Come vi ho raccontato in altre occasioni, il lavoro di cava era e continua a essere duro. Certo, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, hanno iniziato ad arrivare le prime tecnologie moderne e il mestiere un po’ s’è alleggerito, pesa meno sulle spalle degli uomini ma il rischio rimane alto.
Sapete qual’è la specializzazione che meno è cambiata nel corso dei secoli? Il tecchiaiolo. Una figura fondamentale per la sicurezza di tutti coloro che in cava lavorano o transitano. Appesi come dei ragni sulle pareti di marmo, si occupano di rimuovere i sassi smossi e tutte quelle porzioni di parete a rischio che potrebbero cadere da un momento all’altro sulla testa di chi sta sotto.

Il tecchiaiolo non può avere paura del vuoto e nemmeno di lavorare sospeso, trattenuto da corda e imbracatura. Adesso si adoperano le stesse attrezzature usate dagli alpinisti mentre fino a una manciata di decenni fa ci si legava una corda di canapa in vita e via: qualche giro al piro a monte e un collega fidato a dar corda per scendere lungo la tecchia da pulire. Cos’è la tecchia? Una parte a strapiombo.
D’inverno gelano le mani, la testa poi le braccia e tutto il resto del corpo mentre d’estate, col marmo bianco che riflette il sole, in mezza giornata si diventa neri come tizzoni e dal caldo che c’è brucia pure il cervello.
Mani ferme, gesti precisi e ben calibrati. Il rischio è alto e ogni tanto qualche batticuore ad annebbiare i pensieri. Perdere la lucidità potrebbe essere fatale e anche durante gli imprevisti, avere un pensiero veloce, può fare la differenza fra la salvezza o quello che purtroppo sembra inevitabile.
Guardate questo bel video a seguire girato da Luca Galassi per capire meglio il lavoro del tecchiaiolo. Chi da anni svolge la sua professione con orgoglio, passione e con il rispetto dovuto dettato dal timore di poter sbagliare qualcosa che potrebbe risultare ahimè fatale vi racconterà cose che forse non conoscete o che mai avete sentito narrare.
Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti
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Pubblicato da Michelangelo Buonarroti
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