Felice età nostra

“O veramente felice età nostra, o beati artefici, che ben così vi dovete chiamare, da che nel tempo vostro avete potuto al fonte di tanta chiarezza rischiarare le tenebrose luci degli occhi e vedere fattovi piano tutto quel ch’era difficile da sì maraviglioso e singulare artefice: certamente la gloria delle fatiche sue vi fa conoscere et onorare, da che ha tolto da voi quella benda che avevate innanzi agli occhi della mente, sì di tenebra piena, e v’ha scoperto il velo del falso, il quale v’adombra le bellissime stanze dell’intelletto. Ringraziate di ciò dunque il cielo e sforzatevi d’imitar Michele Agnolo in tutte le cose.”

Il Vasari, nella mia biografia, s’è espresso in questi termini per descrivere la meraviglia che suscitò nei contemporanei la volta della Cappella Sistina appena affrescata. S’è sbilanciato un tantino in nome della nostra amicizia di lunga data o, visto che ancora ero vivo temeva potessi in qualche modo redarguirlo? Ai posteri l’ardua sentenza ma consentitemi di affermare, a distanza di secoli, che forse forse aveva ragione lui.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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