincino a scendere sul far della sera, vi propongo un’interessante conferenza di Antonio Natali…

  • I singolari studi per un cavallo

    I singolari studi per un cavallo

    🇮🇹Non era mio interesse disegnare, dipingere né tantomeno scolpire animali. Certo ci sono delle eccezioni nella mia produzioni artistica come questi studi di cavalli… 🇬🇧It was not my interest to draw, paint or sculpt animals. Of course there are exceptions in my artistic productions such as these horse studies…

Annunci

1 commento »

Leave a Reply

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: