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Ho perso la mia luce e le mie ali

Ho conosciuto la luce e poi l’ho perduta. Nei versi che scrissi tra il 1534 e il 1535 volli parlare dell’amore come forza che innalza e della sua perdita, come caduta. Non è forse così?

Quando l’amore era luce

Ricordo quel tempo come un’alba eterna. Febo del Poggio era per me più di un amico. Sole, guida, intelletto: insomma, una luce capace di illuminare il mio cammino.

David Apollo di Michelangelo Buonarroti al Museo Nazionale del Bargello
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Quando “il poggio tutto ardea”, non parlavo di un paesaggio reale, ma di una condizione dell’anima: una vetta della ragione e dello spirito. Lì, grazie a lui, potevo sollevarmi da terra come e avessi le ali.

Quelle ali erano l’amore. E con esse, anche la morte non faceva paura: diventava dolce, quasi desiderabile, perché prometteva salvezza.

Quando la luce scompare

Poi, qualcosa si è spezzato. “Or m’è sparito.”. Non importa se Febo sia morto o se il nostro legame si sia dissolto: l’assenza quelal rimane. La luce si è spenta, e con essa la mia capacità di elevarmi.

Avevo creduto che i giorni felici potessero durare, o almeno rallentare il loro corso. Ma era un’illusione. E ora riconosco la mia colpa: non ho seguito fino in fondo la via che mi era stata indicata.

La mia anima, ingrata e colpevole, merita che il cielo le chiuda le porte.

Io che dipingo la notte nell’opera di Joseph Noel Paton
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Le ali perdute

Un tempo, ciò che avevo — l’amore, la guida, la luce — era sufficiente per salire verso Dio.

Le “penne” erano ali.
Il “poggio” era una scala.
Febo era la lanterna ai miei piedi.

Morire allora non sarebbe stato solo inevitabile, ma perfino mirabile: una conclusione degna di un’ascesa compiuta.

Oggi, invece, è diverso.

Se morissi ora, senza quelle ali, senza quella luce, la mia anima non salirebbe. Nemmeno il ricordo riesce a consolarmi. Perché la consapevolezza arriva troppo tardi.

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Il rimpianto che resta

“Chi consiglia dopo il danno?” È questa la domanda che chiude il mio sonetto.

Quando la guida scompare e l’errore è compiuto, non resta che il rimpianto. Un’eco che richiama Petrarca, ma che è anche profondamente mia: il dolore di chi comprende solo dopo aver perso.

Volli scrivere una lettera a Febo: serbava in cuore per me tanto rancore e non intendevo il perché. Era il 23 settembre del 1534.

Febo, benché voi mi portiate odio grandissimo – non so perché, no credo già per l’amore che io porto a voi ma per le parole d’altri, le quale non doverresti credere, avendomi provato -, non posso però fare che io non vi scriva questo. Io parto domactina e vo a pPescia a ctrovare il cardinale di Cesis e messer Baldassarre; andrò con loro insino a pPisa, dipoi a rRoma, e non tornerò più di qua, e fovi intendere che, mentre ch’i’ vivo, dovunche io sarò, sempre sarò al servitio vostro con fede e con amore, quanto nessuno altro amico che abbiate al mondo. Prego Iddio che v’apra gli ochi per un altro verso, acciò che voi conosciate che chi desidera il vostro bene più che la salute sua, sa amare e non odiare come nimico

Liografia di Michelangelo realizzata da Agostino Aglio
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Un sonetto tra amore e spiritualità

I versi che scrissi pensando a Febo, si inseriscono nella tradizione lirica rinascimentale, dialogando con modelli come Petrarca ma mantenendo la mia voce, personale e intensa.

Non è solo una poesia d’amore ma un percorso spirituale. Un’allegoria dell’ascesa e della caduta.
Un confessionale in versi.

Un monito: riconoscere la luce quando la si ha, perché una volta perduta, nessun consiglio potrà restituirla.

   Ben mi dove’ con sì felice sorte,
mentre che Febo il poggio tutto ardea,
levar da terra, allor quand’io potea,
con le suo penne, e far dolce la morte.
     Or m’è sparito; e se ’l fuggir men forte
de’ giorni lieti invan mi promettea,
ragione è ben c’all’alma ingrata e rea
pietà le mani e ’l ciel chiugga le porte.
     Le penne mi furn’ale e ’l poggio scale,
Febo lucerna a’ piè; né m’era allora
men salute il morir che maraviglia.
     Morendo or senza, al ciel l’alma non sale,
né di lor la memoria il cor ristora:
ché tardi e doppo il danno, chi consiglia?

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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I have lost my light and my wings

I knew the light and then I lost it. In the verses I wrote between 1534 and 1535, I wanted to speak of love as a force that elevates and of its loss, as a fall. Isn’t that right?

When love was light

I remember that time as an eternal dawn. Febo del Poggio was more than a friend to me. Sun, guide, intellect: in short, a light capable of illuminating my path.

When “the hill was all ablaze,” I wasn’t talking about a real landscape, but about a state of the soul: a pinnacle of reason and spirit. There, thanks to him, I could rise from the ground as if I had wings.

Those wings were love. And with them, even death was no longer frightening: it became sweet, almost desirable, because it promised salvation.

When the light disappears

Then, something broke. “Now he’s gone from me.” It doesn’t matter if Phoebus is dead or if our bond has dissolved: that absence remains. The light has gone out, and with it my ability to rise.

I had believed that the happy days could last, or at least slow their course. But it was an illusion. And now I recognize my guilt: I did not fully follow the path that had been pointed out to me.

My soul, ungrateful and guilty, deserves that heaven close its doors.

Lost Wings

Once, what I had—love, guidance, light—was enough to ascend toward God.

The “feathers” were wings.
The “hillock” was a ladder.
Phoebus was the lantern at my feet.

Dying then would not only have been inevitable, but even wondrous: a conclusion worthy of a complete ascent.

Today, however, it is different.

If I were to die now, without those wings, without that light, my soul would not ascend. Not even memory can console me. Because awareness comes too late.

The regret that remains

“Who counsels after the loss?” This is the question that closes my sonnet.

When the guide disappears and the mistake is made, only regret remains. An echo that recalls Petrarch, but which is also profoundly my own: the pain of those who understand only after having lost.

I wanted to write a letter to Febo: he held so much resentment in his heart toward me, and I didn’t understand why. It was September 23, 1534.

Febo, benché voi mi portiate odio grandissimo – non so perché, no credo già per l’amore che io porto a voi ma per le parole d’altri, le quale non doverresti credere, avendomi provato -, non posso però fare che io non vi scriva questo. Io parto domactina e vo a pPescia a ctrovare il cardinale di Cesis e messer Baldassarre; andrò con loro insino a pPisa, dipoi a rRoma, e non tornerò più di qua, e fovi intendere che, mentre ch’i’ vivo, dovunche io sarò, sempre sarò al servitio vostro con fede e con amore, quanto nessuno altro amico che abbiate al mondo. Prego Iddio che v’apra gli ochi per un altro verso, acciò che voi conosciate che chi desidera il vostro bene più che la salute sua, sa amare e non odiare come nimico

A sonnet between love and spirituality

The verses I wrote with Phoebus in mind fit into the Renaissance lyric tradition, engaging with models like Petrarch while maintaining my own personal and intense voice.

It is not just a love poem but a spiritual journey. An allegory of rise and fall.

A confessional in verse.

A warning: recognize the light when you have it, because once lost, no counsel can restore it.

   Ben mi dove’ con sì felice sorte,
mentre che Febo il poggio tutto ardea,
levar da terra, allor quand’io potea,
con le suo penne, e far dolce la morte.
     Or m’è sparito; e se ’l fuggir men forte
de’ giorni lieti invan mi promettea,
ragione è ben c’all’alma ingrata e rea
pietà le mani e ’l ciel chiugga le porte.
     Le penne mi furn’ale e ’l poggio scale,
Febo lucerna a’ piè; né m’era allora
men salute il morir che maraviglia.
     Morendo or senza, al ciel l’alma non sale,
né di lor la memoria il cor ristora:
ché tardi e doppo il danno, chi consiglia?

For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti, bids farewell and invites you to join him in future posts and on social media.

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