Le lampade a olio

Fra i vari progetti insoliti a cui lavorai ci sono sicuramente queste due lampade a olio. La prima che vedete in altro a destra ha pure un bell’elmo da combattente tanto elaborato quanto quello del Duca d’Urbino nella Sagrestia Nuova.

Per quanto possa sembrarvi strano, lampade simili, sebbene meno ricche e più semplici, erano assai diffuse soprattutto nella zona di Padova fra il Quattrocento e il Cinquecento.

Il lume in basso è ancora più stravagante e inusuale. Una sorta di demonietto accovacciato gonfia le gote in atto di soffiare sul lume. Con le mani sostiene il vassoio che probabilmente conteneva l’olio. La coda leggermente ripiegata su se stessa serviva per rendere più stabile l’appoggio dei piedi.

Chissà chi mi aveva commissionato questi due lavori. Certo sarebbe ganzo saltassero fuori da qualche parte. Guardate bene in cantina e nelle soffitte vostre e dei parenti: non si sa mai.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che oggi con questa poca luce naturale riaccenderebbe volentieri un paio di lumi a olio.

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