Gatto, il libro di Marsilio Arte che racconta perché i felini hanno conquistato la storia dell’arte
C’è una cosa che chi vive con un gatto sa benissimo: siamo convinti di averlo accolto in casa, di prenderci cura di lui e persino di essere i suoi padroni. Poi, però, basta uno sguardo, un movimento della coda o la decisione improvvisa di ignorarci per capire come stanno davvero le cose.
Il gatto ci concede di condividere il suo spazio ma solo a tratti, sia chiaro.
Un’indipendenza aristocratica, un’indole misteriosa, la capacità di passare in pochi secondi dalle fusa più rassicuranti alla fuga improvvisa, senza sentire il bisogno di fornire spiegazioni. Eppure, da migliaia di anni, noi esseri umani continuiamo a essere irresistibilmente attratti da lui.
Il libro Gatto, pubblicato in Italia da Marsilio Arte, è una lettura che consiglio senza esitazioni a chi ama questi straordinari animali e a chiunque sia curioso di scoprire quanto profondamente abbiano influenzato la storia dell’arte e della cultura.
Non è soltanto un bel volume illustrato da sfogliare sul divano con una cioccolata fumante tra le mani, magari con un felino acciambellato sulle ginocchia. È un viaggio attraverso secoli di immagini, simboli, mode e interpretazioni, nel quale il gatto è il vero protagonista e riesce, come sempre, a rubare la scena a tutti gli altri.
Dall’Antico Egitto agli artisti contemporanei: il gatto non passa mai di moda
Con oltre 200 immagini, il volume costruisce un percorso iconografico accurato, mettendo in dialogo opere appartenenti a epoche, culture e linguaggi molto diversi. Il risultato è una galleria visiva nella quale si incontrano rappresentazioni familiari e altre decisamente meno conosciute.
Si parte da lontano, dall’Antico Egitto, dove il gatto occupava un posto speciale nella società e nella dimensione religiosa, per arrivare ai mosaici antichi e alle successive rappresentazioni artistiche. Il suo aspetto elegante, gli occhi enigmatici e quella postura inconfondibile hanno attraversato i secoli, assumendo significati sempre nuovi.
Il gatto è stato compagno domestico, creatura sacra, simbolo di protezione, presenza inquietante e, talvolta, protagonista di superstizioni e racconti popolari. Non sempre ha avuto una reputazione rassicurante: nel corso della storia è stato associato al mistero, alla notte e persino alla stregoneria.
Può essere tenero e minaccioso, buffo e solenne, familiare e distante. In un dipinto può diventare un dettaglio apparentemente secondario, ma basta la sua presenza per cambiare l’atmosfera dell’intera composizione.
Da Louis Wain ad Andy Warhol: quando i gatti diventano opere d’arte
Una delle parti più interessanti del volume è quella dedicata agli artisti che hanno fatto del gatto un soggetto riconoscibile della propria ricerca.
Tra i nomi che incontriamo c’è Louis Wain, illustratore inglese diventato celebre per i suoi gatti antropomorfi. I suoi felini si comportano come esseri umani: si vestono, conversano, partecipano a feste e assumono espressioni che sembrano raccontare ogni possibile sfumatura del carattere umano. Osservarli è un divertimento continuo, soprattutto per chi conosce bene le abitudini dei nostri amici a quattro zampe.
Poi arriva Andy Warhol, con la sua inconfondibile sensibilità pop. Anche il gatto entra nel suo universo artistico, dimostrando che può diventare un’icona contemporanea proprio come una celebrità o un prodotto della cultura di massa.
Il percorso comprende inoltre Tracey Emin e Judy Chicago, con interpretazioni legate all’arte concettuale, e Yoshitomo Nara, artista giapponese che ha saputo dare ai suoi soggetti felini un’identità visiva immediatamente riconoscibile.
C’è spazio anche per il mondo della moda, con Thom Browne, e per tutte quelle contaminazioni tra arte, illustrazione e cultura visiva che dimostrano quanto il gatto sia ancora oggi una fonte inesauribile di ispirazione.
La cosa bella è che non troviamo sempre il solito felino grazioso, intento a dormire in una cesta o a giocare con un gomitolo. Qui il gatto può essere provocatorio, stravagante, ironico, inquietante e persino dissacrante.
Insomma, come nella vita reale.
Lo Stregatto, il Gatto con gli Stivali e i felini dell’immaginario collettivo
Un altro aspetto particolarmente piacevole del libro è il dialogo con la letteratura e il folklore popolare.
Come dimenticare lo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie, con il suo sorriso impossibile e la capacità di apparire e scomparire lasciando Alice ancora più confusa di prima? È probabilmente uno dei gatti più enigmatici e riconoscibili della letteratura.
E che dire del Gatto con gli Stivali, capace di trasformare la propria astuzia in uno strumento per cambiare il destino del suo padrone?
Accanto a questi personaggi troviamo anche i maneki-neko, i celebri gatti giapponesi con una zampa sollevata, diventati simboli di fortuna e prosperità. Piccoli oggetti entrati nella cultura popolare internazionale, ma che affondano le radici in una tradizione molto più antica.
Un libro da regalare a chi ama i gatti (e anche a chi pensa di conoscerli)
Ad accompagnare questo viaggio ci sono i saggi introduttivi di Hannah Shaw e Leïla Jarbouai, che offrono ulteriori spunti per comprendere l’evoluzione del rapporto millenario tra esseri umani e felini.
È un elemento importante perché permette di andare oltre la semplice successione di belle immagini. Il gatto è presenza culturale che ha attraversato civiltà, credenze e trasformazioni sociali.
E qui sta, a mio parere, uno dei meriti maggiori del volume: riuscire a parlare contemporaneamente agli appassionati d’arte e a chiunque abbia un debole per i gatti.
Non occorre essere esperti di storia dell’arte per apprezzarlo, così come non è necessario conoscere ogni razza felina o avere una casa popolata di mici per lasciarsi conquistare dalle sue immagini.
Personalmente, trovo irresistibile l’idea di ripercorrere la storia dell’arte attraverso un protagonista che non ha mai avuto bisogno di grandi presentazioni. Il gatto entra in una stanza e, in qualche modo, diventa subito il centro dell’attenzione. Lo stesso accade in questo libro: qualunque sia l’epoca, la tecnica o l’artista, finiamo inevitabilmente per cercare lui.
E poi diciamolo: chi condivide la propria vita con un gatto sa che certe cose non si possono spiegare del tutto. Si possono raccontare, dipingere, fotografare e perfino studiare in oltre 200 immagini, ma il mistero resta.
Il gatto continuerà a guardarci con quell’espressione un po’ distaccata, come se sapesse qualcosa che noi ancora ignoriamo.
‘Gatto’ è una bella scoperta per gli appassionati d’arte e un regalo azzeccato per chi ama i felini e una lettura capace di ricordarci che, nonostante tutti i nostri tentativi di rappresentarli, i gatti rimangono creature meravigliosamente libere.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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