La fatica e la fede m’han rovinato
Di periodi bui, tremendi e amari ne ho passati tanti. Se se mi volto un poco indietro non riesco a capire se davvero ne è valsa la pena. Tanto dolore, tanto studio, tanta ricerca di perfezione, tanto arrovellarsi il cervello: ma davvero può esser servito a qualcosa tutto ciò? Ho peccato di vanagloria e dinnanzi a Dio mi son sentito infinitamente piccolo.
Fra i periodi per così dire meno felici ci fu quello che ebbe inizio appena terminai il Giudizio Universale. Certo, c’era chi mi portava in gloria nemmeno fossi un sant’uomo per ciò che avevo creato ma non mancavano coloro i quali erano pronti a mettermi in un cantuccio o magari sul rogo con la scusa delle impudicizie affrescate proprio sull’altare… impudici erano loro con i propri atti osceni e pensieri torbidi, non le pitture mie.
Nemmeno il tempo di finire quel lavoro che già papa Paolo III m’aveva commissionato altri due affreschi nella vicina Cappella Paolina. Ero vecchio, stanco e talmente pieno di lavori che non sapevo più da che parte girarmi né a chi dare la priorità. Ancora una volta sarebbe stata la Tomba di Giulio II a rimanere indietro: i discendenti del papa guerriero mica eran tanto contenti.
Nel frattempo l’agente di Ercole Gonzaga aveva raccolto un dossier su tutte le lamentele relative al Giudizio che stavano avanzando i chietini ovvero i seguaci del futuro papa Carafa, un cardinale potentissimo e sempre più influente. Un periodaccio in cui tutto davvero mi pareva nero come la pece…la vita mia s’accorciava giorno dopo giorno eppure non vedevo lumi in fondo alla strada.
“Basta che, per la fede di trentasei anni e per essersi donato volontariamente a altri, io non mmerito altro che la pictura e la scultura, la fatica e la fede m’han rovinato e va tuttavia di male in peggio. Meglio m’era ne’ primi anni che io mi fussi messo a fare zolfanegli, ch’i’ non sarei in tanta passione!”
Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti


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