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Il Giudizio Universale e le colle animali

180,21 metri quadrati di superficie dipinta misura l’intero Giudizio Universale che affrescai nella Sistina. Prima del colossale restauro effettuato sotto l’attenta guida di Gianluigi Colalucci, lo stato conservativo dell’opera era assai disomogeneo. Nel corso dei secoli passati si erano susseguiti interventi di ripulitura assai discutibili che alla fine avevano contribuito a dare al Giudizio una discontinuità tonale assai evidente e brutta da vedere.

La parte più bassa con i dannati e i risorgenti era scura, annerita e resa quasi indecifrabile. Il netto contrasto con la fascia immediatamente sopra molto sbianchita creava un effetto strano che mai avrei osato figurarmi.

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L’intera superficie dipinta era annerita, macchiata e aveva un aspetto vetroso. Le colle animali addizionate talvolta a piccole percentuali di oli vegetali erano state spalmate sul colore per ravvivarne gli accenti. A lungo andare però queste sostanze hanno contribuito non poco a rendere assai più scuri i colori originali divenendo oltretutto terreno di coltura ideale per colonie di microrganismi.

In alcune zone era stato applicato solo olio per aumentare la vivacità dei colori. Dove la superficie si presentava più porosa riuscì a penetrare in profondità dando vita a macchie scure.

Nonostante questi ritocchi più dannosi che benefici il colore originario era rimasto quasi intatto a distanza di tanti secoli dalla sua applicazioni.

Oggi il Giudizio Universale è più bello che mai. Non perdete l’occasione di vederlo in prima persona con i vostri occhi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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