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Giudizio Universale: a che punto sono i lavori di manutenzione straordinaria

Poco a poco il Giudizio Universale si libera del velo biancastro che ne stava attenuando la brillantezza dei colori.

Nella sacra parete d’altare della Cappella Sistina, tra il 1536 e il 1541, distesi sull’intonaco i miei pensieri più profondi: corpi in tensione, anime sospese, il dramma e la speranza dell’eternità. Oggi, a distanza di quasi cinque secoli, mani esperte si prendono cura di quei colori che nacquero dal mio tormento e dalla mia fede.

La manutenzione straordinaria del Giudizio Universale (© Musei Vaticani)
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Non è un nuovo restauro, ma una manutenzione attenta, mirata. Un sottile deposito biancastro — quasi invisibile all’occhio — aveva cominciato a velare la mia tavolozza. Ora viene rimosso con impacchi di acqua distillata e carta giapponese. E i miei azzurri tornano a vibrare, le carni a pulsare, le ombre a scolpire lo spazio.

Come abbiamo già detto, non si tratta di un vero e proprio restauro, ma di una manutenzione straordinaria molto semplice. L’intervento consiste esclusivamente nella rimozione dello strato superficiale di sali, in particolare del lattato di calcio, mediante un impacco di acqua distillata e carta giapponese.

Si tratta quindi di un’operazione rapida. Sono coinvolti i restauratori del laboratorio di restauro di dipinti e materiali lignei, i tecnici del gabinetto di ricerca scientifica, l’ufficio del conservatore e noi, come storici dell’arte e direzione. Il nostro compito è monitorare il lavoro e, soprattutto, partecipare a questo evento straordinario che in queste settimane coinvolge i Musei Vaticani.

Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani

La manutenzione straordinaria del Giudizio Universale (© Musei Vaticani)
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I Musei Vaticani e la missione di custodire la bellezza

Dalle impalcature che oggi avvolgono i 180 metri quadrati dell’affresco, i restauratori operano con rispetto e metodo, sotto la guida dei Musei Vaticani.

Ricordo il grande intervento degli anni Novanta, il cosiddetto “restauro del secolo”, guidato da Gianluigi Colalucci sotto la direzione di Carlo Pietrangeli. Allora il mondo rimase senza fiato: i miei colori, creduti cupi e severi, si rivelarono luminosi, ardenti, quasi audaci.

Oggi l’emozione si rinnova. I restauratori parlano di “conservazione preventiva”. Io la chiamo rispetto per la fatica che feci all’epoca.

La Cappella non chiude come vi ho detto tante altre volte. Rimane a tutti perché l’arte, come la fede, vive nello sguardo di chi contempla.

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I colori ritrovati: il chiaroscuro torna potente

Quel velo di lattato di calcio, prodotto dalla presenza umana e dal respiro di milioni di visitatori, aveva attenuato la forza dei contrasti. Ora, rimosso con delicatezza, restituisce profondità ai muscoli, tensione ai gesti, energia alle torsioni.

Osservare da vicino le mie figure come oggi possono fare gli studiosi sui ponteggi, significa davvero entrare nell’officina della creazione: si vedono le incisioni sull’intonaco, le “giornate” di lavoro, i pentimenti. L’opera nasceva viva, non è immobile.

Un artista maturo davanti al mistero del destino

Molti hanno notato la differenza tra la volta e il mio Giudizio. Qui ero più maturo, più ardito. Talvolta dipingevo a mano libera, con pennellata rapida, quasi furiosa. Lasciavo tratti d’intonaco scoperti: era luce pura, senza bisogno di altro pigmento.

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In quest’opera ho messo la mia inquietudine per la morte e la salvezza. Il tema non mi abbandonò mai. Se pensate alle mie ultime sculture, comprenderete quanto il pensiero dell’ultimo giorno abitasse la mia anima.

Cappella Sistina aperta durante i lavori: conservare e condividere

Mentre i restauratori lavorano, sotto il telo si odono le voci dei visitatori. Il 99% di loro entra per ammirare questa parete e la volta sopra di essa.

Il respiro umano, che lentamente ha generato quel velo biancastro, è anche la ragione per cui l’opera vive ancora: perché viene guardata, amata, interrogata.

La manutenzione terminerà entro la Settimana Santa. Il mio Giudizio continuerà a parlare, con colori più nitidi e ombre più profonde.

Osservate con attenzione la differenza tra la parte pulita e quella ancora da pulire con carta giapponese e acqua distillata. © Musei Vaticani
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E io, che lo dipinsi tra fatica e preghiera, posso dire che ogni cura rispettosa non è un tradimento, ma un atto d’amore verso il tempo e verso l’eternità.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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The Last Judgment: What’s the status of the extraordinary maintenance work?

Little by little, The Last Judgment is shedding the whitish veil that was dulling the brilliance of its colors.

On the sacred altar wall of the Sistine Chapel, between 1536 and 1541, I spread my deepest thoughts on the plaster: tense bodies, suspended souls, the drama and hope of eternity. Today, almost five centuries later, expert hands are caring for those colors born of my torment and my faith.

This isn’t a new restoration, but a careful, targeted maintenance. A thin whitish deposit—almost invisible to the eye—had begun to cloud my palette. Now it’s being removed with compresses of distilled water and Japanese paper. And my blues begin to vibrate again, my flesh to pulsate, my shadows to sculpt the space.

The Vatican Museums and the Mission to Preserve Beauty

From the scaffolding that now envelops the 180-square-meter fresco, restorers work with respect and method, under the guidance of the Vatican Museums.

I remember the major project of the 1990s, the so-called “restoration of the century,” led by Gianluigi Colalucci under the direction of Carlo Pietrangeli. The world was breathless then: my colors, thought dark and severe, revealed themselves to be luminous, fiery, almost bold.

Today, the emotion is renewed. Restorers speak of “preventive conservation.” I call it respect for the effort I made back then.

The Chapel is not closing, as I have told you so many times. It remains for everyone because art, like faith, lives in the gaze of those who contemplate it.

The colors rediscovered: chiaroscuro returns powerful

That veil of calcium lactate, produced by the human presence and the breath of millions of visitors, had attenuated the strength of the contrasts. Now, delicately removed, it restores depth to the muscles, tension to the gestures, energy to the twists.

Looking closely at my figures, as scholars can today on scaffolding, truly means entering the workshop of creation: you can see the incisions in the plaster, the “days” of work, the regrets. The work was born alive, not immobile.

A mature artist facing the mystery of destiny

Many have noted the difference between the vault and my Last Judgment. Here I was more mature, more daring. Sometimes I painted freehand, with rapid, almost furious brushstrokes. I left sections of plaster exposed: it was pure light, without the need for further pigment.

In this work, I poured my anxiety about death and salvation. The theme never left me. If you think of my last sculptures, you will understand how much the thought of the last day inhabited my soul.

Sistine Chapel Open During Restoration: Preserve and Share

As the restorers work, the voices of visitors can be heard beneath the veil. 99% of them enter to admire this wall and the vault above it.

Human breath, which slowly created that whitish veil, is also the reason the work still lives: because it is looked at, loved, and questioned.

The maintenance will be completed by Holy Week. My Last Judgment will continue to speak, with sharper colors and deeper shadows.

And I, who painted it between labor and prayer, can say that every respectful care is not a betrayal, but an act of love towards time and eternity.

For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids you farewell and invites you to join him in future posts and on social media.

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