Le invadenze papali di Paolo III Farnese

E’ vero che Paolo III Farnese era un po’ un amico ma a volte era quasi invadente e mi sottraeva dei miei impegni presi. Lavoravo come un forsennato alla realizzazione del Giudizio Universale, per altro commissionatomi da lui. Spesso però voleva che rimanessi a chiacchierare con lui: per carità, gli argomenti trattati erano sempre interessanti per entrambi ma c’avevo da lavorar sodo per portare a termine quel grande affresco.

A testimonianza di queste invadenze papali vi riporto una nota che mi scrisse Iacopo Meleghino, il segretario di Paolo III. In pratica il segretario mi chiedeva di trascorrere il pomeriggio di San Lorenzo un po’ di tempo assieme al pontefice, per fargli un po’ di compagnia. Certo non tutti possono vantare di avere avuto un amico papa e la sua era davvero un’amicizia disinteressata ma fatto sta che a volte, spesso direi, volevo star solo dividendomi fra il lavoro e i miei tormentati pensieri.

Magnifico messer Michelangelo honorando, Nostro Signore è venuto a fare cantare una messa in la sua capelletta di Palazzo, perché hoggi è la festa di Santo Lorenzo, che è titulo della detta capella, et hoggi starà qui in Palazzo per stuffarsi domatina per il fresco. Poi la sera se ne ritornarà a Santo Marco.

Hor, perché Sua Santità se trova qui sola et non ha chi la intertenga, desideraria, quando non vi fusse di scommodo alcuno, ragionare con voi, et se vi fusse piacere vederia volentieri la pittura della capella.

Sua Santità me ha imposta che vi scriva la presente polliza; prego Vostra Signoria che per il presente mio servitore me facciate intendere quello che potete fare, et potendo venire, a che hora serete qua. Et sempre di core me vi raccomando.Servitore Iacopo Meleghino.

Il pittore e teorico dell’arte Francisco de Hollanda riportò assai puntualmente nei suoi scritti un discorso che ebbi a fare io in merito al comportamento di papa Paoli III.

“…talora persino sua santità mi dà noia e fastidio quando mi parla e così spesso mi domanda perché non vado a trovalo. Alle volte credo di servirlo meglio non rispondendo alla sua chiamata per cose da poco, mentre desidero, rimanendo a casa, prestargli assai più l’opera mia; e gli dico allora che lo servo meglio, come si addice a Michelangelo, anziché stando tutto il giorno in piedi davanti a lui, come tanti altri.”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi ricordi di vita passata

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