Vai al contenuto

Nel 2027 il Giappone conquista Forlì: dagli Impressionisti al Manga, la mostra che racconta una rivoluzione nell’arte

Il Giappone che cambia per sempre lo sguardo dell’Occidente, dalle xilografie ukiyo-e che affascinarono gli artisti europei dell’Ottocento fino al manga, all’animazione e al cinema contemporanei. È questo il viaggio al centro di “Visioni d’Oriente. Giappone e Giapponismo dagli Impressionisti al Manga”, la grande mostra annunciata dal Museo Civico San Domenico di Forlì per il 2027.

L’esposizione sarà aperta dal 19 febbraio al 27 giugno 2027 negli spazi dei Musei Civici San Domenico ed è organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con l’Amministrazione Comunale.

Leopoldo Metlicovitz Madama Butterfly 1904
carta / cromolitografia cm 144,5×103,9. Milano, Civiche Raccolte Bertarelli
Annunci

La mostra nasce con l’obiettivo di raccontare una delle contaminazioni più profonde e durature nella storia dell’arte occidentale: quella esercitata dalla cultura visiva giapponese sulla pittura, sulle arti decorative e sull’immaginario europeo, fino ad arrivare alle forme della cultura pop contemporanea.

Il Giapponismo che rivoluzionò l’arte europea

Per comprendere la portata di questo fenomeno bisogna tornare alla seconda metà dell’Ottocento, quando il Giappone, dopo circa due secoli di isolamento, si riaprì progressivamente ai rapporti con l’Occidente.

L’Europa fu immediatamente conquistata dall’immaginario di un mondo percepito come lontano, raffinato e radicalmente diverso dai modelli artistici occidentali. La Francia divenne uno dei principali centri di questa nuova passione e proprio in questo contesto nacque il termine “Giapponismo”, utilizzato per indicare l’influenza esercitata dall’arte giapponese sulla cultura figurativa europea.

Il termine fu utilizzato per la prima volta dal critico Philippe Burty tra il 1872 e il 1873 e sarebbe diventato progressivamente il nome di una vera e propria tendenza artistica destinata a incidere profondamente sulla modernità.

A favorire la diffusione delle immagini e degli oggetti provenienti dal Giappone furono anche le Esposizioni Universali, i negozi specializzati nelle arti dell’Estremo Oriente e una nuova editoria dedicata al fenomeno. Tra le iniziative più importanti ci fu la rivista Le Japon artistique, pubblicata tra il 1888 e il 1891 dal collezionista e mercante Samuel Bing.

Leopoldo Metlicovitz Madama Butterfly 1904
carta / cromolitografia cm 144,5×103,9
Milano, Civiche Raccolte Bertarelli
Annunci

Le stampe ukiyo-e conquistarono gli Impressionisti

Il cuore della rivoluzione visiva proveniente dal Giappone furono soprattutto le xilografie ukiyo-e. Per gli artisti europei quelle immagini proponevano un modo completamente diverso di costruire lo spazio, utilizzare il colore e scegliere l’inquadratura.

La prospettiva scientifica tradizionale lasciava spazio a composizioni nelle quali le superfici cromatiche, le linee e i rapporti ritmici assumevano un ruolo fondamentale. Il colore poteva essere steso in campiture nette, senza le progressive modulazioni chiaroscurali tipiche della pittura accademica occidentale.

Era una trasformazione destinata a lasciare un segno profondo.

Gli artisti scoprirono così in Hokusai, Hiroshige e Utamaro un repertorio di immagini nel quale la natura, le figure umane e gli oggetti quotidiani potevano essere rappresentati attraverso tagli sorprendenti, punti di vista insoliti, asimmetrie e accostamenti cromatici completamente nuovi.

Quella libertà contribuì alla nascita di una nuova sensibilità moderna.

Seiko (Nobitaki, Saltimpalo) Inizio XX secolo xilografia policroma
cm 24,1×25 (Formato Shikishiban) Bologna, Collezione del Centro Studi d’Arte Estremo-Oriente
Annunci

Monet, Van Gogh, Gauguin: quando l’Oriente entra nella pittura occidentale

Gli Impressionisti e i postimpressionisti furono tra i principali protagonisti di questo incontro.

Dalle stampe giapponesi arrivarono suggestioni che riguardavano il modo stesso di guardare il mondo: l’attenzione per la natura, la luminosità dei colori, i contorni più marcati, le composizioni asimmetriche e il superamento della tradizionale organizzazione prospettica.

Gli Impressionisti guardarono soprattutto alla struttura delle immagini, ai tagli compositivi e alle linee rapide. I postimpressionisti svilupparono ulteriormente queste suggestioni, trasformandole in una componente essenziale della propria ricerca.

Paul Gauguin e i Nabis, in particolare, furono affascinati dall’uso del colore come superficie autonoma, steso in campiture piatte e capace di assumere un valore decorativo e simbolico. Una sensibilità che aveva importanti precedenti proprio nelle opere di Hokusai, Utamaro e Hiroshige.

Il Giapponismo, dunque, non fu semplicemente una moda esotica. Fu uno degli impulsi che contribuirono alla progressiva crisi della rappresentazione tradizionale e alla nascita di un nuovo linguaggio artistico internazionale.

Claude Monet Passerella a Zaandam, 1871
olio su tela Macon, Musée des Ursulines
Annunci

Da Parigi a tutta Europa: il Giappone diventa moderno

L’influenza giapponese non rimase confinata alla Francia. Il fenomeno attraversò rapidamente l’Europa e raggiunse artisti e designer di paesi diversi.

La mostra di Forlì seguirà proprio questa straordinaria diffusione, mettendo in evidenza come il Giapponismo abbia assunto forme differenti a seconda dei contesti culturali.

Dalla Francia di Paul Gauguin, Henri de Toulouse-Lautrec, Pierre Bonnard, Paul Ranson ed Émile Gallé al Belgio di James Ensor, dall’Olanda di Vincent van Gogh all’Austria di Gustav Klimt e Koloman Moser, dalla Boemia di Alphonse Mucha all’Inghilterra di Albert Moore, il fascino del Giappone attraversò le frontiere e contribuì alla formazione della sensibilità artistica della modernità.

Anche l’Italia partecipò pienamente a questo processo. Tra gli artisti chiamati in causa figurano Giuseppe De Nittis, Galileo Chini, Plinio Nomellini e Giacomo Balla, protagonisti di un confronto con la cultura giapponese che assunse caratteristiche diverse ma ugualmente significative.

Utagawa Yoshiiku Yanagibashi Kamekiyo (La locanda Kamekiyo a Yanagibashi) 1870
Dalla serie Ryûkô Ryôgoku jiman (L’orgoglio del viale dei salici a Ryôgoku)
Editore: Kagaya Kichii; Sigillo della censura: aratame (esaminato), con sigillo della data: anno del cavallo, sesto mese xilografia policroma cm 37,3×25 (formato Ōban) Bologna, Collezione del Centro Studi d’Arte Estremo-Oriente
Annunci

Il Giapponismo nelle arti decorative: Gallé, Tiffany e Lalique

L’influenza del Giappone non riguarda soltanto la pittura.

Motivi, forme e soluzioni decorative provenienti dall’Estremo Oriente entrarono infatti nella produzione di vetri, gioielli e arti applicate, diventando una delle componenti fondamentali della nuova estetica tra Ottocento e Novecento.

Il repertorio giapponese è riconoscibile nei vetri di Émile Gallé, dei fratelli Daum e di Tiffany, così come nella gioielleria di René Lalique e Wolfers.

Dal Giappone degli Impressionisti al manga contemporaneo

È proprio l’ampiezza temporale a rendere particolarmente interessante il progetto di Visioni d’Oriente.

La mostra non si fermerà infatti al Giapponismo ottocentesco, ma seguirà la lunga trasformazione di questa influenza fino alla cultura contemporanea, arrivando al manga, all’animazione e al cinema.

Il percorso suggerisce così una domanda affascinante: quanto del nostro modo contemporaneo di guardare le immagini deriva, direttamente o indirettamente, da quella rivoluzione visiva iniziata con l’arrivo delle stampe giapponesi in Europa?

Tra xilografie, pittura, arti decorative e cultura pop, il Giappone appare non più soltanto come un’influenza esterna, ma come uno dei protagonisti della costruzione dell’immaginario moderno.

Seiko (Nobitaki, Saltimpalo) Inizio XX secolo xilografia policroma
cm 24,1×25 (Formato Shikishiban) Bologna, Collezione del Centro Studi d’Arte Estremo-Oriente
Annunci

Una mostra per capire la nascita dello sguardo moderno

“Visioni d’Oriente. Giappone e Giapponismo dagli Impressionisti al Manga” vuole quindi raccontare qualcosa di più di un capitolo della storia dell’arte.

Il Giapponismo viene interpretato come un vero catalizzatore della modernità occidentale, capace di mettere in discussione la prospettiva, la costruzione dello spazio, il rapporto tra colore e forma e persino il modo di scegliere ciò che merita di essere rappresentato.

Quello che arrivò dall’altra parte del mondo non fu semplicemente un repertorio di immagini esotiche. Fu una diversa idea di rappresentazione che offrì agli artisti europei strumenti per superare progressivamente i modelli accademici e cercare nuove possibilità.

Visioni d’Oriente a Forlì: date, curatori e direzione

La grande mostra sarà visitabile al Museo Civico San Domenico di Forlì dal 19 febbraio al 27 giugno 2027.

La curatela è affidata a Rossella Menegazzo, Giovanni Gamberi e Francesco Parisi, con la collaborazione di Matthew Winterbottom ed Enrico Colle. La presidente del comitato scientifico è Cristina Acidini, mentre la direzione generale del progetto è affidata a Gianfranco Brunelli.

Forlì si prepara così a proporre una mostra che attraversa oltre un secolo di storia dell’arte e cultura visiva, seguendo una delle contaminazioni più sorprendenti della modernità: quella tra Giappone e Occidente.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

Annunci

In 2027, Japan conquers Forlì: from the Impressionists to Manga, the exhibition that recounts a revolution in art

Japan is forever changing the West’s perspective, from the ukiyo-e woodcuts that fascinated 19th-century European artists to contemporary manga, animation, and cinema. This is the journey at the heart of “Visions of the East. Japan and Japonism from the Impressionists to Manga,” the major exhibition announced by the Museo Civico San Domenico in Forlì for 2027.

The exhibition will be open from February 19 to June 27, 2027, in the spaces of the Musei Civici San Domenico and is organized by the Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaboration with the Municipal Administration.

The exhibition aims to recount one of the most profound and enduring influences in the history of Western art: that of Japanese visual culture on painting, the decorative arts, and the European imagination, all the way to contemporary pop culture.

Japonism Revolutionized European Art

To understand the scope of this phenomenon, we must go back to the second half of the nineteenth century, when Japan, after nearly two centuries of isolation, gradually reopened to relations with the West.

Europe was immediately captivated by the imagery of a world perceived as distant, refined, and radically different from Western artistic models. France became a major center of this new passion, and it was in this context that the term “Japonism” was born, used to indicate the influence of Japanese art on European figurative culture.

The term was first used by the critic Philippe Burty between 1872 and 1873 and would gradually become the name of a true artistic trend destined to profoundly impact modernity.

The spread of images and objects from Japan was also facilitated by the Universal Expositions, shops specializing in Far Eastern art, and a new publishing industry dedicated to the phenomenon. Among the most important initiatives was the magazine Le Japon artistique, published between 1888 and 1891 by the collector and dealer Samuel Bing.

Ukiyo-e Prints Won Over the Impressionists

The heart of the visual revolution that originated in Japan was ukiyo-e woodblock prints. For European artists, these images offered a completely different way of constructing space, using color, and choosing the right framing.

Traditional scientific perspective gave way to compositions in which color surfaces, lines, and rhythmic relationships played a fundamental role. Color could be applied in clear fields, without the progressive chiaroscuro modulations typical of Western academic painting.

It was a transformation destined to leave a profound mark.

Artists thus discovered in Hokusai, Hiroshige, and Utamaro a repertoire of images in which nature, human figures, and everyday objects could be represented through surprising angles, unusual viewpoints, asymmetries, and entirely new color combinations.

This freedom contributed to the birth of a new modern sensibility.

Monet, Van Gogh, Gauguin: When the East Enters Western Painting

The Impressionists and Post-Impressionists were among the main protagonists of this encounter.

From Japanese prints came influences that affected the very way of looking at the world: a focus on nature, the luminosity of colors, sharper contours, asymmetrical compositions, and the overcoming of traditional perspective.

The Impressionists focused primarily on the structure of images, compositional cuts, and rapid lines. The Post-Impressionists further developed these influences, making them an essential component of their research.

Paul Gauguin and the Nabis, in particular, were fascinated by the use of color as an autonomous surface, applied in flat fields and capable of assuming a decorative and symbolic value. This sensibility had important precedents in the works of Hokusai, Utamaro, and Hiroshige.

Japonism, therefore, was not simply an exotic fad. It was one of the impulses that contributed to the progressive crisis of traditional representation and the birth of a new international artistic language.

From Paris to All of Europe: Japan Becomes Modern

Japanese influence was not confined to France. The phenomenon rapidly spread across Europe, reaching artists and designers from across the globe.

The Forlì exhibition will follow this extraordinary diffusion, highlighting how Japonism took different forms depending on cultural contexts.

From the France of Paul Gauguin, Henri de Toulouse-Lautrec, Pierre Bonnard, Paul Ranson, and Émile Gallé to the Belgium of James Ensor, from the Netherlands of Vincent van Gogh to the Austria of Gustav Klimt and Koloman Moser, from the Bohemia of Alphonse Mucha to the England of Albert Moore, the allure of Japan crossed borders and contributed to the formation of the artistic sensibility of modernity.

Italy also participated fully in this process. Among the artists featured were Giuseppe De Nittis, Galileo Chini, Plinio Nomellini, and Giacomo Balla, all protagonists of an engagement with Japanese culture that took on different but equally significant characteristics.

Japanism in the Decorative Arts: Gallé, Tiffany, and Lalique

Japan’s influence extends beyond painting.

Motifs, forms, and decorative solutions from the Far East entered the production of glass, jewelry, and applied arts, becoming a fundamental component of the new aesthetic between the 19th and 20th centuries.

The Japanese repertoire is recognizable in the glasswork of Émile Gallé, the Daum brothers, and Tiffany, as well as in the jewelry of René Lalique and Wolfers.

From the Japan of the Impressionists to Contemporary Manga

It is precisely this temporal breadth that makes the Visions of the East project particularly interesting.

The exhibition will not stop at nineteenth-century Japonism, but will follow the long transformation of this influence all the way to contemporary culture, including manga, animation, and cinema.

The exhibition thus raises a fascinating question: how much of our contemporary way of looking at images derives, directly or indirectly, from the visual revolution that began with the arrival of Japanese prints in Europe?

From woodcuts to painting, decorative arts, and pop culture, Japan no longer appears merely as an external influence, but as a key player in the construction of the modern imagination.

An exhibition to understand the birth of the modern gaze

“Visions of the East: Japan and Japonism from the Impressionists to Manga” therefore aims to tell more than just a chapter in the history of art.

Japonism is interpreted as a true catalyst for Western modernity, capable of questioning perspective, the construction of space, the relationship between color and form, and even the way of choosing what deserves to be represented.

What arrived from the other side of the world wasn’t simply a repertoire of exotic images. It was a different idea of ​​representation that offered European artists tools to progressively transcend academic models and seek new possibilities.

Visions of the East in Forlì: Dates, Curators, and Direction

The major exhibition will be open at the Museo Civico San Domenico in Forlì from February 19 to June 27, 2027.

The curators are Rossella Menegazzo, Giovanni Gamberi, and Francesco Parisi, with the collaboration of Matthew Winterbottom and Enrico Colle. The chair of the scientific committee is Cristina Acidini, while the overall direction of the project is entrusted to Gianfranco Brunelli.

Forlì is thus preparing to present an exhibition spanning over a century of art history and visual culture, exploring one of the most surprising intersections of modernity: that between Japan and the West.

For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids farewell and invites you to join us in future posts and on social media.

Sostienici – Support Us

Se questo blog ti piace e ti appassiona, puoi aiutarci a farlo crescere sempre più sostenendoci in modo concreto condividendo i post, seguendo le pagine social e con un contributo che ci aiuta ad andare avanti con il nostro lavoro di divulgazione. . ENGLISH: If you like and are passionate about this blog, you can help us make it grow more and more by supporting us in a concrete way by sharing posts, following social pages and with a contribution that helps us to move forward with our dissemination work.

10,00 €

Click here to purchase.
Annunci

Leave a Reply