San Lorenzo nella storia dell’arte

Buongiorno a tutti e buon San Lorenzo. Se vi trovate oggi a Firenze non perdetevi la tradizionale cocomerata in Piazza San Lorenzo: un’occasione per condividere tutti assieme un pezzetto di storia cittadina fra turisti e residenti.

Chi era San Lorenzo? Fu uno dei sette diaconi di Roma e venne martirizzato il 10 agosto del 258 mentre imperversavano le persecuzioni dell’imperatore romano Valeriano nel 257.

Parlando di sculture e di San Lorenzo è doveroso citare la nota opera del Bernini, scolpita nel 1617 e conservata presso la Galleria degli Uffizi, nella collezione Contini Bonacossi. Il Santo è semi sdraiato sulla graticola e, mentre raccomanda la città di Roma a Dio, il suo corpo lentamente viene arso dalle fiamme.

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Particolare è Il Martirio di San Lorenzo del Bronzino, al secolo Agnolo di Cosimo, commissionato da Cosimo I de’ Medici. Il pittore lo realizzò nel 1569 e, come vedete, durante il suo viaggio a Roma risalente a qualche anno prima, ebbe modo di vedere i lavori miei nella Cappella Sistina. Il suo fu un azzardo che gli costò caro: oramai i tempi stavano cambiando e il corpo nudo non veniva quasi più considerato lo specchio dell’immagine di Dio, la perfezione, ma bensì qualcosa da celare perché impuro e peccaminoso. Il Bronzino dopo quel lavoro non ebbe vita facile.

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Fra i dipinti più suggestivi che raffigurano il martirio del Santo c’è sicuramente quello di Tiziano che oggi è ubicato sul primo altare a sinistra della Chiesa dei Gesuati a Venezia. E’ un dipinto a olio eseguito su tavola ma in un secondo momento, 1873, venne trasferito su tela, realizzato fra il 1548 e il 1559. Fu commissionato da Lorenzo Massolo che lo avrebbe richiesto per decorare la sua futura sepoltura.

-tiziano-il-martirio-di-san-lorenzo Il martirio di San Lorenzo, cm. 280, Chiesa dei Gesuati, Venezia

A seguire invece vi faccio fare un salto indietro nel tempo con il Martirio di San Lorenzo che affrescò il Beato Angelico nella Cappella Niccolina, in Vaticano. Realizzò questo lavoro fra il 1447 e il 1448 supportato da alcuni aiuti fra i quali vale sicuramente la pena menzionare Benozzo Gozzoli (si, per intenderci quello della Cappella dei Magi a Firenze). Come vedete purtroppo l’affresco non è arrivato fino ai giorni vostri in un buon stato di conservazione rispetto agli altri della stessa serie.

 

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L’ultimo San Lorenzo che vi propongo non può che essere il mio, quello che affrescai nel Giudizio Universale. Lo rappresentai con la graticola e con il capo tonsurato ai piedi del Cristo Giudice. Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta e già s’avvicina a Piazza San Lorenzo: non vorrei non mi toccasse la mia porzione di cocomero. Buon San Lorenzo a tutti.

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I tecchiaioli: ragni bianchi sospesi sul nulla

Come vi ho raccontato in altre occasioni, il lavoro di cava era e continua a essere duro. Certo, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, hanno iniziato ad arrivare le prime tecnologie moderne e il mestiere un po’ s’è alleggerito, pesa meno sulle spalle degli uomini ma il rischio rimane alto.

Sapete qual’è la specializzazione che meno è cambiata nel corso dei secoli? Il tecchiaiolo. Una figura fondamentale per la sicurezza di tutti coloro che in cava lavorano o transitano. Appesi come dei ragni sulle pareti di marmo, si occupano di rimuovere i sassi smossi e tutte quelle porzioni di parete a rischio che potrebbero cadere da un momento all’altro sulla testa di chi sta sotto.

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Il tecchiaiolo non può avere paura del vuoto e nemmeno di lavorare sospeso, trattenuto da corda e imbracatura. Adesso si adoperano le stesse attrezzature usate dagli alpinisti mentre fino a una manciata di decenni fa ci si legava una corda di canapa in vita e via: qualche giro al piro a monte e un collega fidato a dar corda per scendere lungo la tecchia da pulire. Cos’è la tecchia? Una parte a strapiombo.

D’inverno gelano le mani, la testa poi le braccia e tutto il resto del corpo mentre d’estate, col marmo bianco che riflette il sole, in mezza giornata si diventa neri come tizzoni e dal caldo che c’è brucia pure il cervello.

Mani ferme, gesti precisi e ben calibrati. Il rischio è alto e ogni tanto qualche batticuore ad annebbiare i pensieri. Perdere la lucidità potrebbe essere fatale e anche durante gli imprevisti, avere un pensiero veloce, può fare la differenza fra la salvezza o quello che purtroppo sembra inevitabile.

Guardate questo bel video a seguire girato da Luca Galassi per capire meglio il lavoro del tecchiaiolo. Chi da anni svolge la sua professione con orgoglio, passione e con il rispetto dovuto dettato dal timore di poter sbagliare qualcosa che potrebbe risultare ahimè fatale vi racconterà cose che forse non conoscete o che mai avete sentito narrare.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Lo studio per un braccio al British

Il disegno che vedete a seguire è uno studio per la posizione di un braccio destro eseguito a carboncino. La mano è aperta e con il palmo rivolto verso l’alto e si nota un ripensamento nella posizione dell’avambraccio: prima lo pensai un po’ più piegato verso l’interno e alla fine optai per una maggiore apertura.

In questo disegno mi concentrai in maniera particolare sulle articolazioni e sul posizionamento naturale dei muscoli in quello specifico movimento dell’arto. Il fatto che abbia usato un modello maschile per studiare dal vero il braccio non significa che poi fosse davvero destinato a raffigurare un uomo. Ho sempre adoperato modelli maschili e poi apportavo le modifiche necessarie per renderli più femminili. Certo che avevo una visione tutta mia dell’universo femminile e ve ne ho lasciato esempi assai variegati.

Il disegno in questione, per altro ritagliato da un foglio molto più grande forse da me o da altri, è stato datato in un primo momento fra l 1534 e il 1541 e collegato direttamente al Giudizio Universale. Il Wilde però notò che non solo questo disegno non è stato tradotto in affresco nel Giudizio, ma che ricorda molto più da vicino gli ultimi miei studi ed è stato ridatato attorno al 1560.

Questo disegno appartiene alle collezioni del British Museum. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti e i suoi disegni.

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Studio per la Sibilla Eritrea

Il disegno che vedete a seguire è uno studio eseguito per il panneggio che copre le gambe della Sibilla Eritrea che è stato datato fra il 1508 e il 1512. La Eritrea manterrà poi negli affreschi della sistina quello stesso manto giallo ripiegato sulla gonna della veste verde.

Perché decisi di affrescare delle veggenti pagane in un luogo così sacro per la Chiesa? Tutte le sibille avevano profetizzato eventi strettamente collegati alla dottrina cattolica: c’era quella che aveva predetto la fine dei tempi alla stregua di Giovanni nell’Apocalisse, chi la nascita di Nostro Signore e chi, come l’Eritrea, profetizzò la Redenzione.

Non fui l’unico che inserì proprio questa sibilla fra i suoi lavori destinati a decorare gli ambienti ecclesiastici. Lo stesso personaggio venne riprodotto anche nel pavimento a intarsi di marmo nel duomo di Siena dedicata a Santa Maria Assunta e nei dipinti medioevali presenti nella superba cattedrale di Salisbury.

Il disegno che vi ho proposto oggi è uno dei pochi che realizzai e non bruciai, conservato preso il British Museum.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi disegni e i suoi discorsi

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C’è marmo e marmo

Oggi vi voglio parlare di marmi tanto per passar cinque minuti assieme a voi. Oh, una sorta di mini guida ma proprio mini, tanto per avere un’idea di quello che c’è in giro e per capire con che pietra vengano fatte di solito le sculture.

Il migliore marmo in assoluto per realizzare sculture è il bianco Statuario. Viene estratto sia nel bacino marmifero di Carrara che nelle cave presenti sul Monte Altissimo. Questa pietra così particolare e bella una colorazione bianca tendente all’avorio, non presenta venature e, se viene lavorato con spessori sottili, diviene traslucido. Ha una grana molto compatta che lo rende perfetto per la lavorazione con lo scalpello. Insomma, il materiale che più di altri ingolosisce gli scultori e che può essere modellato a proprio piacimento.

Non è semplice trovare filoni di bianco Statuario che spesso si nascondono fra i marmi venati. Lo Statuario più pregiato viene estratto nelle cave delle Cervaiole presenti sul monte Altissimo ma la quantità immessa sul mercato annualmente è irrisoria rispetto a quella estratta dai bacini marmiferi carrarini, molto più grandi.

Non sono tantissime le sculture realizzate in bianco Statuario proprio per la sua difficile reperibilità mentre sono molte di più quelle venute alla luce con lo Statuario venato. E’ sempre un marmo bianco di qualità eccellente che presenta delle sottili venature grigiastre. Per avere un’idea della quantità di bianco Statuario e di Statuario venato che viene estratto, vi posso dire che è solo il 5% di quanto viene estratto.

Se invece il fondo del marmo si avvicina molto all’avorio e le venature hanno una colorazione che varia dal giallo al grigio con striature talvolta moto evidente, si parla di marmo Calacatta. Se e venature sono disposte in reticolati o hanno forme assai particolari, siamo nella fascia degli Arabescati. Se invece il fondo è grigio scuro tendente al blu in alcuni casi, è Bardiglio. Il Calacatta, gli Arabescati e il Bardiglio sono marmi che non si adoperano mai per le sculture, salvo dovute eccezioni.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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L’anonimo magliabechiano

L’anonimo Magliabechiano, chiamato anche Gaddiano, è un importante manoscritto appartenente alla Biblioteca Centrale Nazionale di Firenze. Deve il suo nome ai suoi due proprietari: in principio apparteneva infatti alla famiglia Gaddi e, successivamente, entrò a far parte delle collezioni di Antonio Magliabechi che divennero il nucleo centrale della biblioteca in questione.

L’autore del libro rimane tutt’oggi sconosciuto: si sa solamente che lavorò alla sua opera fra il 1537 e il 1542. Ai miei tempi era molto noto e pare che, per raccontare le vicende degli artisti passati e suoi contemporanei, usasse le medesime fonti alle quali attinse il Vasari.

Non mancano le considerazioni personali dell’anonimo e note marginali fatte su artisti come per esempio quelle scritte su Buffalmacco, attivo nella metà del Trecento. Se nella prima parte del libro vengono narrate le vite e le opere di artisti della Grecia antica, la seconda parte è tutta incentrata su gli artisti fiorentini del Trecento e della prima metà del Quattrocento.

Ci sono anch’io nell’Anonimo Magliabechiano: in una parte successiva assai lacunosa, scrive della mia vita e anche di altri artisti a lui contemporanei come Leonardo da’ Vinci e Andrea del Sarto. I testi messi nero su bianco questo anonimo autore non è la Bibbia nel senso che ci sono diverse vicende narrate in modo un po’ arbitrario, con tanti errori anche storici. Fatto sta però che l’Anonimo Magliabechiano ha contribuito a dare anche informazioni molto preziose che altrimenti sarebbero andate perdute nel corso dei secoli.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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L’alma ha lunga vita

Se l’immortal desio, c’alza e corregge
gli altrui pensier, traessi e’ mie di fore,
forse c’ancor nella casa d’Amore
farie pietoso chi spietato regge.
    Ma perché l’alma per divina legge
ha lunga vita, e ‘l corpo in breve muore,
non può ‘l senso suo lode o suo valore
appien descriver quel c’appien non legge.
    Dunche, oilmè! come sarà udita
la casta voglia che ‘l cor dentro incende
da chi sempre se stesso in altrui vede?
    La mie cara giornata m’è impedita
col mie signor c’alle menzogne attende,
c’a dire il ver, bugiardo è chi nol crede.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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If longings for the immortal, which exalt

and chasten the thoughts of others, could disclose

my own, then it could be, in the house Love knows,

they’d arouse a pity in the pitiless king.

But since the soul, by heaven’s provisioning, 

has long to live, while the brief body dies,

sense coannot fully praise, can’t fitly prize, can’t fitly prize

soul seen as a blue at best – our eye at fault.

The worse for me and for innocent desire

aflame in my heart! For now how make it celar

to those who project themselves in others? My grief

is for precious hour spent queasily with my sire,

too attentive, he, to the false tongues at his ear.

Not a lie of shorts, to reject a sound belief ?

Yours Michelangelo Buonarroti

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Guida completa sulle mie opere fiorentine e un regalo per voi

Sono al giro di boa e manca poco alla prossima uscita editoriale. Pazientate ancora un po’: dopo una serie di notti insonni e sveglie prima del gallo, è quasi pronta la mia personalissima guida alle opere fiorentine che realizzai quando ancora ero un mortale.

Dal David al Tondo Doni, dal Genio della Vittoria di Palazzo Vecchio al San Matteo…dai Prigioni alle finestre inginocchiate di Palazzo Medici Riccardi e molto altro ancora. Insomma, se avete intenzione di conoscere meglio questi capolavori o semplicemente volete venire ad ammirare con i vostri occhi, leggendo questa guida vi sembrerà che ci sia io lì con voi a spiegarveli nel dettaglio.

Per l’occasione voglio farvi pure un regalo. Condividete questo post sul vostro profilo Facebook, mettete un “mi piace” sulla mia pagina Facebook se ancora non lo avete fatto poi e lasciate un commento su questa pagina a seguire.

Dopo l’uscita del libro estrarrò a sorte uno di voi che riceverà in regalo direttamente a casa una copia autografata, sia che abiti in Italia che in qualsiasi altro posto del mondo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti…alla faccia di chi ha sempre scritto che fui smisuratamente tirchio.

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15 agosto: l’Assunta nell’arte

Oggi si celebra l’Assunzione di Maria in cielo. Il 15 d’agosto, anche se a guardarsi in giro non sembrerebbe, non è solo la giornata dedicata al cocomero, alle secchiate d’acqua e ai pranzi luculliani ma anche alla Madonna che alla fine della sua vita ascese al cielo senza lasciare le sue spoglie mortali sulla terra. Una sorta di anticipazione di quello che accadrà alla fine dei tempi per tutti.

Nel corso dei secoli sono tanti gli artisti che si sono cimentati nel rappresentare questo evento in modi abbastanza simili fra di loro. Ad uscire un po’ dagli schemi ci pensò il Mantegna prima e il Caravaggio dopo dipingendo la Madonna sul letto di morte circondate da figure assai disperate per il suo passaggio  dalla vita mortale a quella eterna.

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La morte della Vergine di Caravaggio

Caravaggio essendo un geniale fuoriclasse, non veniva compreso dai contemporanei. L’opera gli venne rifiutata dall’ordine religiosi dei Carmelitani Scalzi che l’avevano commissionata: la Madonna a loro detta non rispettava affatto l’iconografia classica, i suoi piedi nudi e le caviglie scoperte, nessun riferimento alla sua misticità….non la vollero e la comprò successivamente il Duca di Mantova su suggerimento di Rubens.

Parlando però delle vere e proprie Assunzioni in cielo della Vergine non si può non menzionare il rilievo di Donatello che scolpì fra il 1456 e il 1428. Si trova all’interno della chiesa napoletana di Sant’Angelo a Nilo e fa parte della tomba Brancaccio. Questa tomba fu realizzata da Michelozzo affiancato da Donatello. Il rilievo dell’Assunzione è certamente di mano del grande scultore fiorentino quattrocentesco.

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L’Assunzione della vergine Maria di Donatello

Personalmente non mi sono mai confrontato con questo tema ma ci sono artisti che lo hanno fatto in maniera magistrale sia prima che dopo di me. Fra le più note e suggestive c’è sicuramente quella di Tiziano.  Si tratta di un dipinto a olio realizzato attorno al 1518 e si trova a Venezia, sull’altare della Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Fu un’opera che già a suo temo fece scalpore per la sua indiscutibile bellezza. La tela venne commissionata dai francescani che risedevano all’interno del convento dei Frari e ancora oggi si trova nell’originale collocazione.

Tiziani,_assunta_01L’Assunta di Tiziano

Qualche anno dopo Tiziano volle cimentarsi con la realizzazione di un altro dipinto a olio su tela con il medesimo soggetto. Quest’altra opera dell’Assunta in cielo si trova nel duomo di Verona e decora una delle cappelle laterali.

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L’Assunzione della Vergine – Duomo di Verona, Tiziano 

Prima di lasciarvi ai festeggiamenti di questa giornata vi propongo anche l’Assunzione della Vergine di Annibale Caracci. Si trova nella Cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo a Roma, la stessa Cappella che accoglie la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo di Caravaggio. Fu una delle commissioni più importanti che ricevette il Caracci oltre a quelle della famiglia Farnese.

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L’Assunzione della Vergine – Annibale Caracci

Per il momento vi saluto lasciandovi ai vostri impegni. Il vostro Michelangelo Buonarroti

Il Cristo Risorto

Eccolo qua i Cristo Risorto. Esce dal sepolcro quasi di scatto e viene letteralmente risucchiato verso l’alto. Questo disegno attualmente si trova presso i castello di Windsor e lo realizzai con lapis nero a tratti sfumato. L’arco descritto dal sudario accentua il movimento del corpo che pare lievitare verso il Cielo che lo ha chiamato.

Secondo alcuni studiosi questo non sarebbe una figura a sé stante bensì una disegno preparatorio per il cartone della Resurrezione di Cristo.

Era infatti questo il soggetto pensato in un primo momento per dipingere sulla parete d’altare della Cappella Sistina. Il progetto era assai modesto se paragonato al Giudizio Universale che realizzai successivamente. Come sapete le cose complicate mi hanno sempre affascinato e alla fine optai per affrescare un soggetto assai più intricato e laborioso.

Su questo disegno ci son parecchi pentimenti. Ho cambiato diverse volte la posizione del braccio levato al cielo così come quella della mano destra. Guardate il volto di Cristo: non vi ricorda forse quello di Giona nella Volta della Sistina? In fondo Giona è proprio i precursore di Cristo con i suoi tre giorni di buio dentro la pancia della balena prima di rivedere la luce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che volentieri si perde fra i suoi disegni che non bruciò.

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