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Clemente VII voleva metterci del suo nella Biblioteca Medicea Laurenziana

Era il 23 dicembre del 1525 quando Pier Paolo Marzi prese carta e penna per scrivermi a nome di papa Clemente VII in merito alla libreria che stavo progettando per la famiglia Medici.

Mi mandò a dire che il progetto gli garbava parecchio ma quei finestroni, a detta sua, avrebbero fatto entrare più polvere che luce. Pure l’architetto aveva l’ardire di fare papa Clemente VII.

Ebbe anche da ridire sul fatto che avevo previsto di alzare le pareti: temeva le fondamenta non fossero adatte a reggere quel peso. Ovvia, nemmeno non sapesse che tanto avrei fatto comunque come volevo io.

Nella stessa lettera mi ricordò anche a compimento la Sagrestia Nuova con le tombe dei duchi Medici. E che un lo sapevo che c’avevo da finirle e pure alla svelta? Erano sempre a chiedere tutti e tutti avevano fretta: nemmeno avessi avuto venti mani, quattro cervelli e lavorassi senza desinare né dormire.

Non mi lasciavano nemmeno prender respiro un momentino né m’era consentito sedermi una giornata intera senza far nulla. Tutti col fiato sul collo mi stavano e porcaccia la miseria se pretendevano! Però quando volevano pure interferire col lavoro mio no eh, era troppo.

Vi riporto a seguire la lettera che mi scrisse Pier Paolo Marzi in vece di Clemente VII de Medici.

Roma, 23 dicembre del 1525

Michelagnolo mio charissimo,

la presente è per farvi intendere come Nostro Signore alli giorni passati hebbe la vostra de’ 7, col disegno a piedi della libreria gli mandasti, et per essere Sua Santità fino adesso stata occupata in cose d’importanza, non ha prima possuto, per tale causa, farvi respondere; et che el disegno predecto li piace et satisfà.

Et dice che li ochi disegnate per dare li lumi si pensa habbino ad essere una cosa bella, ma che non sa se la polvere riceveranno sarà maggiore ch’el lume rendere poteranno, et che, alzando el muro duo braccia per fare le finestre come advisate, et essendo parte del tecto posto sù, et haverlo hora ad disfarlo et tramutare legnami, s’el reggerà el peso et farà danno alla fabrica. Pure, che essendosi Sua Beatitudine liberamente rimessa in voi, per confidare nella affectione et virtù vostra, si persuade tucto haviate a fare ad beneficio et utile d’essa fabrica, per haverne più cognitione che non ha Sua Santità et alcuno altro.

Et quello che vi scripse ser Io(an) Francesco della statua da farsi, dice Nostro Signore vi facci intendere che gli è la verità et non burla; et desidera si facci, s’el ci sarà tempo, et per Sua Santità et per voi, ad possere dare la perfectione al tucto. Et ad voi mi raccomando. Ex Palatio Apostolico, XXIII Decembris MDXXV.Tu sai che li pontefici non vivon molto; et noi non potremo, più che facciamo, desiderare vedere, o almeno intendere, essere finita la cappella con le sepulture delli nostri et anche la libreria.

Però ti raccomandiamo l’una et l’altra cosa et intanto ci arrechereno (come tu dicesti già) ad una bona patientia, pregando Dio che ti metta in core di sollicitare tutto insieme. Né dubitare che ti manchi né opere né premio mentre sareno vivi. Et resta con la benedictione di Dio et nostra. I(ulius).

Postscripta. Havendo Nostro Signore in la scrivo per parte di Sua Santità ad voi, non accade in esse altra subscriptione, essendovi la propria mano di Sua Beatitudine. Et ad voi mi raccomando et cet. Vester totus Petrus Polus Martius. Al mio charissimo et honorando Michelagnolo Bonarroti scultore excellentissimo et cet. Floren(tie).

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