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Scrivere per sfida

“Si che vostr’arte a Dio quasi è nepote” scrisse Dante nell’undicesimo canto dell’Inferno. Mi piace immaginare che queste parole le abbia pensate per me, quasi due secoli prima che venissi al mondo.

Gli scritti di Dante non solo mi piacevano molto ma furono per me una profonda fonte di ispirazione. Dalla Pietà Vaticana al Giudizio Universale passando per la volta della Sistina: le varie vicende della Divina Commedia son sempre presenti; a volte solo accennate, altre raffigurate in maniera inequivocabile.

Il mi’ babbo m’aveva avviato da bambino allo studio della grammatica. Divenire un letterato era uno status symbol da signori ai miei tempi mentre fare il pittore, o ancora peggio lo scultore, era da disgraziati a meno che non si fosse tanto abili quanto i grandi maestri quattrocenteschi.

Verso la fine del Cinquecento, quando la mia fama d’artista si stava consolidando sempre di più, mi misi a studiare approfonditamente i classici in vernacolo e in maniera particolare Dante e Petrarca. Quegli studi mi furono poi utilissimi per la mia produzione artistica e letteraria. I miei versi hanno molto a che fare con questi giocolieri delle parole e dei sentimenti.

Scrivere per me è sempre stata una sfida, non un passatempo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che stamani s’è alzato dal letto prestino e che già sorseggia il terzo caffè della giornata… e ancora non sono le otto.

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Write for challenge

“Your art to God is almost a nephew,” Dante wrote in the eleventh song of Hell, “I like to imagine that these words were for me, almost two centuries before I came into the world.

Dante’s writings not only liked me very much but were a profound source of inspiration for me. From the Vatican Pietà to the Last Judgment passing through the Sistine vault: the various events of the Divine Comedy are always present; sometimes only hinted at, others depicted unequivocally.

My father had forced me to study grammar as a child. Becoming a man of letters was a status symbol of lords in my time while being a painter, or even worse a sculptor, was unfortunate unless you were as skilled as the great fifteenth-century masters.

Towards the end of the sixteenth century, when my reputation as an artist was consolidating more and more, I began to study in depth the classics in the vernacular and in particular Dante and Petrarch. Those studies were also very useful for my artistic and literary production. My verses have a lot to do with these jugglers of words and feelings.

Writing for me has always been a challenge, not a pastime.

Your Michelangelo Buonarroti who has risen from his bed this morning and who is already sipping the third coffee of the day … and still not eight o’clock.

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