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La bottega fallita

Il mi babbo e i i miei fratelli volevano aprire  una bottega e indovinate un po’ a chi chiesero le palanche? A me, ovvio. Loro però mica avevano naso per concludere buoni affari. L’impresa partì zoppa fin da subito e ci fu chi, firmandosi come amico ma rimanendo di fatto nell’anomimato, volle informarmi sulla situazione non facendo che confermare le convinzioni che avevo già.

Vi riporto la lettera integrale che questo tal dei tali mi scrisse il 10 novembre del 1513 da Firenze, menrte mi trovavo a Roma.

Michelangl[i]olo carissimo, mosso dall’amore che senpre t’ò chome a figl[i]uolo portato, mi sono messo a schriverti questi versi e apres[s]o el tinore d’essi intenderai.

A’ giorni passati più volte mi sono trovato a ragionare chon Bonaroto e qualchuno delli altri toi fratelli; e ò ritratto da lloro chome chon certi toi danari trattavi d’aprire loro una bottega, che tti chomendano; ma dipoi per via straordinaria ò inteso l’animo e volontà di qualchuno de’ toi fratelli, e’ quali disengnano che, se apri loro detta bottegha, che mai non rivega né guadangno né chapitale; e di certo chredo riuscirà loro, perché non mancha modi a chi vole fare male.

E se partichularmente ti volessi d’ongni chosa avisare, so che tti farei tochare chon mano nonn essere altro che quello ti dicho; ma ò rispetto non ponno pensare che io tal chosa t’avessi ischritto. Ma sono certo che se’ prudente e che ‘ntenderai per dischrezione. Né per questo ti dicho che ttu non facc[i]a bene a’ toi fratelli e tuo padre, che so che insino a questo dì n’ài fatto loro assai; ma, chome savio, ài fatto che si possono aiutare e ghodere l’entrate ma non diminuire el chapitale e chosì ora puoi fare, perché nelle chase, possissione o Monte non si può mettere le mane. E per tanto ò voluto pagare l’obrigo mio in farti intendere quanto di sopra è detto. E bene ti prego che questa mia lettera non sia mostra a persona, perché dell’altre chose ti potrò avisare.

E nota che non fo per chomettere male tra ‘ toi fratelli e tte, ma mi sarebe saputo assai male che ti trovassi gabato da’ toi fratelli di [che] sarebe seguito a tte prima el danno e dipoi la nimicizia senpiterna chon loro. Ma, chome di sopra t’ò detto, puoi fare chonperare a tuo padre possessione o altro, e arai la schusa chon tuoi fratelli, che non si porranno dolere di te che non apri loro la botega, e tu sarai sichuro che lla roba tua, che chon fatica so che guadangni, non ti sarà chonsumata. Altro per questa non ti dirò. [Christo] di male ti guardi.Tuo amicho charo in Firenze.

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