Il Giorno se ne sta sopra il sarcofago del Duca di Nemours da secoli, mostrando tutta la sua potenza. Sul volto ancora si leggono i solchi lasciati dalla mia subbia e dalle gradine. E’ un’opera non finita ma più avanti vi racconterò il perché non la portai a termine.
Cominciai a metter mano a questa scultura nel 1526 ma poi le cose a Firenze cambiarono e non poco. Nel 1530 la situazione divenne insostenibile e dovetti nascondermi. Le truppe inviate dal Papa padroneggiavano e ne combinavano di tutti i colori pur di abbattere la repubblica e riconsegnare la città dritta dritta nelle mani della ricca e potente famiglia Medici. I parteggianti per i Medici volevano uccidermi perché oramai era chiaro a tutti da che parte stessi: non ne facevo certo mistero.
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Quando le acque tornarono a quietarsi ripresi a lavorare sia al Giorno che alle altre opere che avrebbero decorato la Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo. Papa Clemente VII de’ Medici si rese conto di avere ancora bisogno della mia arte. Così riporta il Vasari quell’episodio nelle sue Vite: “Papa Clemente fe’ fare diligenza di trovarlo, con ordine che non se li dicesse niente, anzi, che se gli tornassi le solite provisioni, purchè egli attendessi all’opera di San Lorenzo”.
Passò poco tempo prima di essere chiamato a Roma: partii nel 1534 lasciando sul pavimento le opere, alcune delle quali non terminate. Da allora non feci più ritorno a Firenze o meglio, tornai, ma solo solo dopo la mia morte.
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Fateci caso: il Giorno è l’unica scultura che volge le spalle a chi vi si trova dinnanzi per ammirarlo. Pensai per lui una posa opposta a quella che ha la Notte che si appoggia sullo stesso sarcofago, quasi a voler mettere in luce il contrasto netto che esiste proprio fra i due diversi momenti della giornata.
Mentre la Notte dorme il Dì veglia semisdraiato guardando dritto negli occhi chi passa davanti a lui. Il busto si appoggia sul gomito sinistro mentre il braccio destro è piegato sul ventre.
Nel corso dei secoli gli esperti si sono sbizzarriti sull’interpretazione di questa figura: c’è chi ha saputo leggerci la personificazione del dolore, chi dell’ira e chi addirittura il simbolo della luce cristiana.
Il retro del Giorno fotografato prima del rimontaggio delle sculture sopra le tombe dei duchi, dopo il termine della Seconda Guerra Mondiale
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Chi non conosce Michelangelo Buonarroti? Scultore, pittore, architetto e raffinato poeta, è uno dei più grandi protagonisti della storia dell’arte. Ma chi è il suo alter ego che gli dà voce sul blog Michelangelo Buonarroti è tornato e sui social connessi?
È Antonietta Bandelloni, art blogger e scrittrice toscana, appassionata d’arte e studiosa della vita e delle opere del grande maestro. Da oltre dieci anni racconta Michelangelo da vicino, approfondendone i capolavori, le vicende biografiche, il carattere irrequieto e gli episodi meno conosciuti della sua straordinaria esistenza.
Attraverso articoli, curiosità e racconti, dà vita a un dialogo tra passato e presente, con l’obiettivo di avvicinare sempre più persone alla bellezza e alle storie che si nascondono dietro le opere d’arte.
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