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L’ultimo giorno di Roma di Alberto Angela: la recensione

In queste ore ho terminato di leggere L’Ultimo giorno di Roma, il libro scritto da Alberto Angela. È il primo volume della triologia dedicata al grande incendio che divorò la Città Eterna in soli nove giorni ai tempi di Nerone.

Nella prefazione Angela precisa che questo è il libro che avrebbe voluto acquistare in libreria, dedicato al devastante episodio che cambiò definitivamente l’aspetto di Roma. Cosa succedeva in città prima di quell’episodio e come si viveva al tempo di Nerone? Cosa accadde durante l’incendio e come venne ridefinito successivamente l’assetto dell’urbe?

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L’autore dedica tre volumi al tema per tentare di rispondere in modo approfondito a tali domande. Quell’evento innescò una serie di conseguenze si protrassero nei secoli successivi.

Nell’Ultimo giorno di Roma Alberto Angela ci conduce per le strade dell’Urbe nella giornata di sabato 18 luglio del 64 d.C, ripercorrendo minuto dopo minuto le 24 ore che hanno preceduto lo scoppio dell’incendio.

Come già ha fatto nei libri Pompei e Una Giornata nell’Antica Roma, l’autore usa uno stratagemma narrativo: seguendo la ronda di due vigiles ( i vigili del fuoco del tempo), si avventura per la città dei Cesari raccontando al pubblico la sua struttura, i luoghi a più alto rischio di incendio, la vita quotidiana degli schiavi che lavoravano come scaricatori di porto e molti altri dettagli relativi al modo di operare delle squadre dei vigili del fuoco già allora all’avanguardia nelle loro tecniche di intervento.

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Alberto Angela si mette poi sulle tracce di due celeberrimi personaggi che in quell’epoca probabilmente si trovavano a Roma: il futuro imperatore Tito e Plinio il Vecchio che morirà qualche anno più tardi durante quella che viene considerata la prima grande operazione di salvataggio a Pompei.

La Roma di allora era la città più densamente popolata del mondo e aveva un aspetto assai diverso da quella contemporanea. Caratterizzata da un gran numero di costruzioni in legno addossate le une alle altre, aveva vie molto strette che non era raccomandabile percorrere di notte, nella completa oscurità.

A proposito, tutte le ricostruzioni proposte durante la narrazione sono il frutto di studi fatti da storici e archeologici.

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“La storia, come spesso accade, arriva silenziosa e in punta di piedi. Ma travolgerà tutto…e tutti.” Alberto Angela

Così scrive Angela nell’Ultimo giorno di Roma ma sono parole che calzano a pennello la situazione che stiamo vivendo con la pandemia in corso.

Il giorno prima dell’incendio Roma brulicava di vita: era la città dei Cesari del lusso sfrenato affiancato da una miseria devastante che pareva non aver mai fine. Dai granai dipendevano le sorti di tutti: senza cibo sarebbe nato il malcontento e pure l’imperatore in persona sarebbe stato in pericolo. Nerone lo sapeva bene e per questo aveva messo in pratica strategie ben precise per evitare di interrompere il grande flusso di navi cariche di grano che arrivavano dall’Egitto approdando a Napoli.

Il motore della società erano gli schiavi a cui si affidavano i compiti più ingrati e spesso lavoravano fino allo sfinimento. Basta pensare alle concerie di pelli di Trastevere in cui ragazzini giovanissimi erano costretti a lavorare a diretto contatto con sostanze tossiche e in condizioni disastrose.

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L’Ultimo giorno di Roma è un libro che mi è piaciuto molto e ve lo consiglio appassionatamente. Alberto Angela è un eccellente divulgatore e guardare i suoi documentari e leggere i libri che scrive è sempre fonte di ispirazione e conoscenza.

Se questo libro lo avete già letto, fin da ora potete prenotare il secondo volume della triologia dedicata a Nerone e all’incendio che ha distrutto Roma cliccando QUA. In questo modo potrete acquistarlo al minor prezzo garantito e lo riceverete a casa il giorno stesso dell’uscita. Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e ai prossimi libri letti.

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