Durante il corso della mia vita mi son speso in tutto e per tutto in nome dell’arte, sperando sempre di far cosa gradita a Dio.
Mi ricordo del tempo in cui lavoravo con estrema dedizione alle tombe dei Medici. Non dormivo quasi mai e quel che mangiavo non sarebbe bastato nemmeno a sfamare un pettirosso a primavera.
Il 29 settembre del 1531 ero così deperito che Giovan Battista Mini, uno dei miei più cari amici, quando mi rivide a distanza di tempo rimase impressionato del mio stato sia psicologico che fisico che ebbe per me parole di compassione. Scrisse una lettera a Baccio Valori nella quale dichiarava senza mezzi termini
“Michelagniolo lo viverà pocho, se non si rimedia; e questo che lavora asai, mangia pocho e chativo e dorme mancho, e da u’ mese in qua è forte inpedito di ciesa e di dolore di testa e chapogiri”.
Ero così messo male che il Papa intervenne chiedendomi di rallentare e di lavorar meno. Mi disse di far terminare la statua di Giuliano de’ Medici al Montorsoli prima che ci rimettessi le penne.
Furono tempi duri quelli ma alla fine qualcosa riuscii a mettere in piedi anche se non ultimai tutte le opere che avevo ideato di realizzare per il complesso monumentale della Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo.
La mia più grande soddisfazione? Osservare i volti delle persone che per la prima volta varcano le soglie della Cappella. Lo stupore che leggo nei loro occhi a distanza di oltre 450 anni dalla realizzazione di queste opere non ha prezzo e non lo cambierei con nessun altra cosa al mondo.
Parafrasando la Tosca di Puccini
Vissi d’arte, vissi d’amore,
non feci mai male ad anima viva!
Con man furtiva
quante miserie conobbi, aiutai.
Sempre con fe’ sincera,
la mia preghiera
ai santi tabernacoli salì.
Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta con un’intera orchestra che fa riecheggiare nella mia povera testa le note di una delle opere liriche più belle che mai sia stata scritta.

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Pubblicato da Michelangelo Buonarroti
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