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Quella chiesa di Lucca, quale sarà?

Scartabellando fra le lettere che ricevetti secoli or sono, ho trovato questa che ritengo sia particolarmente interessante. Me la scrisse un tal Martino Bernardini da Luccanei primi anni del Cinquecento.

Chi era costui? Nacque a Lucca il 2 febbraio del 1487. Ereditò una fortuna quando morì la su mamma che s’era accasata in seconde nozze con Giovanni Michele Guinigi. Divenne con il passare degli anni il capo di una grande compagnia mercantile e rimpinguò i suoi averi con la compravendita dei grani siciliani.

La storia personale del Bernardini si intreccia con quella politica della città. E’ noto che fosse un assiduo frequentatore della Chiesa di San Romano ma veniamo a noi. In questa lettera scrive di una chiesa a Lucca che avrebbe avuto bisogno di importanti lavori di restauro. Si erano create due fazioni: una era per recuperare il recuperabile e l’altra per raderla al suolo e farla da capo.

Nel carteggio si fa menzione del fatto che mi erano stati presentati due modelli per farmi dire quale avessi preferito ma alla fine concordarono per buttar giù tutto e costruire da capo.

Lucca, Piazza Anfiteatro

Ora mi domando io, ma quale chiesa sarà? Lucca pare la città delle chiese: son da tutte le parti. Potrebbe essere forse proprio quella di San Romano, frequentata dal Bernardini? Se così fosse però i lavori di ammodernamento sarebbero stati effettuati più di cento anni dopo… chissà.

Chi ha notizie in merito batta un colpo. Intanto vi propongo la lettera integrale del Bernardini: eccola qua.

Addì XX di maggio 1519.

Honorando Michelangelo, non v’ò schripto dipoi vi partiste di qui, non siandomi schaduto. La causa de questa hè per dirvi che, come sapete, qua ànno a disfar una chiesa et rifarla, e non si sono resoluti in nessuno delli dui modelli che vedeste, ma ànno conchluso che faccino uno disegno per c[i]aschuno et salvino li fondamenti e pilastri della chiesa che v’è al presente; e così, in su quella, ànno facto uno disegno per c[i]aschuno, o per meglio dire Bac[i]o in canbio di uno n’à facto 2, et Donato uno.

Debeno mandarli a vederli ad voi, e in su quello che voi gli direte, faranno. So che, siando Donato cosa vostra non mancho che mia, in quello sarà iusto con honor vostro mi persuado non gli mancherete; così vi prego, non obstante che Bac[i]o abi qua detto che v’à dato aiuto assai in la facc[i]a di San Lorenso, e molto più in dentro, m’è stato referto; che, sino ch’io non gli parlo io di bocha, me par inpertinente a schriverlo. Sarà per il cavallaro in ugni modo.Né altro me ochorre per adesso, salvo richordarvi, quando passate de qua non ve sia moleste venir alla domesticha in casa vostra.

Et a voi me rachomando. Che Iddio ve ghuardi. Vostro Martino Bernardini in Lucha. Excellentissimo schultor Michelamgelo i[n] Firenze.

Luca, Torre Guinigi
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