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Come se la giustizia negata in vita possa compiersi altrove

Se davvero l’anima, una volta sciolta dal corpo, ritorna sulla terra per vivere ancora, così mi domando, quale sorte attende chi oggi appare tanto bella ai miei occhi, ma così crudele nel cuore?

Io l’amo. Eppure ella non conosce pietà.

E allora rifletto: se un giorno anche lei dovrà morire, se anche lei dovrà attraversare quella soglia che rende ogni uomo uguale, forse comprenderà. Forse, tornando alla vita, porterà con sé memoria del dolore. Del mio dolore.

Cappella Sistina – Giudizio Universale post intervento di manutenzione straordinaria 2026
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Il tempo breve dell’uomo

Nei corti e brevi giorni della vita terrena, tutto si consuma rapidamente: la bellezza, l’orgoglio, l’amore non corrisposto. E con quella fragilità ho dovuto fare i conti tutta la vita.

Il madrigale che scrissi ha a che fare con la reincarnazione dell’anima. Non come dottrina teologica certa, ma come possibilità poetica. Una speranza quasi, che la giustizia negata in vita possa compiersi altrove, in un altro tempo, in un altro corpo.

Cappella Sistina – Giudizio Universale post intervento di manutenzione straordinaria 2026. © Governatorato SCV
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La crudeltà della bellezza

La figura femminile è centrale: “la donna mie, di molta bellezza agli occhi miei”. È amata, ammirata, quasi venerata. Ma è anche distante, fredda, “sì cruda”.

Michelangelo non la accusa apertamente. Piuttosto, si interroga. Se l’anima torna, se davvero si rinnova, allora quella stessa donna potrà cambiare? O resterà identica nella sua durezza?

La domanda resta sospesa, come spesso accade nella grande poesia.

La giustizia divina e il destino del poeta

C’è un passaggio cruciale: il desiderio che le proprie ragioni siano ascoltate. Se Dio accogliesse il dolore del poeta, allora dovrebbe rendergli giustizia.

Qui emerge una tensione profonda tra umano e divino. L’amore terreno diventa una questione cosmica, quasi un processo morale in cui il poeta chiede riconoscimento.

Cappella Sistina – Giudizio Universale post intervento di manutenzione straordinaria 2026. © Governatorato SCV
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Morire per comprendere

“Avrà… pietà del mie morir, se morte pruova”

Solo chi ha conosciuto la morte può comprendere davvero il dolore altrui. È un pensiero universale, che attraversa i secoli: l’esperienza trasforma, la sofferenza insegna.

E allora forse, un giorno, anche lei proverà compassione.

Oltre a scolpire colori e marmo, scolpii pure le emozioni attraversi i miei versi. La mia fragilità di uomo spesso la celavo dietro il mio caratteraccio ma parte della mia grandezza trovò spazio proprio tra i miei dubbi.

   Se l’alma è ver, dal suo corpo disciolta,
che ’n alcun altro torni
a’ corti e brevi giorni,
per vivere e morire un’altra volta,
la donna mie, di molta
bellezza agli occhi miei,
fie allor com’or nel suo tornar sì cruda?
Se mie ragion s’ascolta,
attender la dovrei
di grazia piena e di durezza nuda.
Credo, s’avvien che chiuda
gli occhi suo begli, arà, come rinnuova,
pietà del mie morir, se morte pruova.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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As if the justice denied in life could be fulfilled elsewhere

If the soul, once freed from the body, truly returns to earth to live again, I ask myself, what fate awaits the one who today appears so beautiful in my eyes, yet so cruel in her heart?

I love her. Yet she knows no mercy.

And so I reflect: if one day she too must die, if she too must cross that threshold that makes every man equal, perhaps she will understand. Perhaps, returning to life, she will carry with her the memory of pain. My pain.

The Short Time of Man

In the short and brief days of earthly life, everything is consumed rapidly: beauty, pride, unrequited love. And I have had to reckon with that fragility all my life.

The madrigal I wrote has to do with the reincarnation of the soul. Not as a certain theological doctrine, but as a poetic possibility. A hope, almost, that the justice denied in life can be fulfilled elsewhere, in another time, in another body.

The Cruelty of Beauty

The female figure is central: “my lady, very beautiful in my eyes.” She is loved, admired, almost venerated. But she is also distant, cold, “so cruel.”

Michelangelo does not openly accuse her. Rather, he questions. If the soul returns, if it is truly renewed, then can that same woman change? Or will she remain the same in her harshness?

The question remains unanswered, as often happens in great poetry.

Divine Justice and the Poet’s Destiny

There is a crucial passage: the desire for one’s reasons to be heard. If God were to welcome the poet’s pain, then He would have to render him justice.

Here, a profound tension emerges between the human and the divine. Earthly love becomes a cosmic question, almost a moral process in which the poet demands recognition.

Dying to understand

“He will have… mercy on my dying, if death feels it.”

Only those who have experienced death can truly understand the pain of others. It’s a universal thought, spanning the centuries: experience transforms, suffering teaches.

And then perhaps, one day, she too will feel compassion.

Beyond sculpting colors and marble, I also sculpted emotions through my verses. I often hid my human fragility behind my bad temper, but part of my greatness found its place precisely among my doubts.

Se l’alma è ver, dal suo corpo disciolta,
che ’n alcun altro torni
a’ corti e brevi giorni,
per vivere e morire un’altra volta,
la donna mie, di molta
bellezza agli occhi miei,
fie allor com’or nel suo tornar sì cruda?
Se mie ragion s’ascolta,
attender la dovrei
di grazia piena e di durezza nuda.
Credo, s’avvien che chiuda
gli occhi suo begli, arà, come rinnuova,
pietà del mie morir, se morte pruova.

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