L’innata cortesia che qualcuno mi riconobbe
Di me si racconta qualsiasi cosa e chi non sa troppo spesso inventa.
Si narra fossi scontroso, spilorcio, poco incline ad avere rapporti sociali e altre bischerate. Scontroso lo ero a volte con chi poco gradivo, con i fastidiosi e tutti coloro che una ragione o l’altra sentivo da me distanti nel modo di percepire le cose. Mica mi potevo far andare a genio tutti: sarei stato disonesto, in primis con me.
Non è vero però che ero taccagno così tanto quanto si narra e nemmeno scontroso con qualsivoglia persona. Se qualcuno mi amava sconsideratamente un motivo lo avrà avuto, non credete?
In una lettera che mi scrisse Niccolò Martelli da Firenze mentre mi trovavo a Roma, il 4 dicembre del 1541, è percettibile quanto lui tenesse a me.
La missiva si apre con una serie di lodi più che lusinghiere. “Io mi spaventerei di scrivere a un Michelangel più ch’uomo e al più bello imitator della natura che fosse mai con i colori, col martello et con gl’inchiostri“.
Addirittura il Martelli osò definirmi nunzio di Dio in cielo e unico imitatore della natura in terra. Potrebbe mai una persona tanto odiosa quanto qualcuno mi definisce meritarsi tali lodi?
Lo dubito.
A seguire vi riporto la lettera integrale.
A Michelangelo Buonar(uoti).
Se ‘l cielo et la natura non havessero posto in voi in un suggetto et la nobiltà et la virtù, oltre a una certa innata cortesia, che voi haveste sempre, di degnare così i virtuosi e buon compagni come i mecenati e i grandi, certamente, anchora che io sia d’una medesima patria, io mi spaventerei di scrivere a un Michelangel più ch’uomo e al più bello imitator della natura che fosse mai con i colori, col martello et con gl’inchiostri. Ma che dich’io?
Non v’ha Iddio miracolosamente creato nella idea della fantasia il tremendo Giuditio che di voi novamente s’è scoperto, di cui chi lo vede ne stupisce et chi n’ode parlare di sorte ne invaghisce, che gli viene un desiderio di vederlo sì grande, che per insin che non l’ha veduto non cessa mai, e, veggendolo, trova la fama di ciò esser grande e immortale, ma l’opera maggiore et divina?
Onde con ragione si può dire un Michelangel nuntio di Dio in cielo, et uno in terra unico figliuolo et solo imitatore della natura. Ma per non entrare in sì profondo pelago di sì alto mare, farò fine, pregandovi che accettiate le rime che l’affettion ch’io porto alla bontà vostra m’ha saputo creare, non come cose degne di voi ma come della patria sua. Et trovando in esse cose da gastigarle, fatelo, ch’io ve ne saperò buon grado.
Di Fiorenza, a dì III di dicembre. MDXL.Nicolò Martelli.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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