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E l’Urbino a macinarmi i colori

Poco dopo aver terminato di affrescare il Giudizio Universale, papa Paolo III Farnese volle farmi affrescare la Cappella Paolina, la cappella privata pontificia. Venne edificata qualche anno prima d aAntonio da Sangallo il Giovane, sempre per volere di papa Paolo III. La Cappella Paolina ancora oggi è inaccessibile al grande pubblico e si trova al fianco della più celebre Sistina: a separare i due ambienti c’è solo l’Aula Regia.

Iniziai a lavorar lì dentro alla fine del 1542, riprendendo i pennelli in mano per affrescare la Conversione di Saulo. Non stavo tanto bene, spesso dovevo fermarmi per importanti problemi di salute e l’età avanzata non aiutava di certo. Avevo 66 anni ma 66 anni a metà Cinquecento non erano gli stessi di oggi: vite più tribolate e ossa più consumate da fatiche e tribolazioni.

Al mio fianco c’era il fedele Urbino che si occupava soprattutto di macinarmi i colori. “16 novembre 1542. D. Otto pagati ad Urbino servitore di messer Michelangelo pittore, per la sua solita provisione di macinarli li colori per depingere la cappella nova di San Paulo”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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