Il più virile, il più sicuro, il più durabile di tutti gli altri modi

Papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, era un uomo colto e un mecenate dal gusto squisito. Appena salì al soglio di Pietro, non ebbe dubbio alcuno: la decorazione della parete dell’altare nella Cappella Sistina doveva essere realizzata da me, così come aveva stabilito il suo predecessore Clemente VII.

Cercavo di prendere un po’ di tempo: dovevo terminare la Tomba di Giulio II. I suoi eredi non finivano di infastidirmi e quell’opera che oramai si stava protraendo da anni era divenuta un coltello piantato nel fianco che mi provocava dolori continui notte e giorno.

“Io ho avuto trenta anni questo desiderio er ora che son papa non me lo caverò? Io son disposto che tu mi serva ad ogni modo.” Alla fine mi convinsi a salire ancora una volta i ponteggi: a papa Paolo III non potevo dire di no.

Ci si mise di mezzo pure Sebastiano del Piombo, amico con il quale ebbi a discutere in più di una occasione. Gli sarebbe garbato avessi lavorato sulla parete con i colori a olio, una moda che stava iniziando ad acquistare sempre più adepti ma ovviamente, come sempre, feci di testa mia mostrando d’aver la ragione dalla mia parte anche a secoli di distanza dopo la mia dipartita dal vostro mondo. L’affresco in fondo era ed è il più virile, il più sicuro, il più durabile di tutti gli altri modi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Il campanile di San Miniato e i materassi

Il campanile di San Miniato era in grave pericolo. Durante l’assedio di Firenze del 1530, rischiava di cedere da un momento all’altro sotto i colpi dell’artiglieria nemica.

Riappacificatomi co’ fiorentini o quasi, decisi di far qualcosa di concreto per quella struttura che sorvegliava dall’alto la città. In fretta e furia riuscii a procurarmi un bel po’ di materassi di lana e nottetempo, li feci calar giù dai miei assistenti. I materassi posizionati dalla parte più esposta del campanile, non toccavano nemmeno la struttura già che i cornicioni sporgevano parecchio. Le palle sparate dai cannoni finivano per rimbalzarci sopra e non potevano più danneggiare in alcun modo.

Salvai il campanile e lui salvò la città. San Miniato era infatti un ottimo punto di osservazione. Da lì si riusciva a vedere i nemici in avvicinamento già a grande distanza. Anni prima avevo fatto posizionare proprio sopra il campanile due pezzi di artiglieria pesante che servivano a contrastare in modo assai efficace gli impavidi che osavano avvicinarsi troppo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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San Miniato’s bell tower and mattresses

The San Miniato belltower was in grate danger. During the siege of Florence in 1530, it was in danger of crumbling due to the constant blows of enemy fire.

As I rejoined the Florentines I decided to do something to save the tower that allows to watch the entire city from above.  In a frinzy I managed to get lots of wool mattresses and lowered them with the help of my assistants. The mattresses that were positioned on the bell tower did not even touch it due to its protruding cornices. The canon balls bounced off the tower and could no longer dammage it.

I saved the bell tower and th ebell tower saved the city. San Miniato has always been an excellent observation point. From there anyone could see the enemies approaching from a distance. Years ago, I had placed 2 heavy artillery which served to dissway any intruder or attacker who dared to get too close to the city

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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L’incendio arroto d’amoroso gioco

Se da’ prim’anni aperto un lento e poco
ardor distrugge in breve un verde core,
che farà, chiuso po’ da l’ultim’ore,
d’un più volte arso un insaziabil foco?
    Se ‘l corso di più tempo dà men loco
a la vita, a le forze e al valore,
che farà a quel che per natura muore
l’incendio arroto d’amoroso gioco?
    Farà quel che di me s’aspetta farsi:
cenere al vento sì pietoso e fero,
c’a’ fastidiosi vermi il corpo furi.
    Se, verde, in picciol foco i’ piansi e arsi,
che, più secco ora in un sì grande, spero
che l’alma al corpo lungo tempo duri?

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, sempre più spaesato in questo brilluccichio imperante che mette in ombra troppe cose illuminando futilià.

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150 ducati in tasca e un cavallo per cambiare la storia dell’arte

“Et io Jacobo Gallo prometto al reverendissimo Monsignore che lo dicto Michelangelo farà la dicta opera in fra un anno e sarà la più bella opera di marmo che sia oge in Roma e che maesto niuno la farìa megliore oge” Così scriveva Jacopo Galli al cardinale francese Jean Bilhéres de Lagraulas facendo da garante per la preziosa Pietà Vaticana ancora tutta da ideare e da scolpire.

Jean Bilhéres de Lagraulas era l’ambasciatore del re di Francia Carlo IIX presso Papa Alessandro VI e per lui mi impegnai a realizzare la Pietà che ben conoscete per 450 ducati. Il contratto che firmai fra il 26 e il 27 agosto del 1497, mi obbligava a concludere l’opera in non più di  un anno.

Con in tasca 150 ducati d’anticipo e una lettera di raccomandazione scritta dal cardinale agli Anziani di Lucca. mi avviai verso le cave di Carrara in sella al mi cavallo baio per cercare un concio di bianco che fosse adatto all’opera immaginata.

Ci passai parecchi mesi lassù, arrampicato fra quelle montagne fredde che mi parevano così poco adatte alla vita umana. Alla fine riuscii a trovare ciò che stavo cercando: un concio largo poco più di un metro di qualità eccellente.

Tornato a Roma con il prezioso bottino mi misi subito all’opera per realizzare una delle opere più note e amate ancora oggi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta lasciandovi le parole che scrisse il Vasari proprio in merito alla mia Pietà Vaticana: “…alla quale opera non pensi mai scultore nè artefice raro poter aggiungere di disegno, né di grazia, né con fatica poter mai di finitezza, pulitezza e di straforare il marmo tanto con arte, quanto Michel Agnolo vi fece, perchè si scorge in quella tutto il valore et il potere dell’arte…”

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15 agosto: l’Assunta nell’arte

Oggi si celebra l’Assunzione di Maria in cielo. Il 15 d’agosto, anche se a guardarsi in giro non sembrerebbe, non è solo la giornata dedicata al cocomero, alle secchiate d’acqua e ai pranzi luculliani ma anche alla Madonna che alla fine della sua vita ascese al cielo senza lasciare le sue spoglie mortali sulla terra. Una sorta di anticipazione di quello che accadrà alla fine dei tempi per tutti.

Nel corso dei secoli sono tanti gli artisti che si sono cimentati nel rappresentare questo evento in modi abbastanza simili fra di loro. Ad uscire un po’ dagli schemi ci pensò il Mantegna prima e il Caravaggio dopo dipingendo la Madonna sul letto di morte circondate da figure assai disperate per il suo passaggio  dalla vita mortale a quella eterna.

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La morte della Vergine di Caravaggio

Caravaggio essendo un geniale fuoriclasse, non veniva compreso dai contemporanei. L’opera gli venne rifiutata dall’ordine religiosi dei Carmelitani Scalzi che l’avevano commissionata: la Madonna a loro detta non rispettava affatto l’iconografia classica, i suoi piedi nudi e le caviglie scoperte, nessun riferimento alla sua misticità….non la vollero e la comprò successivamente il Duca di Mantova su suggerimento di Rubens.

Parlando però delle vere e proprie Assunzioni in cielo della Vergine non si può non menzionare il rilievo di Donatello che scolpì fra il 1456 e il 1428. Si trova all’interno della chiesa napoletana di Sant’Angelo a Nilo e fa parte della tomba Brancaccio. Questa tomba fu realizzata da Michelozzo affiancato da Donatello. Il rilievo dell’Assunzione è certamente di mano del grande scultore fiorentino quattrocentesco.

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L’Assunzione della vergine Maria di Donatello

Personalmente non mi sono mai confrontato con questo tema ma ci sono artisti che lo hanno fatto in maniera magistrale sia prima che dopo di me. Fra le più note e suggestive c’è sicuramente quella di Tiziano.  Si tratta di un dipinto a olio realizzato attorno al 1518 e si trova a Venezia, sull’altare della Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Fu un’opera che già a suo temo fece scalpore per la sua indiscutibile bellezza. La tela venne commissionata dai francescani che risedevano all’interno del convento dei Frari e ancora oggi si trova nell’originale collocazione.

Tiziani,_assunta_01L’Assunta di Tiziano

Qualche anno dopo Tiziano volle cimentarsi con la realizzazione di un altro dipinto a olio su tela con il medesimo soggetto. Quest’altra opera dell’Assunta in cielo si trova nel duomo di Verona e decora una delle cappelle laterali.

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L’Assunzione della Vergine – Duomo di Verona, Tiziano 

Prima di lasciarvi ai festeggiamenti di questa giornata vi propongo anche l’Assunzione della Vergine di Annibale Caracci. Si trova nella Cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo a Roma, la stessa Cappella che accoglie la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo di Caravaggio. Fu una delle commissioni più importanti che ricevette il Caracci oltre a quelle della famiglia Farnese.

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L’Assunzione della Vergine – Annibale Caracci

Per il momento vi saluto lasciandovi ai vostri impegni. Il vostro Michelangelo Buonarroti

La Sibilla Cumana

Sette giornate di lavoro mi ci vollero per terminare la Sibilla Cumana. Trasferii il disegno del cartone sull’intonaco ancora umido con la tecnica dello spolvero e ancora si notano i puntini di carbone soprattutto sul suo volto che traspaiono al di sotto del colore.

Una vecchia molto in là con gli anni ma con una presenza scenica potente e vigorosa. E’ intenta a consultare i libro dell’oracolo mentre i due genietti alle sue spalle osservano le pagine dello stesso volume.

La figura è segnata da un movimento di torsione che un po’ caratterizza tutte le mie figure sia scolpite che dipinte. La staticità dei personaggi non è mai stata una mia passione.

Anche Virgilio, nelle Bucoliche menziona la Sibilla Cumana quale annunciatrice della venuta di un bambino che riporterà il mondo all’età dell’oro. Questo oracolo fu poi reinterpretato da Sant’Agostino come la predizione della venuta di Cristo. Ecco perché la affrescai nella volta della Cappella Sistina. Lei di fatto è un po’ la mediatrice fra i mondo pagano e quello cristiano e non è un caso se la misi proprio al centro del soffitto.

I troni delle sibille e dei profeti non hanno tutti le stese dimensioni. Se li osservate benne vi renderete conto che la loro grandezza aumenta mano a mano che si avvicinano alla parete del Giudizio Universale. Si tratta di un trucco prospettico che adoperai per ingannare l’occhi di chi entra nella Cappella Sistina.

Infatti chi varca le soglie della Sistina ha l’impressione di vedere i profeti, le sibille e i loro troni tutti della stessa grandezza ma in realtà non è affatto così. Lungo i quaranta metri di volta le loro dimensioni si ingrandiscono: se la Cumana ha un’altezza di due metri e venticinque, Geremia fra i profeti più vicini all’altare è alto quasi quattro metri.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e la sua potente Sibilla Cumana

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