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Meglio la pittura o la scultura? La risposta nella lettera che scrissi al Varchi

Meglio la pittura o la scultura? Il dibattito al tempo era aperto e se ne parlava parecchio sia nelle corti d’Europa che fra artisti e letterati. Benedetto Varchi mi spedì un libretto nel quale cercava di rispondere al quesito a modo suo.

Benedetto sosteneva attraverso le sue tesi che le cose con uno stesso fine si equivalgono. Beh, in parte è vero ma giustappunto solo in parte e volli mettere nero su bianco qualche precisazione in più.

Così presi carta e penna e il 32 marzo del lontano 1547 scrissi al Varchi ciò che pensavo del confronto delle due arti: la pittura e la scultura. Una lettera assai nota. Buona lettura.

Roma, 31 marzo del 1547

Messer Benedecto, perché e’ paia pur che io abbia ricievuto, com’io ò, il vostro Librecto, risponderò qualche cosa a quel che e’ mi domanda, benché igniorantemente.

Io dico che la pictura mi par più tenuta buona quante più va verso il rilievo, e el rilievo più tenuto cactivo, quante più va verso la pictura però a me soleva parere che la scultura fussi la lanterna della pictura, e che da l’una a l’altra fussi quella diferentia che è dal sole a la luna.

Ora, poi che io ò lecto nel vostro Librecto dove dite che, parlando filosoficamente, quelle cose che ànno un medesimo fine sono una medesima cosa, io mi son mutato d’openione e dico che, se maggiore g[i]udicio e dificultà, impedimento e fatica non fa maggiore nobilità, che la pictura e scultura è una medesima cosa; e perché la fussi tenuta così, non doverrebbe ogni pictore far manco di scultura che di pictura e ‘l simile lo scultore di pictura che di scultura.

Io intendo scultura quella che si fa per forza di levare; quella che si fa per via di porre è simile a la pictura. Basta, che, venendo l’una e l’altra da una medesima intelligentia, cioè scultura e pictura, si può far far loro una buona pace insieme e lasciar tante dispute; perché vi va più tempo che a far le figure. Colui che scrisse che la pictura era più nobile della scultura, se gli avessi così bene intese l’altre cose che gli à scricte, l’arebbe meglio scricte la mie fante.

Infinite cose, e non più decte, ci sare’ da dire di simile scientie; ma, come ho decto, vorrebon troppo tempo, e io n’ò poco, perché non solo son vechio, ma quasi nel numero de’ morti. Però prego m’abbiate per iscusato.

E a voi mi rachomando e vi ringratio quanto so e posso del troppo onor che mi fate, et non conveniente a me.Vostro Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi porta indietro nel tempo, fra le sue lettere e le sue note.

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