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8 marzo: tre artiste per celebrare la festa della donna

Essere artisti oggi non è semplicissimo ma per le donne un tempo lo era ancora meno. Provate a immaginare cosa volesse dire nel Cinquecento ma anche negli anni successivi studiare a bottega da un maestro rigorosamente uomo per una bambina o poco più che voleva dedicarsi a dipingere o a scolpire.

Un’eresia per la famiglia e per la società quasi sempre. Ma qualche donna, con tenacia, non senza tribolazioni e con una fervente passione è riuscita comunque a fare davvero ciò che voleva, purtroppo pagando uno scotto talvolta altissimo come accadde a Artemisia Gentileschi.

Per festeggiare le donne in questa giornata dell’8 marzo, voglio parlarvi di alcune di queste pittrici.

Sofonisba Anguissola

Sofonisba nacque nel 1535 o giù di lì a Cremona da una famiglia nobile. Il su babbo era un personaggio all’epoca e ricopriva importanti cariche politiche ma non solo. In casa sua c’era un gran via vai di intellettuali e sia il padre che la madre, volevano che le sei figlie, coltivassero le loro doti sia letterarie che artistiche.

Autoritratto al cavalletto di Sofonisba
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Fu proprio il su babbo nel 1546 che la mandò a bottega assieme a una delle sue sorelle da Bernardino Campi. Sofonisba era davvero talentuosa e lo riconobbi anch’io a suo tempo, quando il su babbo mi inviò dei suoi disegni davvero interessanti come Il Fanciullo morso da un Gambero.

Talmente era in gamba che arrivò anche alla corte di Filippo II di Spagna nel 1559 divenendo la ritrattista della famiglia reale fino quando passò a miglior vita, nel 1568.

Artemisia Gentileschi

Per la sua storia, per la sua forza e per tutto quello che ha dovuto subire, Artemisia Gentileschi è la pittrice che più di tutte mi sta a cuore. Non ebbi modo mai di conoscerla: nacque infatti nel 1593 quando oramai ero morto da un po’ ma da quassù la osservavo con attenzione.

Figlia d’arte, volle intraprendere la carriera di pittrice, la stessa di suo padre Orazio. Pensate che a soli 17 anni dipinse quella mirabile opera di Susanna e i Vecchioni.

Un amico del padre la stupra a 18 anni e Orazio denuncia il fatto alle autorità dopo un anno. Il processo per stupro all’epoca era un processo che disonorava la vittima, come se fosse colpevole dell’atto compiuto dallo stupratore.

Artemisia Gentileschi, Autoritratto come Allegoria della Pittura
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La ragazza viene stuprata a 18 anni. Orazio denuncia il fatto alle autorità dopo circa un anno. Un processo per stupro, all’epoca, segna il disonore di Artemisia che da quel momento in poi, nonostante sia una vittima, viene considerata una poco di buono.

Proprio durante il processo viene torturata e l’oggetto della tortura sono proprio le mani…le mani con cui amava dipingere. Lo scopo era quello di fargli ritirare la sua deposizione ma nonostante le atroci sofferenze non lo fece.

Dopo il processo lo stupratore viene condannato a otto mesi ma lei è costretta a fuggire da Roma e a sposare l’artista Pierantonio Stiattesi. Fu la prima donna ad essere ammessa all’accademia delle Arti del disegno a Firenze e si fregia dell’amicizia con Cosimo II de’ Medici e Galileo Galilei.. Nel 1621 lasciò il marito e se ne tornò a Roma con le sue figlie per poi rifugiarsi a Napoli negli anni successivi.

Fede Galizia

Fede Galizia nacque a Milano nel 1578 ma non si sa in quale giorno né in quale mese. Anche lei come Artemisia era figlia d’arte: suo padre era il noto miniaturista trentino Nunzio Galizia. Proprio grazie a suo padre incominciò ad apprendere i primi rudimenti dell’incisione e della miniatura.

Fede Galizia, Giuditta con la testa di Oloferne
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Note sono le sue opere di natura morta ricche di dettagli realistici ma anche le scene a soggetto religioso. Fede Galizia morì di peste nel 1630… l’ondata di peste tremenda raccontata anche nei Promessi Sposi dal Manzoni.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che congedandosi augura a tutte le donne un buon 8 marzo.

8 March: three artists to celebrate Women’s Day

Being artists today is not easy but for women it was once even less so. Try to imagine what it meant in the sixteenth century but also in the following years to study in the workshop of a strictly man master for a little girl or little more who wanted to devote herself to painting or sculpting.

A heresy for the family and for society almost always. But some woman, with tenacity, not without tribulations and with a fervent passion, still managed to really do what she wanted, unfortunately paying a sometimes very high price as happened to Artemisia Gentileschi.

To celebrate women on this day of 8 March, I want to tell you about some of these painters.

Sofonisba Anguissola

Sofonisba was born in 1535 or thereabouts in Cremona from a noble family. His father was a character at the time and held important political positions but not only. In her house there was a great coming and going of intellectuals and both her father and mother wanted her six daughters to cultivate their literary and artistic skills.

It was her father in 1546 who sent her to the workshop with one of her sisters to Bernardino Campi. Sofonisba was really talented and I recognized him too in her time, when her father sent me some really interesting drawings of her such as The Boy Bitten by a Shrimp.

She was so smart that she too arrived at the court of Philip II of Spain in 1559, becoming the portraitist of the royal family until she passed away in 1568.

Artemisia Gentileschi

For her story of her, for her strength and for all that she has had to undergo, Artemisia Gentileschi is the painter who is close to my heart most of all. I never got to know her: she was born in 1593 when I had been dead for a while but from up here I was watching her carefully.

Daughter of art, she wanted to pursue a career as a painter, the same as her father of her Orazio. Just think that she, at the age of 17, painted that wonderful work of Susanna and the Elders.

A friend of her father rapes her at 18 and Horace reports her fact to her authorities after a year. The rape trial at the time was a trial that dishonored the victim, as if she were guilty of the act committed by the rapist.

The girl is raped at 18. Orazio reports the fact to the authorities after about a year. A rape trial, at the time, marked Artemisia’s dishonor that from that moment on, despite her being a victim, she was considered a bad guy.

During the trial she is tortured and the object of torture is her hands … the hands with which she loved to paint. Her purpose was to get him to withdraw her testimony but despite her excruciating suffering he did not.

After the trial, the rapist is sentenced to eight months but she is forced to flee Rome and marry the artist Pierantonio Stiattesi. She was the first woman to be admitted to the Academy of Drawing Arts in Florence and boasts a friendship with Cosimo II de ‘Medici and Galileo Galilei. In 1621 she left her husband and returned to Rome with her daughters and then take refuge in Naples in the following years.

Fede Galizia

Fede Galizia was born in Milan in 1578 but it is not known on what day or in what month. Like Artemisia, she too was a daughter of art: her father was the well-known Trentino miniaturist Nunzio Galizia. Thanks to her, her father began to learn the first rudiments of engraving and miniature.

Notes are her still life works rich in realistic details but also the religious scenes. Fede Galizia died of the plague in 1630 … the wave of terrible plague also told in Manzoni’s Promessi Sposi.

Your always Michelangelo Buonarroti who, taking his leave, wishes all women a good 8 March.

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