Van Eyck, i ritratti che sembrano vivi: a Londra una mostra irripetibile
Dal Ritratto dei coniugi Arnolfini all’enigmatico autoritratto del 1433: alla National Gallery di Londra, Jan van Eyck sarà protagonista di una mostra eccezionale che riunirà i suoi ritratti più celebri.
Occhi che continuano a fissarci, rughe che raccontano una vita, barbe appena accennate e labbra serrate che sembrano nascondere segreti mai svelati: sono i volti dipinti da Jan van Eyck, il maestro fiammingo che nel XV secolo portò la rappresentazione della realtà a un livello di straordinaria precisione.
A quasi seicento anni dalla loro realizzazione, questi ritratti conservano una sorprendente capacità di metterci a confronto con persone vissute in un mondo lontanissimo dal nostro. E proprio questa sensazione di vicinanza, quasi di incontro diretto, è al centro di Van Eyck: The Portraits, la mostra organizzata dalla National Gallery di Londra dal 21 novembre 2026 all’11 aprile 2027.
Per la prima volta, un’esposizione riunirà i nove ritratti dipinti attribuiti con certezza a Jan van Eyck e presenterà anche il suo unico disegno sopravvissuto, offrendo un’occasione straordinaria per approfondire la nascita della ritrattistica moderna.
Van Eyck alla National Gallery: una mostra che entrerà nella storia dell’arte
La mostra Van Eyck: The Portraits nasce da un progetto ambizioso: riunire opere normalmente conservate in musei e collezioni differenti, distribuiti in diversi Paesi europei.
Il nucleo centrale sarà costituito dai nove ritratti dipinti noti dell’artista, affiancati dal Ritratto di un uomo anziano, un disegno realizzato intorno al 1438 e conservato a Dresda. L’esposizione comprenderà inoltre opere su carta di altri artisti del Quattrocento, utili per comprendere quanto l’esempio di van Eyck abbia influenzato la rappresentazione del volto umano.
La possibilità di confrontare direttamente questi dipinti permetterà ai visitatori di osservare differenze, analogie e soluzioni tecniche che, quando le opere sono separate da centinaia di chilometri, risultano molto più difficili da cogliere.
Il progetto espositivo offrirà anche l’opportunità di approfondire alcuni interrogativi ancora aperti: chi erano davvero le persone raffigurate? Quali rapporti le legavano al pittore? E quanto possiamo conoscere della loro personalità attraverso i dettagli che l’artista ha scelto di immortalare?
Jan van Eyck: l’artista che trasformò il volto in una presenza reale
Jan van Eyck, attivo tra il 1422 e il 1441, è considerato una delle figure fondamentali del Rinascimento nordico. La sua fama è legata soprattutto alla straordinaria padronanza della pittura a olio, alla capacità di rendere la luce e alla minuziosa attenzione per i dettagli.
Le origini e la formazione dell’artista rimangono in parte misteriose. Sappiamo, tuttavia, che nel 1425 entrò al servizio di Filippo il Buono, duca di Borgogna, uno dei sovrani più potenti d’Europa. Van Eyck lavorò per lui fino alla morte, avvenuta a Bruges nel 1441, svolgendo anche missioni diplomatiche.
La sua posizione privilegiata gli consentì di entrare in contatto con ambienti di corte, mercanti, funzionari e personaggi influenti. Ma la grandezza dei suoi ritratti risiede proprio nella capacità di andare oltre la semplice celebrazione del prestigio sociale.
I suoi soggetti non appaiono come figure idealizzate o modelli astratti di bellezza. Sono individui riconoscibili, con caratteristiche fisiche precise e un’espressività che sembra restituirci qualcosa della loro interiorità.
Una barba non perfettamente rasata, una piccola irregolarità della pelle, uno sguardo diretto o un’espressione trattenuta diventano elementi essenziali della rappresentazione.
Van Eyck costruisce l’impressione di trovarsi davanti a una persona vera.
Il Ritratto dei coniugi Arnolfini: il capolavoro che nasconde ancora molti misteri
Realizzato nel 1434, il dipinto custodito alla National Gallery rappresenta una coppia all’interno di una stanza, circondata da oggetti che hanno alimentato per secoli interpretazioni e dibattiti. Lo specchio convesso sulla parete di fondo, il lampadario, il cagnolino e le iscrizioni dipinte da van Eyck contribuiscono a costruire una scena ricchissima di dettagli.
L’identità dei personaggi e il significato preciso della composizione sono ancora oggetto di discussione. Tradizionalmente il dipinto è stato associato al mercante Giovanni Arnolfini e alla moglie, ma l’interpretazione dell’opera e l’identificazione esatta dei soggetti restano questioni complesse.
La mostra offrirà un confronto particolarmente interessante: il Ritratto dei coniugi Arnolfini sarà esposto insieme a un pannello raffigurante un uomo identificato, con qualche cautela, con Giovanni Arnolfini. Le due opere consentiranno di approfondire una possibilità eccezionale per l’epoca: che van Eyck abbia ritratto lo stesso individuo in due occasioni differenti.
Un accostamento prezioso, perché permette di studiare il volto non più soltanto come parte di una scena narrativa, ma come immagine autonoma di una persona.
L’autoritratto di van Eyck e lo sguardo che sfida i secoli
Tra le opere più attese ci sarà il celebre Ritratto di un uomo, datato 1433 e conservato alla National Gallery, spesso interpretato come un possibile autoritratto dell’artista.
Il personaggio indossa un voluminoso copricapo rosso e guarda direttamente verso lo spettatore. La sua espressione è intensa, quasi interrogativa. Non possiamo affermare con certezza che si tratti di van Eyck stesso, ma l’ipotesi ha contribuito a rendere il dipinto uno dei ritratti più affascinanti del Quattrocento.
L’iscrizione che accompagna l’opera, con la data e il motto personale dell’artista, Als ich kan, generalmente tradotto come «Come posso» o «Per quanto posso», testimonia una consapevolezza professionale sorprendente per il periodo.
La sua presenza nella mostra acquista un significato particolare anche perché il dipinto, recentemente restaurato, sarà presentato accanto al ritratto di sua moglie, Margaret, realizzato nel 1439 e conservato a Bruges.
Margaret, la moglie del pittore: un volto femminile fuori dagli schemi
Il Ritratto di Margaret van Eyck, dipinto nel 1439, è una testimonianza preziosa della dimensione privata del pittore. La donna, rappresentata con un’acconciatura elaborata e un’espressione composta, non è una regina né una figura mitologica, ma la moglie dell’artista.
Nel Quattrocento, i ritratti individuali erano spesso legati alla celebrazione del potere, della ricchezza e delle alleanze familiari. La rappresentazione di una donna appartenente alla cerchia personale del pittore mostra invece come il genere potesse aprirsi a nuove figure e a nuove esigenze di memoria.
Il confronto con il possibile autoritratto di van Eyck permetterà inoltre di osservare due persone legate da un rapporto familiare, immortalate in momenti diversi e con caratteristiche espressive differenti.
Non conosciamo tutti i dettagli della loro vita privata, ma i due dipinti ci restituiscono una testimonianza concreta di un mondo nel quale anche i legami personali potevano diventare soggetto d’arte.
Jan de Leeuw e gli altri protagonisti: i ritratti non erano soltanto per re e regine
Un altro protagonista dell’esposizione sarà Jan de Leeuw, orafo raffigurato da van Eyck nel 1436. Il suo sguardo diretto, la precisione dei tratti e la resa minuziosa del volto mostrano quanto l’artista fosse interessato alla personalità individuale.
La scelta di rappresentare un artigiano di successo è particolarmente significativa. L’arte del ritratto non era più riservata esclusivamente ai sovrani e ai membri dell’aristocrazia: poteva diventare uno strumento attraverso il quale mercanti, professionisti e persone vicine all’artista affermavano la propria identità.
I volti di uomini e donne della società urbana acquistavano una nuova dignità visiva. Le loro immagini non erano semplici testimonianze del rango sociale, ma opere capaci di conservare tratti individuali e di costruire una memoria destinata a durare nel tempo.
Il segreto di van Eyck: dipingere anche ciò che nessuno avrebbe notato
Una delle caratteristiche più sorprendenti dei ritratti di van Eyck è la cura riservata agli elementi che altri pittori avrebbero potuto trascurare.
Le iscrizioni, le cornici dipinte, i materiali e persino il retro delle tavole partecipano alla costruzione dell’opera. L’artista era capace di simulare superfici simili al marmo, al metallo e ad altri materiali preziosi, creando illusioni ottiche di grande efficacia.
Questi dettagli contribuivano a trasformare il ritratto in un oggetto da osservare attentamente, da prendere in mano e da esaminare da più punti di vista.
Il disegno ritrovato nella storia della ritrattistica: un incontro dopo quasi seicento anni
Tra i prestiti più importanti figura il Ritratto di un uomo anziano, realizzato intorno al 1438 e conservato a Dresda. Si tratta dell’unico disegno noto sopravvissuto di Jan van Eyck, un documento fondamentale per comprendere il suo processo creativo.
L’opera mostra una capacità straordinaria di costruire il volto attraverso segni minuti e sovrapposti. Le annotazioni relative ai colori e la precisione del tratto offrono informazioni preziose sul modo in cui l’artista studiava le caratteristiche fisiche del modello.
Il disegno sarà riunito al dipinto corrispondente, conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna e conosciuto come Ritratto di un uomo anziano (uno studioso?). Il ricongiungimento, avvenuto soltanto in un’altra occasione, consentirà di confrontare direttamente due testimonianze dello stesso progetto artistico.
Non si tratta soltanto di un confronto tra tecniche differenti. È un’opportunità per osservare il passaggio dallo studio del volto alla sua traduzione pittorica, comprendendo meglio le scelte attraverso cui van Eyck costruiva la straordinaria vitalità dei suoi personaggi.
La firma di van Eyck: quando il pittore smise di essere anonimo
Nel Medioevo molti artisti lavoravano senza lasciare un’identificazione evidente della propria paternità. Jan van Eyck si distinse anche per la frequenza con cui firmava e datava le sue opere, talvolta indicando persino il giorno della loro realizzazione.
Il motto Als ich kan è diventato uno degli elementi più riconoscibili della sua produzione. Le iscrizioni venivano integrate nella composizione e dipinte in modo da sembrare incise nella pietra o nel metallo.
La firma non era un’aggiunta estranea al dipinto: diventava parte integrante del gioco illusionistico.
Van Eyck raggiunse una fama considerevole già durante la sua vita. Il servizio presso Filippo il Buono, le missioni diplomatiche e la diffusione delle sue opere nelle collezioni europee confermano la sua posizione di rilievo.
Van Eyck: The Portraits sarà visitabile dal 21 novembre 2026 all’11 aprile 2027 alla National Gallery di Londra.
I ritratti di Jan van Eyck raccontano qualcosa che appartiene anche al nostro presente: il desiderio di essere riconosciuti, ricordati e compresi attraverso il nostro volto.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
Van Eyck, portraits that look alive: a once-in-a-lifetime exhibition in London
From the Arnolfini Portrait to the enigmatic self-portrait of 1433: Jan van Eyck will take center stage at London’s National Gallery in an exceptional exhibition bringing together his most celebrated portraits.
Eyes that hold our gaze, wrinkles that tell the story of a life, lightly sketched beards, and tightly set lips that seem to conceal untold secrets—these are the faces painted by Jan van Eyck, the Flemish master who, in the 15th century, elevated the depiction of reality to a level of extraordinary precision.
Nearly six hundred years after they were created, these portraits retain a remarkable ability to connect us with individuals who lived in a world vastly different from our own. It is precisely this sense of closeness—of an almost direct encounter—that lies at the heart of Van Eyck: The Portraits, an exhibition organized by the National Gallery in London run
Van Eyck’s self-portrait and a gaze that defies the centuries
Among the most anticipated works is the celebrated Portrait of a Man, dated 1433 and held at the National Gallery, which is often interpreted as a possible self-portrait of the artist.
The figure wears a voluminous red headdress and looks directly at the viewer. His expression is intense, almost questioning. While we cannot state with certainty that this is Van Eyck himself, the hypothesis has helped make the painting one of the most fascinating portraits of the 15th century.
The inscription accompanying the work—featuring the date and the artist’s personal motto, Als ich kan (generally translated as “As I can” or “To the best of my ability”)—reveals a professional self-awareness that is remarkable for the period.
Its inclusion in the exhibition takes on special significance because the painting—recently restored—will be displayed alongside the portrait of his wife, Margaret, created in 1439 and held in Bruges.
Margaret, the painter’s wife: a female face that breaks the mold
The Portrait of Margaret van Eyck, painted in 1439, offers a precious glimpse into the painter’s private life. Depicted with an elaborate hairstyle and a composed expression, the woman is neither a queen nor a mythological figure, but the artist’s wife.
In the 15th century, individual portraits were often linked to the celebration of power, wealth, and family alliances. The depiction of a woman from the painter’s personal circle, however, demonstrates how the genre could open up to new types of subjects and new ways of preserving memory.
Comparing this with the possible self-portrait of Van Eyck also allows us to observe two people bound by family ties, immortalized at different times and with distinct expressive qualities. We do not know every detail of their private lives, but the two paintings offer tangible evidence of a world in which personal ties could also become a subject for art.
Jan de Leeuw and other key figures: portraits were not just for kings and queens
Another central figure in the exhibition is Jan de Leeuw, a goldsmith depicted by van Eyck in 1436. His direct gaze, the precision of his features, and the meticulous rendering of his face reveal the artist’s keen interest in individual personality.
The decision to portray a successful craftsman is particularly significant. Portraiture was no longer the exclusive preserve of sovereigns and the aristocracy; it became a means for merchants, professionals, and the artist’s own associates to assert their identities.
The faces of men and women from urban society acquired a new visual dignity. Their images were not merely records of social rank, but works capable of capturing individual traits and creating a lasting legacy.
Van Eyck’s secret: painting even what no one would notice
One of the most striking features of van Eyck’s portraits is the care lavished on elements that other painters might have overlooked.
Inscriptions, painted frames, materials, and even the backs of the panels all play a role in the composition of the work. The artist was able to convincingly simulate surfaces such as marble, metal, and other precious materials, creating highly effective optical illusions.
These details helped transform the portrait into an object to be closely observed, held in the hand, and examined from multiple angles. A rediscovered drawing in the history of portraiture: a reunion after nearly six hundred years
Among the most significant loans is the Portrait of an Elderly Man, created around 1438 and held in Dresden. It is the only known surviving drawing by Jan van Eyck—a crucial document for understanding his creative process.
The work demonstrates an extraordinary ability to construct the face through minute, overlapping marks. Annotations regarding color and the precision of the linework offer valuable insights into how the artist studied the sitter’s physical features.
The drawing will be reunited with its corresponding painting—held at the Kunsthistorisches Museum in Vienna and known as Portrait of an Elderly Man (A Scholar?). This reunion, which has occurred on only one other occasion, will allow for a direct comparison of two manifestations of the same artistic project.
This is not merely a comparison of different techniques. It is an opportunity to observe the transition from the study of the face to its translation into paint, gaining a better understanding of the choices through which van Eyck imbued his subjects with such extraordinary vitality.
Van Eyck’s signature: when the painter ceased to be anonymous
In the Middle Ages, many artists worked without leaving a clear indication of their identity his own authorship. Jan van Eyck also distinguished himself by the frequency with which he signed and dated his works, sometimes even specifying the day of their creation.
The motto Als ich kan became one of the most recognizable elements of his body of work. The inscriptions were integrated into the composition and painted to look as though they were carved into stone or metal.
The signature was not an element extraneous to the painting; it became an integral part of the illusionistic effect.
Van Eyck achieved considerable fame during his lifetime. His service to Philip the Good, his diplomatic missions, and the spread of his works across European collections confirm his prominent status.
Van Eyck: The Portraits will be on view from November 21, 2026, to April 11, 2027, at the National Gallery in London.
Jan van Eyck’s portraits speak to something that resonates with our own times: the desire to be recognized, remembered, and understood through our faces.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti, bids you farewell and looks forward to seeing you in future posts and on social media.

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