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La Canestra di Frutta di Caravaggio: l’imperfezione e la caducità della vita

L’opera del giorno che vi propongo oggi è la Canestra di Frutta dipinta da Caravaggio tra il 1597 e il 1600 per il cardinale Federico Borromeo nel periodo in cui si trovava a Roma.

I frutti raffigurati dall’artista sono tutt’alto che perfetti o meglio, perfetti nella loro resa su tela ma se osservate con attenzione noterete che alcuni sono bacati, altri troppo maturi e alcune foglie già appassite o addirittura secche.

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Queste imperfezioni non sono casuali: Caravaggio attraverso la sua stupefacente natura morta volle ricordare all’osservatore che niente è eterno.

Il tempo scorre e tutto passa ma non solo. La natura umana è corruttibile e mortale. La debolezza ci riguarda tutti da molto vicino anche per coloro votati alla santità. Nessuno è immune al peccato e tutti siamo mortali.

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Il dipinto a olio su tela della Canestra di Frutta viene citato proprio nella collezione Borromeo già a partire dal 1607 come lo stesso cardinale scrisse in un codicillo datato 17 settembre del medesimo anno: “Un quadro di lunghezza di un braccio, et di tre quarti all’ incirca di altezza, dove in campo bianco è dipinto un Canestro di frutti parte ne rami con lor foglie, et parte spiccati da essi/fra questi vi sono due grappoli di uva, uno di bianca, et / l’altro di nera, fichi, mele, et altri di mano di Michele/ Agnolo da Caravaggio“.

La Canestra di Frutta fu poi donata alla Pinacoteca Ambrosiana dove tutt’oggi è custodita da Borromeo assieme alle altre opere che componevano la sua sontuosa collezione privata.

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Caravaggio, con la sua maestria tecnica, riesce a rendere i frutti estremamente realistici. Ogni dettaglio, dalla buccia rugosa delle pere alla lucentezza dell’uva, è reso con una precisione quasi fotografica.

La luce, forte e direzionale, modella i volumi dei frutti e della canestra, creando contrasti netti tra le zone illuminate e quelle in ombra. Questo effetto conferisce alla scena una profondità e una vitalità straordinarie.

In particolare, la mela bacata, è un esplicito riferimento al peccato originale. Con questo capolavoro Caravaggio rompe con le convenzioni artistiche del suo tempo. Abbandona le composizioni idealizzate e si concentra sulla rappresentazione della realtà quotidiana, con un realismo mai visto prima.

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Insomma, la Canestra di Frutta di Caravaggio fece da spartiacque segnando un prima e un dopo. La capacità dell’artista di unire bellezza formale e profondità simbolica rende l’opera ancora oggi fonte di studio e grande ispirazione.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

© Riproduzione riservata

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Painting of the day: Caravaggio’s Basket of Fruit

The work of the day that I propose to you today is the Basket of Fruit painted by Caravaggio between 1597 and 1600 for Cardinal Federico Borromeo during the period in which he was in Rome.

The fruits depicted by the artist are far from perfect or rather, perfect in their rendering on canvas but if you observe carefully you will notice that some are wormy, others too ripe and some leaves already withered or even dry.

These imperfections are not accidental: Caravaggio through his astonishing still life wanted to remind the observer that nothing is eternal.

Time passes and everything passes but not only. Human nature is corruptible and mortal. Weakness concerns us all very closely even for those devoted to sanctity. No one is immune to sin and we are all mortal.

The oil painting on canvas of the Basket of Fruit is mentioned in the Borromeo collection as early as 1607, as the cardinal himself wrote in a codicil dated September 17 of the same year: “A painting of one arm’s length, and approximately three-quarters high, where on a white background is painted a Basket of fruit, partly on branches with their leaves, and partly detached from them/ among these there are two bunches of grapes, one white, and / the other black, figs, apples, and others by the hand of Michele/ Agnolo da Caravaggio“.

The Basket of Fruit was then donated to the Pinacoteca Ambrosiana where it is still kept by Borromeo together with the other works that made up his sumptuous private collection.

Caravaggio, with his technical mastery, manages to make the fruit extremely realistic. Every detail, from the wrinkled skin of the pears to the shine of the grapes, is rendered with almost photographic precision.

The light, strong and directional, shapes the volumes of the fruit and the basket, creating sharp contrasts between the illuminated areas and those in shadow. This effect gives the scene an extraordinary depth and vitality.

In particular, the rotten apple is an explicit reference to original sin. With this masterpiece Caravaggio breaks with the artistic conventions of his time. He abandons idealized compositions and focuses on the representation of everyday reality, with a realism never seen before.

In short, Caravaggio’s Basket of Fruit was a watershed, marking a before and after. The artist’s ability to combine formal beauty and symbolic depth makes the work still a source of study and great inspiration today.

For the moment, yours truly Michelangelo Buonarroti bids you farewell, making an appointment for the next posts and on social media.

© All rights reserved

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