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Tutti a venerare il Mosè

Il mio Mosè ha un po’ a che fare col San Giovanni di Donatello. Ha un’espressione vagamente somigliante anche se il mio è meno statico.

Decisi di scolpire Mosè nel momento in cui scese dal monte Sinai, dopo aver ricevuto i dieci comandamenti da Dio. Trovò il suo popolo intento a venerare un nuovo idolo pagano: ecco il perché dello sguardo così torvo.

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“Dove ha tanta difficultà la scultura, son condotti sottilissimamente piumosi, morbidi, et sfilati d’una maniera, che pare impossibile che il ferro sia diventato pennello”; così scrisse il Vasari parlando del mio Mosè.

Nelle Vite racconta anche che gli ebrei romani avevano l’abitudine di andare ad adorare l’opera mia ogni sabato, nonostante si trovasse all’interno di una chiesa cattolica.

Il sempre vostro Michelangelo e i sui racconti

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