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La Fontana del Mosè Brutto o dell’Acqua Felice

La Fontana dell’Acqua Felice fu chiamata così in onore di papa Felice Peretti, alias papa Sisto V. Dai romani viene appellata anche Fontana del Mosè Brutto e non è difficile intuire perché: basta guardare quel Mosè che appare così sgraziato paragonato col mio, scolpito parecchi anni prima.

Papa Sisto V voleva fornire di acqua corrente i rioni che stavano nascendo sul Quirinale e sul colle del Viminale. Il suo non fu tanto un gesto di generosità: proprio lì infatti sorgeva la sua lussuosa Villa di Montalto e una costruzione del genere mica poteva essere priva d’acqua.

Così, per far arrivare l’acqua alla sua villa che si ergeva fra un colle e l’altro, ordinò il ripristino dell’acquedotto Alessandrino, fatto edificare a partire dal 222 sotto l’impero di Alessandro Severo.

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La Fontana e il celebre riciclo romano

Nel 1586, dopo diversi anni di lavori, le fontane della villa del pontefice iniziarono a zampillare acqua. I lavori per la fontana del Mosè Brutto furono avviati non molto tempo dopo e il 15 giugno del 1587 fu inaugurata la monumentale mostra d’acqua progettata da Giovanni Fontana.

In quel frangente la Fontana ancora non era stata ultimata e le nicchie ancora apparivano vuote, intervallate da quattro colonne ioniche, due di breccia grigia e due di marmo cipollino.

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L’acqua zampillava dai quattro leoni egiziani stilizzati per ricadere nei tre vasconi rettangolari. La fontana era ed è tutt’oggi sormontata dallo stemma papale sorretto dai due angeloni. Per proteggere le vasche fu posizionata una balaustra in travertino sottratta da un edificio che era stato realizzato durante il papato di Pio IV.

Il resto del travertino utilizzato arrivava direttamente dalle Terme di Diocleziano mentre i due leoni di porfido e i due di marmo con tanto di iscrizione del faraone Nectabo I erano originali. Erano stati rinvenuti tempo prima al Pantheon durante gli scavi effettuati il pontificato di Eugenio IV. Nella prima metà dell’Ottocento furono sostituiti con copie realizzate dal Tadolini e gli originali messi al riparo da eventuali danneggiamenti nei Musei Vaticani.

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Il Mosè Brutto

La scultura di questa fontana che ha fatto sicuramente parlare a lungo di sé è il Mosè che con la mano destra indica le acque che scaturiscono miracolosamente dalla roccia, secondo quanto narrato nella Bibbia. Lo scultore però fece un errore assai clamoroso: nel momento in cui avvenne il miracolo delle acque, Mosè ancora non aveva ricevuto le Tavole della Legge che invece nella sua scultura tiene nella mano sinistra.

L’opera fu realizzata da Leonardo Sormani con l’aiuto di Prospero Antichi. La legenda narra che lo scultore si sarebbe suicidato per la vergogna d’aver realizzato un Mosè così brutto ma come vi ho detto, si tratta di una diceria. Volle un po’ scopiazzare il mio di Mosè ma il paragone sicuramente non gli giovò particolarmente.

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La bruttezza del Mosè fu presa in giro anche con diverse pasquinata come questa:

È buona l’acqua fresca e la fontana è bella
Con quel mostro di sopra però non è più quella
O tu, Sisto, che tanto tieni alla tua parola
Il nuovo Michelangelo impicca per la gola.

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Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento al prossimo post e sui social.

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