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La mia poesia

Il Berni volle esaltare la mia poesia mettendola in contrapposizione a quella quasi vanitosa dei petrarchisti nel suo Capitolo a fra Bastian dal Piombo. I versi che scrissi erano tutt’altro che effimeri ed eterei. A volte pesavano come macigni e diveniva pure complicato metterli nero su bianco. Squarciavano le budella, graffiavano sotto pelle fino a penetrare nelle ossa, fino a sbranare il cuore e ad attraversare la testa. Mescolati qua e là fra i versi più accorati, ce ne sono pure di ironici… basta cercarli bene ma in ogni modo ci sono.

Ho visto qualche sua compositione: son’ignorante et pur direi d’avélle lette tutte nel mezzo di Platone; sì ch’egli è nuovo Apollo e nuovo Apelle: tacete unquanco, pallide viole e liquidi cristalli e fiere snelle: e’ dice cose e voi dite parole. Così scrisse Francesco Berni, poeta, drammaturgo e scrittore.

La mia è poesia era ed è fatta di carne e sangue ma anche di spirito e di infiniti tormenti… quelli che mi divoravano notte e giorno senza lasciarmi barlumi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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