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Il mi babbo si preoccupava: temeva che i Medici m’ammazzassero

A volte il mi babbo aveva ragione…solo a volte eh, sia chiaro. Nel settembre del 1512 mi scrisse preoccupato perché aveva sentito dire stessi parlando male della famiglia Medici. Era stato il mi fratello Bonarroto a dirgli questa cosa e lui s’era spaventato: sapeva bene quanto potevano essere vendicativi, spietati e sanguinari.

Non aveva mica torto Lodovico e poi mi conosceva bene: I despoti non l’ho mai tollerati e come potevo parlar bene di quei tiranni fiorentini? Il mi babbo temeva mi potesse accadere qualcosa o che mi facessero definitivamente sparire dalla faccia dalla terra. Non ero uno sprovveduto e sapevo bene che certe libertà non venivano perdonate a nessuno. Non me n’importava nulla però: di peli sulla lingua non n’avevo e mi pareva più che giusto dire pane al pane e vino al vino, qualsiasi fosse stato il prezzo da pagare.

Per tranquillizzarlo risposi alla sua lettera piena di timori cercando di rassicurarlo. Non so se ci riuscii ma tant’è. Erano tempi duri il mi babbo Lodovico mi raccomandava pure di non tenere soldi né a casa né addosso. Certo Roma non era il posto più sicuro del mondo e tanto meno lo era Firenze. Essere borseggiati e accoltellati poteva accadere eccome: succedeva spesso per le vie buie e maleodoranti.

A seguire vi porto quella lettera che scrissi al mi babbo per tranqullizzarlo almmeno un po’.

Roma, 30 settembre 1512

Charissimo padre, intendo per l’ultima vostra chome io mi guardi di non te[ne]re danari in casa e di no’ ne portare adosso, e anchora chome chos[t]à è stato decto che io ò sparlato contra a’ Medici.

De’ danari, quegli che io ò gli tengo nel bancho di Balduccio e non tengo in casa né adosso se non quegli che io ò di bisognio dì per dì.

Del chaso de’ Medici, io non ò mai parlato contra di loro chosa nessuna, se non in quel modo che s’è parlato generalmente per ogn’uomo, come fu del caso di Prato; che se lle pietre avessin saputo parlare, n’arebbono parlato. Dipoi molte altre cose s’è decte qua, che, udendole dire, ò decto ‘S’egli è vero che faccino chosì, e’ fanno male’ non già che io l’abi credute; e Dio il voglia che le non sieno.

Anchora da un mese in qua, qualcuno che mi si mostra amicho m’à dicto di molto male de’ casi loro che io gli ò ripresi e dicto che e’ fanno male a parlare così, e che non me ne parli più.

Però io vorrei che Buonarroto vedessi soctilmente d’intendere donde colui à inteso che io abbi sparlato de’ Medici, per vedere se io posso trovare donde la viene; e se la viene da qualcuno di quegli che mi si mostrono amici, acciò che io me ne possa guardare.

Non v’ò da dire altro. Io non fo ancora niente, e aspecto che el Papa mi dicha quello che io abbia a fare.Vostro Michelagniolo scultore in Roma.A Lodovicho di Buonarroto Simoni in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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