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A Firenze si vociferava fossi morto… nel 1509

Mentre ero impegnato ad affrescare la volta della Sistina, a Firenze s’andava dicendo fossi morto di stenti. Non stavo benissimo, quello è vero l’abbraccio della nera signora m’avrebbe raggiunto decenni dopo.

Certo a sentir quelle dicerie il mi babbo Lionardo si preoccupò non poco e mi scrisse per avere notizie sulla mia salute. Non persi tempo e gli risposi subito con una lettera chiedendogli di non rispondere alle malelingue: “lasciate dir chi dice e non parlate di me a nnessuno, perché e’ c’è di mali omini”.

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Il parlare a sproposito è roba antica e dubito quest’usanza possa mai terminare. Antica come il mondo probabilmente cesserà solo con il giorno del Giudizio.

Da tredici mesi il papa non mi pagava e dovevo far fronte in prima persona alle spese per l’acquisto dei colori. Papa Giulio II era un osso duro ma sapeva pure che avere a che fare con me non me una passeggiata di salute.

Roma, 30 marzo del 1509

Padre karissimo, intendo per l’ultima vostra come chostà s’è decto che io son morto. È chosa che importa pocho, perché io son pur vivo; però lasciate dir chi dice e non parlate di me a nnessuno, perché e’ c’è di mali omini. Io actendo a llavorare quanto posso. Non ò avuto danari già tredici mesi fa dal Papa, e stimo infra u’ messe e mezzo averne a ogni modo, perché arò franchati molto ben quegli che i’ ò avuti.

Quando non me ne dessi, mi bisognierebe achactare danari per tornar costà; ché io non ò un quatrino. Però non posso esser rubato. Idio lasci seguire il meglio.

Di mona Chassandra ò inteso non so che me ne dire. Se mi trovassi danari, m’informerei se ssi potessi condurre qua ‘l piato sanza mio danno, cioè di tempo, e bisognierebemi fare un prochuratore, e io non ò da spendere per anchora.

Avisatemi, quando è ctempo, chome la cosa va, e sse e’ vi bisognia danari andate a sSanta Maria Nuova allo spedalingo, come già vi dissi. Non ò da dirvi altro.

Io mi sto qua malcontento e non troppo ben sano e chon gran faticha, senza governo e ssenza danari; pure ò buona speranza che Dio m’aiuterà. Rachomandatemi a Giovanni da rRichasoli, a messere Agniolo araudo. Vostro Michelagniolo in Roma. A llodovicho di Buonarrota Simoni in Firenze.

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“Mi sono domandato varie volte se, malgrado quel che lui stesso poteva credere, Michelangelo fosse più pittore che scultore…”

Eugene Delacroix

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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