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Van Gogh e la creazione malinconica

Nel corso dei decenni sono state numerose le indagini psicologiche che sono state fatte per cercare di comprendere meglio la personalità complessa di Vicent Van Gogh.

Fra le più interessanti e meno scontate a mio avviso vale la pena annoverare quella di Massimo Recalcati che ha pubblicato nel libro “Melanconia e creazione in Vicent Van Gogh”.

Melanconia e creazione in Vicent Van Gogh
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Un nome un destino? Forse. Recalcati insiste sull’importanza della scelta del nome dell’artista da parte dei genitori. Vincent è infatti il nome del fratello nato morto che, coincidenza volle, era nato lo stesso giorno dell’artista. Quel nome lo inchioderà per tutta la vita a “occupare la funzione di sostituto del bambino morto”, come scrive Recalcati.

Per ogni crisi avuta da Van Gogh, l’autore cerca di spiegarne le motivazioni mostrando che mai nessuna fu casuale ma che scaturì da fattori ben precisi.

Qual è il più autentico autoritratto di Van Gogh? Le raffigurazione delle scarpe. Lo stato del loro abbandono è lo stesso in cui si ritrova l’artista. E’ l’oggetto-scarto in cui si identifica di più e nei tratti della sua pittura questo stato d’arrivo angosciato è percettibile.

Melanconia e creazione in Vincent van Gogh
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Se come me anche voi volete addentrarvi fra le pagine del libro Melanconia e creazione in Vincent van Gogh lo trovate QUA.

Buona lettura dal sempre vostro Michelangelo Buonarroti. © All rights reserved

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