Affreschi da bagno, o da bordello che dir si voglia

Sessantasei mesi di tribolazioni, freddo, caldo, umidità, disagi e critiche ma alla fine il Giudizio Universale vide la luce. Era la vigilia di Ognissanti del 1541 quando fu svelato al mondo. Chi ebbe la fortuna di vederlo con i propri occhi rimase affascinato e sconvolto da quel grandioso complesso. Anche le critiche dei bigotti non tardarono ad arrivare: tutte quelle nudità in un luogo sacro!

Sernini, in  una lettera al cardinale Gonzaga, scrisse “opera grande e difficile, essendovi più di cinquecento (sbagliando sul numero poiché le figure non arrivano a quattrocento) figure e di sorte che a ritrarne solamente una credo metta a pensiero agli dipintori. Ancor che l’opera sia di quella bellezza che po’ pensare V.Ill.S., non manca in ogni modo chi la danna, gli R.mi Chietini sono gli primi che dicono non star bene gli ignudi in simil luogo, che mostrano le cose loro..altri dicono che ha fatto Cristo senza barba e troppo giovane”

Anche Pietro Aretino ci mise del suo. Era furbo quello ma con me, se la passava male: che ci volete fare, a me i furbi non sono mai andati a genio. Risentito del fatto che mai gli avessi inviato nemmeno uno schizzo che mi aveva chiesto innumerevoli volte, non perse l’occasione di inviarmi una lettera pepata: “in un bagno delizioso, non in un coro supremo si conveniva il far vostro” scrisse. Il termine bagno ai miei tempi stava a indicare le case chiuse, i bordelli insomma.

L’Aretino, flagello dei principi come amava autodefinirsi, stravedeva per le mie opere ma, irato per avermi scritto un mare di lettere di richiesta che lasciai senza risposta, volle vendicarsi criticando il Giudizio. La solita storia della volpe e l’uva, sempre quella.

Addirittura anni prima s’era preso la briga di scrivermi consigliandomi l’intero impianto dell’affresco che ovviamente rifiutai in maniera garbata ma senza perdere la mia vena d’ironia.

Roma 20 novembre 1537

Magnifico messer Pietro Aretino mio signore e fratello,

io, nel ricevere de la vostra lettra, ho havuto allegrezza e dolore insieme. Sommi molto rallegrato per venire da voi, che sete unico di virtù al mondo, et anche mi sono assai doluto, però che, havendo compìto gran parte de l’historia, non posso mettere in opra la vostra imaginatione, la quale è sì fatta, che se il dì del giudicio fusse stato, et voi l’haveste veduto in presentia, le parole vostre non lo figurarebbono meglio.

Hor, per rispondere a lo scrivere di me, dicovi che non solo l’ho caro, ma vi supplico a farlo, da che i re e gli imperadori hanno per somma gratia che la vostra penna gli nomini. In questo mezzo, se io ho cosa alcuna che vi sia a grado, ve la offerisco con tutto il core. E per ultimo, il vostro non voler più capitare a Roma non rompa, per conto del vedere la pittura che io faccio, la sua deliberatione, perché sarebbe pur troppo. E mi vi raccomando. Di Roma, il XX di novembre MDXXXVII. Michelagnolo Buonarroti.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi ricordi

IMG_20160616_085003.jpg

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...