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Andrò presto a Roma per vedere esposte le opere di un artista universale: le mie

Ho già pronto la valigia per andarmene un paio di giorni a Roma. Mi son comprato per l’occasione una di quelle moderne con le rotelle cosi cammina da sola e mi evito la fatica di portarmela in giro per la capitale cambiando mano di continuo.

C’ho messo dentro un paio di scarpe comode di ricambio nel caso in cui iniziasse a piovere a dirotto, un paio di pantaloni di velluto a costine, una camicia bianca stirata alla meno peggio e altre piccole cose come il taccuino, una penna e la sanguigna.

Probabilmente vi starete chiedendo cosa ci vada a fare fino a Roma. Beh, ho voglia di rivedere il primo Cristo Portacroce che scolpii tra il 1514 e il 1516. No, no, non è quello collocato all’interno della Chiesa di Santa Maria sopra Minerva ma si tratta di una versione antecedente che abbandonai durante le ultime rifiniture del volto. Sul più bello comparve in mezzo al viso una brutta venatura nera come la pece. Come potevo consegnare ai committenti una scultura deturpata? All’inizio ho provato ad incorporare il difetto nei lineamenti del Cristo per renderlo meno evidente ma poi ho abbandonato tutto. Ho sempre preteso il massimo da me e non potevo certo presentare un’opera in parte rovinata.

Per farla breve, questa prima versione venata che è stata ritrovata solo quattordici anni fa, tornerà a Roma. Sarà esposta ai Musei Capitolini nel corso della mostra “Michelangelo. Incontrare un artista universale”. L’esposizione ha aperto i battenti il 27 di maggio ed è stata messa in piedi dall’associazione MetaMorfosi in occasione dei 450 anni dalla mia morte.

Cristina Acidini è la curatrice. Per chi non la conoscesse, la Acidini è una storica dell’arte assai titolata ed è un’esperta molto informata sulla mia vita e le mie opere. Addirittura sa cose del mio trascorso che nemmeno io ricordo più. È proprio in gamba e mi piace anche la sua maniera di scrivere accurata ed elegante.

Suvvia, ho le valigie qui accanto alla tomba e penso che andrò a godermi anche l’inaugurazione. Sapete chi ha riscoperto questa scultura dopo secoli di oblio? Irene Baldriga. Una storica dell’arte che raccontò emozionata il ritrovamento alla stampa: “Fui fortunata. Quel giorno incontrai un monaco che mi fece entrare in sacrestia. E lì notai la statua: era cementata su un altarolo e impolverata. Da vicino notai la vena nera che caratterizza il volto. Immediatamente la ricollegai alle fonti che parlano dell’abbandono da parte di Michelangelo per quel difetto».

Stavo dimenticando di dirvi che la mostra “Michelangelo. Incontrare un artista universale” terminerà il 14 di Settembre.

 

Se volete informarvi meglio su questo evento, potete consultare il link http://www.museicapitolini.org/mostre_ed_eventi/mostre/1564_2014_michelangelo

 

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Questo è il volto venato della prima versione del Cristo

 

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La versione definitiva che si trova nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Il drappo non è opera mia ma è stato fatto realizzare da censori che poco avevano a che fare con l’arte, dopo il concilio di Trento.

 

 

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Il Cristo venato che verrà esposto ai musei capitolini

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