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Il cuore è la casa dell’anima

A rilegger certe lettere oggi ancora mi vengono i brividi per le pene che patii, per quello che provai e per quello che ancora sento. A cosa o a chi mi riferisco? E a chi se non a Tommaso de’ Cavalieri?

Spulciando qualche carta mia ho trovato stamane una lettera che scrissi nel caldo luglio del 1533 a Bartolommeo Angelini. E’ la risposta a una sua che mi inviò qualche giorno prima raccontandomi come stavano andando le cose a Roma durante la mia assenza.

Della mia casa Romana m’importava sì ma fino a un certo punto… avevo degli affari in corso, amici, gatti e galline ma soprattutto in terra romana avevo lasciato il mio Tommaso. Vogliatemi scusare se la prima parte della lettera è poco chiara ma ci son diverse lacune che il tempo ha creato sulla carta, quasi volesse celare almeno in parte in contenuto di questo prezioso cartiglio. Abbiate la pazienza di seguire oltre e leggere fino in fondo…

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(…) la gacta e i g(…) pace o triegua (…) che le bestie mia a(…) da maravigliarrssi di m(…)glierei, quand’io potessi fare(…), ma di vivere solamente e (…) l’anima mia a messer Tomao com(…) pensare come senza essa io possa stare, (…)arei prima dato il core. Potete ancora considerare (…) a mme resta e com’io viva, sendo sì lontano dall’uno (…).

Però, se io desidero come senza alcuna intermessione, giorno e nocte, di essere costà, non è per l’altro che per tornare in vita, la qual cosa non può esser senza l’anima; e perchè il core è veramente la casa dell’anima, e essendo prima il mio nelle mie mani di colui a chi voi l’anima mia avete dacta, natural forza era di ritornalla al luogo suo. Così avessi poi potuto fare del corpo, che volentieri sarebbe ito nel medesimo lococpn l’anima sua, e non sarei qua in tanti affanni. Ma se non è stato, possa essere quante più presto meglio, nè possa in eterno vivere altrove. 

Bartolommeo mio caro, benché e’ paia che io mocteggi con esso voi, sappiate che io dico pur da buon semmo, che son venti anni e venti libbre invecchiato e diminuito poi che sono qua, e non so, se ‘l Papa si parte di costà, quello che sìabbi a far di me, nè dove si vorrà ch’i’ stia. 

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi discorsi, i suoi pensieri e le sue lettere

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