Vai al contenuto

Non posso trovar pace in luogo ignuno

I versi che vi propongo oggi li scrissi anni or sono, mettendo nero su bianco tutta la mia ardente passione. Non fate caso se sono riferiti a un’ipotetica lei: il mi nipote prima di darli alle stampe effettuò qualche modifica del tutto arbitraria.

E’ cosa nota non fossero riferiti a una donna ma a un uomo. Ve li riporto integralmente a seguire. Buona lettura.

Io crederrei, se tu fussi di sasso,
amarti con tal fede, ch’i’ potrei
farti meco venir più che di passo;

se fussi morto, parlar ti farei,
se fussi in ciel, ti tirerei a basso
co’ pianti, co’ sospir, co’ prieghi miei.
    Sendo vivo e di carne, e qui tra no
i,
chi t’ama e serve che de’ creder poi?
    I’ non posso altro far che seguitarti,
e della grande impresa non mi pento
.
    Tu non se’ fatta com’un uom da sarti,
che si muove di fuor, si muove drento;
e se dalla ragion tu non ti parti,
spero c’un dì tu mi fara’ contento:
ché ‘l morso il ben servir togli’ a’ serpenti,
come l’agresto quand’allega i denti.
    E’ non è forza contr’a l’umiltate,
né crudeltà può star contr’a l’amore;
ogni durezza suol vincer pietate,
sì come l’allegrezza fa ‘l dolore;
una nuova nel mondo alta beltate
come la tuo non ha ‘ltrimenti il core;

c’una vagina, ch’è dritta a vedella,
non può dentro tener torte coltella.
    E non può esser pur che qualche poco
la mie gran servitù non ti sie cara;
pensa che non si truova in ogni loco
la fede negli amici, che è sì rara;
. . . . . . . . . . .

Annunci


. . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . .
    Quando un dì sto che veder non ti posso,
non posso trovar pace in luogo ignuno;
se po’ ti veggo, mi s’appicca addosso,
come suole il mangiar far al digiuno;

. . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . .
com’altri il ventre di votar si muore,
ch’è più ‘l conforto, po’ che pri’ è ‘l dolore.
    E non mi passa tra le mani un giorno
ch’i’ non la vegga o senta con la mente;

né scaldar ma’ si può fornace o forno
c’a’ mie sospir non fussi più rovente;
e quando avvien ch’i’ l’abbi un po’ dintorno,
sfavillo come ferro in foco ardente;
e tanto vorre’ dir, s’ella m’aspetta,
ch’i’ dico men che quand’i’ non ho fretta.
    S’avvien che la mi rida pure un poco
o mi saluti in mezzo della via,
mi levo come polvere dal foco
o di bombarda o d’altra artiglieria;

se mi domanda, subito m’affioco,
perdo la voce e la risposta mia,
e subito s’arrende il gran desio,
e la speranza cede al poter mio.
    I’ sento in me non so che grand’amore,
che quasi arrivere’ ‘nsino alle stelle;
e quando alcuna volta il vo trar fore,
non ho buco sì grande nella pelle
che nol faccia, a uscirne, assa’ minore
parere, e le mie cose assai men belle:
c’amore o forza el dirne è grazia sola;
e men ne dice chi più alto vola.
    I’ vo pensando al mie viver di prima,
inanzi ch’i’ t’amassi, com’egli era:

di me non fu ma’ chi facesse stima,
perdendo ogni dì il tempo insino a sera;
forse pensavo di cantare in rima
o di ritrarmi da ogni altra schiera?
    Or si fa ‘l nome, o per tristo o per buono,
e sassi pure almen che i’ ci sono.
    Tu m’entrasti per gli occhi, ond’io mi spargo,
come grappol d’agresto in un’ampolla,
che doppo ‘l collo cresce ov’è più largo;
così l’immagin tua, che fuor m’immolla,
dentro per gli occhi cresce, ond’io m’allargo
come pelle ove gonfia la midolla;
entrando in me per sì stretto vïaggio
,
che tu mai n’esca ardir creder non aggio.
    Come quand’entra in una palla il vento,
che col medesmo fiato l’animella,
come l’apre di fuor, la serra drento,
così l’immagin del tuo volto bella
per gli occhi dentro all’alma venir sento;
e come gli apre, poi si serra in quella;
e come palla pugno al primo balzo,
percosso da’ tu’ occhi al ciel po’ m’alzo.
    Perché non basta a una donna bella
goder le lode d’un amante solo,
ché suo beltà potre’ morir con ella;
dunche, s’i’ t’amo, reverisco e colo,
al merito ‘l poter poco favella;
c’un zoppo non pareggia un lento volo,
né gira ‘l sol per un sol suo mercede,
ma per ogni occhio san c’al mondo vede.
    I’ non posso pensar come ‘l cor m’ardi,
passando a quel per gli occhi sempre molli,
che ‘l foco spegnerien non ch’e’ tuo sguardi.
    Tutti e’ ripari mie son corti e folli:
se l’acqua il foco accende, ogni altro è tardi
a camparmi dal mal ch’i’ bramo e volli,
salvo il foco medesmo. O cosa strana,
se ‘l mal del foco spesso il foco sana!

Sostienici – Support Us

Se questo blog ti piace e ti appassiona, puoi aiutarci a farlo crescere sempre più sostenendoci in modo concreto condividendo i post, seguendo le pagine social e con un contributo che ci aiuta ad andare avanti con il nostro lavoro di divulgazione. . ENGLISH: If you like and are passionate about this blog, you can help us make it grow more and more by supporting us in a concrete way by sharing posts, following social pages and with a contribution that helps us to move forward with our dissemination work.

5,00 €

ULTIMI ARTICOLI

Annunci

Il Giudizio Universale e quell’arazzo mancato

🇮🇹Oggi vi racconto una storia curiosa poco nota relativa a un arazzo che avrebbe dovuto completare il mio Giudizio Universale. Ebbene si, ci fu l’intenzione di realizzare una spalliera stretta e lunga per decorare la parte più bassa della parete, un po’ come accadde qualche anno prima sotto papa Leone X… 🇬🇧Today I’m going to…

Orazio Gentileschi e San Francesco: la nuova mostra a Palazzo Barberini

🇮🇹Apre i battenti oggi la mostra dal titolo “Orazio Gentileschi e l’immagine di San Francesco. La nascita del Caravaggismo a Roma”, curata da Giuseppe Porzio e Yuri Primarosa… 🇬🇧The exhibition entitled “Orazio Gentileschi and the image of San Francesco opens its doors today. The birth of Caravaggism in Rome”, curated by Giuseppe Porzio and Yuri…

Perugino, Bernini, Borromini e Goya: torna la grande arte al cinema

🇮🇹Sta per tornare la grande arte al cinema con tre importanti docu-film dedicati al Perugino in occasione dei 500 anni dalla sua morte, a Goya, al Bernini e al Borromini… 🇬🇧Great art is about to return to the cinema with three important documentary films dedicated to Perugino on the occasion of the 500th anniversary of…

L’Altare Papale della Basilica di San Pietro in Vaticano

🇮🇹Dopo la Confessione, l’Altare Papale della basilica di San Pietro è uno dei luoghi considerati più sacri per tutta la cristianità. Conoscete però la sua storia? Sedetevi comodi che ve la racconto dal principio… 🇬🇧After the Confession, the Papal Altar of St. Peter’s Basilica is one of the places considered holiest for all of Christianity.…

Caricamento…

Si è verificato un problema. Aggiorna la pagina e/o riprova in seguito.

Annunci

Leave a Reply

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: