Il David: la piazza e l’esedra
Dinnanzi a Palazzo Vecchio il mi’ David ci stava proprio benino. Faceva sfigurare l’Ercole e Caco del Bandinelli talmente tanto che in pochi ancora oggi fanno fatica a ricordare cosa rappresenti quell’opera lì o addirittura chi la realizzò.
Va beh, scordarsi l’opere del Bandinelli è un peccato veniale. Non è un mistero che l’abbia avuto sempre a schifo per quella spocchia insopportabile e quella maniera tutta sua di rovinare il marmo. Invece di mettere muscoli e tendini dove avrebbe dovuto, li appiccicava sulle ossa un po’ a caso creando strani effetti. Gli sarebbe garbato avere le mie conoscenze anatomiche, ve lo garantisco.
Col senno di poi, vedendo certe robe fatte da alcuni vostri contemporanei, posso dire che anche lui era un grande scultore. Mi stava sull’anima ma insomma, son passati parecchi secoli e le cose terrene me le son lasciate alle spalle o quasi.
Comunque c’è poco da fare: gli sguardi erano solo per il mio gigante di marmo. Gli agenti atmosferici però non lasciano scampo nemmeno alle opere più belle e nel corso dei secoli iniziarono a erodere inesorabilmente le parti più esposte come i riccioli del capo, le spalle e le dita dei piedi.

L’architetto De Fabris realizzò all’interno della Galleria dell’Accademia uno spazio dedicato esclusivamente al ricovero del David. Dopo anni di lavoro la scultura venne sistemata al centro di un esedra voltata ad abside.
La cupola protetta da vetri lasciava e ancora lascia passare la luce naturale che arrivando diretta sul petto e sul volto del David, crea un’illuminazione naturale particolarmente suggestiva.
Provate ad andare nella Galleria dell’Accademia all’ora del tramonto e vedrete il David con una luce particolarmente suggestiva.

In questa nuova collocazione alcuni effetti prospettici che avevo ideato vennero annullati. In Piazza della Signoria era ubicato molto più in alto rispetto agli spettatori. Fatto sta che la Tribuna ideata per l’opera mia aiuta a proteggere il David in modo ottimale e a preservarlo per gli anni a venire.
Nel 1909, l’allora soprintendente Corrado Ricci effettuò un ulteriore intervento di mirabile ingegno. Nella navata da percorrere per arrivare al cospetto del David dispose i prigioni che in origine erano destinati alla tomba di Giulio II e il San Matteo. Ci piazzò pure la discussa Pietà Palestrina, oramai non più attribuibile a me in alcun modo. Ve ne ho parlato in modo approfondito QUA.
Gli avventori tutt’oggi si trovano a percorrere un corridoio ricco di corpi che sembrano divincolarsi dai blocchi di marmo grezzo per arrivare al perfetto corpo del David.

Però, dopo il trasloco dinnanzi a Palazzo Vecchio il David mancava. Quel vuoto in un primo momento si pensò di colmare con una copia in bronzo ma i fiorentini, peraltro a ragione, non ne volevano sapere di mettere in piazza un’opera così diversa per colore e per materiale adoperato. La fusione fu sistemata al centro del piazzale di Giuseppe Poggi, quello che oggi è da tutti conosciuto come Piazzale Michelangelo.
Nel 1910 Luigi Arrighetti scolpì una copia in marmo che ancora oggi si sta dirimpetto a quel coso che scolpì il Bandinelli.
Il vostro Michelangelo Buonarroti che come la Tosca visse d’arte, visse d’amore e non fece mai male ad anima viva.


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