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14 giugno 1966: viene abolito l’Indice dei Libri Proibiti

Finalmente, dopo 408 anni di censura ecclesiastica, il 14 giugno del 1966 fu abolito l’Indice dei Libri Proibiti.

Che nessuno osi ancora scrivere, pubblicare, stampare o far stampare, vendere, comprare, dare in prestito, in dono o con qualsiasi altro pretesto, ricevere, tenere con sé, conservare o far conservare qualsiasi dei libri scritti e elencati in questo Indice del Sant’Uffizio”.

Così era scritto sul decreto con cui il terribile e da me non proprio amatissimo papa Paolo IV Carafa, il 30 dicembre del 1558 istituì di fatto l’Indice del Libri Proibiti.

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L’Index Librorum Prohibitiorum stilato dalla Santa Inquisizione o Sant’Uffizio che dir si voglia, comprendeva un gran numero di titoli la cui lettura o addirittura il semplice possesso, consentiva alla Chiesa Cattolica di condannare una persona per eresia. L’eresia era punibile con la scomunica nei migliore dei casi e in periodi storici meno recenti con la condanna a morte.

Il potere della censura sui libri era esclusivamente nelle mani della Santa Inquisizione e non prevedeva l’intromissione del parare di nessun altro apparato della chiesa come vescovi e altri prelati.

Il primo a scrivere un vero e proprio elenco di libri proibiti fu niente meno che Giovanni della Casa nel 1548, lo stesso personaggio che poi passerà alla storia per aver stilato il famigerato Galateo. Se si fosse occupato solo di paventate buone maniere non avrei gran che da ridire ma quell’arcivescovo di Benevento nonché nunzio apostolico a Venezia fece più danni della grandine.

La sua idea fu poi presa in grande considerazione, sviluppata e ampliata durante il Concilio di Trento fino alla pubblicazione dell’Indice nel 1559 durante il papato di Paolo IV Carafa.

“Il numero dei libri sospetti e pericolosi, nei quali si contiene una dottrina impura, da essi diffusa in lungo e in largo, è troppo cresciuto”.

I padri conciliari così scrissero il 26 febbraio 1562
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Quali erano considerati libri proibiti?

I libri finiti nel primo Indice erano molti di più di quanti si possa pensare e comprendevano per esempio tutti gli scritti di Machiavelli, di Erasmo da Rotterdam, di Rabelais. Dal 1559 non potevano essere più letti né si trovavano in circolazione: era proibito averne una copia a meno che non si volesse finire nelle grinfie del Sant’Uffizio.

Non era possibile detenere una copia della Bibbia che non fosse scritta in latino così come non si poteva leggere nessuna opera stampata dai tipografi ubicati nella zona svizzero-tedesca. Fra i testi considerati di dubbia moralità c’era il De Monarchia di Dante, il Decamerone di Boccaccio e l’Orlando Furioso di Ariosto, testi di Beccaria, Vittorio Alfieri, Giovanni Gentile, Savonarola e molti altri.

Nel corso degli anni l’Index Librorum Prohibitiorum sarà aggiornato costantemente includendo testi su testi. Arrivò a comprendere libri di Alberto Moravia e di Giacomo Leopardi. Sembra incredibile che questa censura sui libri sia rimasta in vigore fino in tempi recentissimi.

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L’abolizione dell’Indice dei Libri Proibiti

Il 14 giugno del 1966 fu annunciata ufficialmente l’abolizione dell’Indice dei Libri Proibiti o meglio, la perdita totale del suo valore giuridico ma non morale.

Nell’atto ufficiale si legge infatti che l’Indice rimane moralmente impegnativo, in quanto ammonisce la coscienza dei cristiani a guardarsi, per una esigenza che scaturisce dallo stesso diritto naturale, da quegli scritti che possono mettere in pericolo la fede e i costumi.

Pertanto la Chiesa confida nella matura coscienza dei fedeli, soprattutto degli autori e degli editori cattolici e di coloro che si occupano della educazione dei giovani. Ripone la sua più ferma speranza nella sollecitudine vigile dei singoli Ordinari e delle Conferenze Episcopali, cui spetta il diritto e il dovere di esaminare e anche di prevenire la pubblicazione di libri nocivi e, qualora si dia il caso, di riprenderne gli autori e di ammonirli.

Alla data dell’abolizione, l’Index Librorum Prohibitiorum, comprendeva illustri nomi della letteratura come Moravia e Simone de Beauvoir ma da quello stupido e insensato elenco mancava clamorosamente il Mein Kampf di Hitler.

Il libro

Se volete avere un’idea precisa di quali libri nel corso dei secoli sono stati proibiti dal Sant’Uffizio, vi consiglio la lettura del volume “L’indice dei libri proibiti. Index librorum prohibitorum”.

Si tratta dell’ultima edizione dell’indice, quella del 1948 rimasta in vigore fino all’abolizione del 14 giugno del 1966 da parte di papa Paolo VI. Una preziosa testimonianza di quell’alone oscurantista e censorio della Chiesa Cattolica che vale la pena conoscere.

Il libro lo trovate QUA.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta, contento che questo dannoso Indice dei Libri Proibiti non abbia più alcuna valenza.

La censura non è mai cosa saggia. E’ la conoscenza che fa la differenza: non certo la censura.

June 14, 1966: the Index of Prohibited Books is abolished

Finally, after 408 years of ecclesiastical censorship, on June 14, 1966 the Index of Forbidden Books was abolished.

“That no one dares yet to write, publish, print or have printed, sold, bought, loaned, given as a gift or under any other pretext, received, held, retained or allowed to be preserved any of the books written and listed in this Index of the Holy Office “.

So it was written on the decree with which the terrible and not so beloved by me Pope Paul IV Carafa, on December 30, 1558, de facto instituted the Index of Prohibited Books.

The Index Librorum Prohibitiorum drawn up by the Holy Inquisition or Holy Office, if you prefer, included a large number of titles whose reading or even simple possession, allowed the Catholic Church to condemn a person for heresy. Heresy was punishable by excommunication in the best of cases and in less recent historical periods with a death sentence.

The power of book censorship was exclusively in the hands of the Holy Inquisition and did not involve the interference of any other apparatus of the church excluding bishops and other prelates.

The first to write a real list of forbidden books was none other than Giovanni della Casa in 1548, the same character who later went down in history for having drawn up the infamous Galateo. If he had only dealt with feared good manners I would not have much to say but that archbishop of Benevento and apostolic nuncio to Venice did more damage than hail.

His idea was then taken into great consideration, developed and expanded during the Council of Trent until the publication of the Index in 1559 during the papacy of Paul IV Carafa.

“The number of suspicious and dangerous books, which contain an impure doctrine, which they have spread far and wide, has grown too much”.

The council fathers wrote this on February 26, 1562

What were considered prohibited books?

The finished books in the first Index were many more than one might think and included, for example, all the writings of Machiavelli, Erasmus of Rotterdam, Rabelais. From 1559 they could no longer be read nor were they in circulation: it was forbidden to have a copy unless you wanted to end up in the clutches of the Holy Office.

It was not possible to have a copy of the Bible that was not written in Latin just as it was not possible to read any works printed by printers located in the Swiss-German area. Among the texts considered of dubious morality were Dante’s De Monarchia, Boccaccio’s Decameron and Ariosto’s Orlando Furioso, texts by Beccaria, Vittorio Alfieri, Giovanni Gentile, Savonarola and many others.

Over the years, the Index Librorum Prohibitiorum will be constantly updated including text after text. He came to understand books by Alberto Moravia and Leopardi. It seems incredible that this book censorship has remained in effect until very recently.

The abolition of the Index of Prohibited Books

On June 14, 1966, the abolition of the Index of Prohibited Books was officially announced, or rather, the total loss of its legal but not moral value.

In fact, the official act states that “the Index remains morally binding, as it warns the conscience of Christians to beware of those writings that can endanger faith and morals, for a requirement that arises from natural law itself.

Therefore the Church trusts in the mature conscience of the faithful, especially of Catholic authors and publishers and of those involved in the education of young people. He places his firmest hope in the vigilant solicitude of individual Ordinaries and Episcopal Conferences, who have the right and duty to examine and also to prevent the publication of harmful books and, if the case arises, to reprimand their authors and admonish them. .

At the date of its abolition, the Index Librorum Prohibitiorum included illustrious names in literature such as Moravia and Simone de Beauvoir, but Hitler’s Mein Kampf was sensationally missing from that stupid and senseless list.

For the moment, your always your Michelangelo Buonarroti greets you, happy that this harmful Index of Forbidden Books no longer has any value.

Censorship is never a wise thing. It is knowledge that makes the difference: certainly not censorship

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