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Terreni a mezzadro e case da affittare

Come in passato vi ho raccontato a più riprese, mio padre e i miei fratelli erano sempre pronti a chiedermi palanche. Ogni scusa era buona per scrivermi una lettera che sottintendeva, nemmeno troppo velatamente, un cospicuo contributo economico da parte mia. Non erano capaci però di gestire il denaro ma pareva avessero un fiuto eccezionale per avviare imprese già fallimentari prima ancora di iniziarle.

Nonostante queste sanguisughe ero molto ricco. Si narra fossi tirchio ma credete a me, son leggende scritte da invidiosi. Il fatto è che volevo essere pagato quanto mi meritavo e sapevo di valer parecchio: non accettavo sconti o robe simili.

Il denaro che accumulavo non lo spendevo per scegliere cose migliori da mangiare sul mercato, per abbigliarmi come un principe turco o in altre vanità simili. Piuttosto acquistavo terreni da poter far coltivare ai mezzadri e case da affittare.

Di terreni ne avevo tanti e ogni anno mi fruttavano un patrimonio di olio, vino, frutta e verdure. Vi propongo questo estratto nel quale annotavo quanto mi rendeva un certo podere ubicato in quel di Settignano: “El podere che tiene Lapo, cioé quello solo che io chomperai da Giudo di Porcello, à facto da du’ anni adrieto per insino in octo anni, à facto in tucto a rragione di trenta barili di vino l’anno, e di grano a rragione di quaranta staia l’anno, e d’olio à facto l’uno anno per l’altro venti barili insino a du’ anni fa: à secho l’anno un sacho di fichi e mandorle due staia.” Considerate che questo era solo uno dei tanti terreni che possedevo nei dintorni di Toscana.

Sono moltissimi gli scritti nei quali sono presenti descritti minuziosamente tutto ciò che i terreni mi rendevano: dal grano al pollame, dai formaggi alla legna da ardere, dalle mele ai piselli. Altrettanto numerosi sono i fogli autografi nei quali riportai minuziosamente le pigioni che mi venivano corrisposte per la casa di Via Ghibellina a Firenze che affittavo puntualmente: “Io Michelagniolo di Lodovicho Simoni ò ricevuti oggi, questo di ultimo di luglio 1525, da Marcho di Guadagnio lire dieci, le quali sono per chonto di lire quattordici che mi resta a dare  questo dì decto della pigione d’una chasa che tiene da mme in via Ghibellina, la quale paga duchati octo c’oro.”

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