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Quando il babbo di Sofonisba Anguissola mi scrisse per la figliola

Sofonisba Anguissola era una pittrice di talento. Era nata nella città di Cremona da una nobile famiglia. Il su’ babbo Amilcare si dilettava a disegnare ma non era abbastanza preparato per avviarla al mestiere.

Così Sofonisba iniziò a frequentare la scuola di Bernardino Campi nel 1545 e ci rimase fino al 1549.

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“In pitture e in lettere rara” scrisse il Vasari nelle Vite

Un giorno di maggio, mentre me ne stavo in quel di Roma, m’arrivò una lettera che m’aveva scritto il su babbo Amilcare da Cremona. Sapeva che avevo apprezzato il modo di disegnare di Sofonisba e voleva gli inviassi un disegno mio per farlo dipingere a olio da lei.

Vi riporto a seguire la lettera integrale.

Cremona, 7 maggio del 1557

Excellentissimo et magnifico mio maggior honorandissimo, l’eximie vostre virtuti acompagnate con la bontate de l’animo vostro (il tutto dal Signor Iddio donatovi) m’hanno fatto, depuoi ch’io vi ho udito nominare, tenire quella memoria de vuoi che debitamente è tenuto haversi ad uno tanto et tale singularissimo gientilhomo e quello che con tutta la mia famiglia, appresso questo, me ci fa obligatissimo, è l’havere inteso l’honorata et amorevole affeccione ch’egli ha et dimostra ad Sophonisba io dico quella mia figliuola alla quale ce ho io fatto principiare ad exercitarsi nell’honoratissima virtute del depingere, con certificarla che più è per essermi grato il favore che mi viene datto da questa sua amorevole affeccione, che non me sariano tutti li commodi et le richezze che puotessero farmi et dare quali se vogliano grandissimi principi; perché io sono et me ritrovo più obligato alle virtuti et le qualitate vostre da molti degnissimi homini, et maxime dal gientilissimo messer Antonio Anselmi dimostratomi, che ad tutte le dignitati et regali stati di questo mondo.

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Per il che pregarolo che, sì come per sua innata cortesia et bontate la si è degnata nelli suoi ragionamenti, per il passato, questa mia figliuola introdurli, la se degna ne l’avenire alcunna volta (fuora delli suoi divini concetti) ancora reintrodurla, promettendoli che, sapendolo lei, che con questo tale vostro honorato favore ad questa virtute con ogni suo studio inalzarà l’animo suo tanto, ch’io ne sperarei vederni riuscire ottimi effetti; et io et lei con tutta la mia famiglia non puoteressemo né il più utile né il più honorato contento ricevere, et tanto più quando che ve dignasti mandarli uno vostro dissegno perché lei lo collerisce in olio, con obligo de rimandarlo di propria sua mano fidelmente finito.

Né ad tanti mei obligi puotendoli dar, per raguagliarla, di meglio, per la più cara cosa ch’io habbia gli dedico essa Sophonisba per sua serva et figliuola, la quale, secondo che lo suo bono animo con la bona vollontate l’inclinano, non altro più honora et reverisce che l’excellentissima vostra bontate et divinissime vostre virtuti reverentemente in suo nome salutandovi, et con tutto il suo spirito riverendovi a bona vostra gratia raccomandandomi.

Da Cremona, alli VII de maggio del 57. Ossequentissimo servitore et figliuolo Amilcar Angussola. All’excellentissimo et magnifico messer Michel Angello Bonarotti mio maggior osservandissimo. A Roma.

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