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La Pietà Vaticana e i suoi retroscena

Se Ercole dovette superare le sue dodici fatiche, io le mie non le ho mai contate ma a occhio e croce furono molte di più.

Mi ricordo che nel 1497, a soli 22 anni già avevo scolpito il Bacco e mi stavo apprestando a realizzare un altro capolavoro: la Pietà Vaticana.

Sul mio conto corrente vennero accreditati 100 ducati camerali: un anticipo che mi sarebbe servito per acquistare i marmi dell’opera e affrontare il viaggio da Roma fino alle cave di Carrara. Il complesso scultoreo mi fu commissionata da Jean de Bilhéres Lagraulas. Sul mercato romano c’erano sempre dei blocchi disponibili da acquistare ma nessuno di quelli faceva al caso mio.

Con appena un decimo della somma ricevuta, mi comprai un bel cavallo sano e robusto. Raccattai qualche vestito e partii alla volta di Carrara in tutta fretta. Fretta si fa per dire… l’andatura media di un cavallo baio non è certo paragonabile a quella delle vostre macchine o dei treni di ora.

Arrivai a destinazione mezzo morto dal freddo. Credo che quello fu uno degli inverni più gelidi che mi sia toccato vivere. Pensate che anche l’Arno a Firenze, era ghiacciato. Le Alpi Apuane erano ricoperte di neve e ghiaccio e dovetti attendere parecchi mesi prima di poter scegliere il blocco di marmo per realizzare la Pietà.

Il marmo fu caricato sull’imbarcazione di Simone il marinaio dall’Avenza e da lì prese il mare.

Fatto sta che nell’estate del 1498 il carico arrivò a Roma, presso il porto di Ripetta.  Gli abili cavatori erano riusciti a far scendere il carico di marmo a valle adoperando la lizza: un sistema che funzionava ma costava fatica, sudore e non era così raro purtroppo che qualcuno ci rimettesse pure la la vita.

Dal porto di  Ripetta me lo feci trasportare fino alla casa che avevo preso in affitto per un ducato e mezzo al mese. Era a dir poco una catapecchia. Spifferi da tutte le parti e quando pioveva, se fossi andato nella strada, mi sarei di certo inzuppato di meno che a star li dentro.

Il mi’ fratello quando venne a trovarmi si spaventò di brutto e pensava che di li a poco c’avrei rimesso le penne. Avevo iniziato a guadagnare bene ma non me ne importava nulla: non ero abituato al lusso e vivevo ai limiti della sopravvivenza. Non mangiavo, non dormivo e mi vestivo poco nonostante fosse ritornata la stagione fredda. La mia unica preoccupazione era quella di realizzare l’opera più bella che si fosse mai vista in tutto il mondo allora conosciuto.

In tanti scrivendo biografie sulla mia vita privata m’han definito avaro. In realtà mia han capito che il denaro non era affar mio. Ho vissuto per Dio e per l’arte tutta la vita. Tutto il resto eran dei dettagli di poco conto… mi facevo pagare bene, quello si, ma d’altro canto ben conoscevo il valore del mio lavoro.

Alla fine però n’è valsa la pena se a distanza di più di quattro secoli dalla mia dipartita il mondo intero ancora ammira la Pietà Vaticana e tutte l’altre opere a cui diedi vita.

Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta lasciandovi in compagnia della Pietà Vaticana che conclusi a 23 anni.

The Vatican Pietà and its background

If Hercules had to overcome his twelve labors in the first Greek and then Roman mythology, I never counted mine but I guessed many more. I remember that in 1497, at the age of 22 I had already carved the Bacchus and I was getting ready to make another masterpiece: the Vatican Pietà.

On my current account 100 ducats were credited: an advance that I would have needed to buy the marble of the work and face the journey from Rome to the Carrara quarries. The sculptural complex was commissioned by Jean de Bilhéres Lagraulas. On the Roman market there were always blocks available to buy but none of them were for me.

With just a tenth of the sum received, I bought myself a beautiful healthy and robust horse. I picked up some clothes and left for Carrara in a hurry. Hurry, so to speak … the average pace of a bay horse is certainly not comparable to that of your current cars or trains.

I arrived at my destination half dead from the cold. I think that was one of the coldest winters I’ve ever experienced. Just think that even the Arno in Florence was frozen. The Apuan Alps were covered with snow and ice and I had to wait several months before I could choose the block of marble to make the Pietà. The marble was loaded onto the boat of Simone the sailor from Avenza and from there he took the sea.

The fact is that in the summer of 1498 the cargo arrived in Rome, at the port of Ripetta. The skilled quarrymen had succeeded in getting the load of marble down to the valley by using the list: a system that worked but costed effort, sweat and unfortunately it was not so rare that someone could lose life there. From the port of Ripetta I had it transported up to the house I had rented for a duchy and a half a month. It was a slum to say the least. I felt drained from all sides and when it rained, if I had gone into the street, I would certainly have been less drenched than being inside.

My brother when he came to see me he was scared of ugly and thought that a little later I would die. I started to make good money but I didn’t care about it: I wasn’t used to luxury and I lived at the limits of survival. I didn’t eat, I didn’t sleep and I dressed a little even though the cold season had returned. My only concern was to create the most beautiful work that had ever been seen in the then known world. In many, writing biographies about my private life, they called me stingy. In reality, they understood that money was not my business. I lived for God and for art all my life. All the rest were minor details … I made myself pay well, yes, but on the other hand I knew the value of my work.

In the end though it was worth it if after more than four centuries after my departure the whole world still admires the Vatican Pietà and all the other works I gave birth to.Your Michelangelo Buonarroti for the moment greets you leaving you in company of the Vatican Pietà which I concluded at the age of 23.

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