Una figura di marmo, ritta alta quattro braccia, che à le mani dietro
“Una figura di marmo, ritta alta quattro braccia, che à le mani dietro”, così scrissi in una lettera facendo riferimento all’opera che vide in realizzazione Luca Signorelli quando venne a trovarmi a casa mia a Roma.
Era lo Schiavo Morente, oggi conservato al Louvre... e no, non è come pensate: non fu un’opera sottratta da Napoleone e del come mai si trovi in terra straniera da lungi ve ne ho parlato QUA.
L’appellativo di morente è cosa non troppo remota. Gli fu affibbiato da Hans Grimm nella seconda metà dell’Ottocento, sulla base dell’abbandono della figura che tanto gli ricordava l’iconografia del San Sebastiano.
Avevo pensato di realizzare lo Schiavo Morente per il secondo progetto ideato per la monumentale Tomba di Giulio II. Con i suoi 2 metri e 15 cm, la scultura avrebbe dovuto essere collocato al ridosso di uno dei pilastri attigui alle Vittorie.
Studiai a lungo la posizione della mano destra portata al centro del petto. Esiste un foglio conservato nel Gabinetto dei disegni e delle stampe degli Uffizi che mostra le diverse pose che avevo avuto modo di pensare prima di metter mano alla scultura.
Avete mai notato la presenza di una scimmietta alla base della gamba destra?
Spesso passa inosservata eppure non è affatto un dettaglio di poco conto. Il babbuino, secondo l’antica fonte degli Hieroglyphica di Horapollo, alluderebbe alla sapienza letteraria. Aguzzate la vista: l’animale stringe in mano probabilmente una pergamena arrotolata. Difficile pensare che sia un caso, non vi pare?
Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
A marble figure, standing, four arms high, with hands behind
“A marble figure, standing four arms high, with its hands behind it”, so I wrote in a letter referring to the work that Luca Signorelli saw in the making when he came to visit me at my house in Rome.
The appellation of dying is not too remote. It was given to him by Hans Grimm in the second half of the nineteenth century, on the basis of the abandonment of the figure that so much reminded him of the iconography of San Sebastiano.
I had thought of making the Dying Slave for the second project conceived for the monumental Tomb of Julius II. With its 2 meters and 15 cm, the sculpture should have been placed close to one of the pillars adjacent to the Victories.
I studied for a long time the position of the right hand brought to the center of the chest. There is a sheet conserved in the Cabinet of drawings and prints of the Uffizi which shows the different poses that I had had the opportunity to think of before putting my hand to the sculpture.
It often goes unnoticed and yet it is by no means a trivial detail. The baboon, according to the ancient source of the Hieroglyphica of Horapollo, would allude to literary wisdom. Sharpen your view: the animal probably holds a rolled up parchment in its hand. It’s hard to think it’s a coincidence, don’t you think?
For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by making an appointment for the next posts and on social media.

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