18 febbraio 1564: le mie ultime ore di vita
Confortato dalla lettura della passione di Cristo narrata Vangeli, morii nella casa di Macel de’ Corvi a Roma. Al mio fianco c’erano Daniele da Volterra, Diomede Lioni e il mio amato Tommaso de’ Cavalieri.
Era la sera di venerdì 18 febbraio del 1564 quando lasciai il mondo terreno.
Nei giorni prima non ero stato molto bene. Lunedì iniziai ad aver una febbre che non mi lasciava trovar tregua. Non trovavo pace in alcun luogo. Chiesi al mio fedele amico e collaboratore Daniele da Volterra di scrivere al mi nipote Lionardo affinché venisse presto a Roma. Mi sarebbe garbato rivederlo ma sebbene partì subito appena ricevuta ma missiva, arrivò tre giorni dopo la mia morte. “O Daniello, io sono spacciato, mi ti racomando, non mi abbandonar“.
Mi accomodai sulla poltrona ben coperto davanti al focolare e rimasi lì un paio di giorni. Poi i miei amici mi portarono fino al letto e di lì non mi rimossi. Tre giorni dopo resi l’anima a Dio.

In una lunga lettera inviata al Vasari, Daniele da Volterra descrisse nel dettaglio i miei ultimi giorni.
“Quando samalo, che fu il lunedj dj carnovale, egli mandò per me, come faceva sempre che si sentiva niente; et io ne facevo avisato messer Federigo de Carpi, che subito veniva, mostrando, la venuta fussi a caso, et così feci alotta. Come i vidde disse “O Daniello, io sono spacciato, mi ti racomando, non mi abbandonar“; et fecemi scriver’ una lettera a messer Lionardo suo nipote ch’e dovesse venire, et a me disse, ch’io lo dovessi aspettar’ lì in casa et non mi partissi per niente. io così feci quantunque mi sentissi più male che bene.
Basti, il male suo durò cinque di, due levato al fuoco, et tre in letto: si ch’egli spiro il Venerdì a sera, con pace sua sia, come certo si può credere.
Il Sabato mattina, mentre si dava ordine alla casa et l’altre cose, venne il giudicj con un notaro del governatore da parte del papa, ch’voleva l’inventario dj ciò ch’vera: Al quale non si potè negare; et così fu scritto tutto qui vi si trovo…
Vi ringrazio in questa giornata per ricordarvi ancora di me e della vita che condussi. Abbiate cura delle opere mie. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

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