Il ratto di Ganimede

A Ganimede, il più bello dei mortali come scrisse Omero nell’Iliade, dedicai uno dei miei disegni più noti e forse affascinanti.

Zeus, dopo aver preso le sembianze di un’aquila, scese in volo sulla per rapire il bel giovine. Lo avrebbe poi portato con sé, su nell’Olimpo e sarebbe divenuto il coppiere degli dei. Era troppo bello per rimanere fra i mortali.

Questo disegno a carboncino lo realizzai per Tommaso de’ Cavalieri: un omaggio alla sua avvenenza ma non solo. Sono tanti i significati che si potrebbe tentare di leggere come per esempio un’ascesa dell’anima verso una contemplazione più ampia e distaccata dalle cose terrene secondo una visione un po’ neoplatonica.

Ganimede viene sollevato dall’aquila che lo stringe saldamente fra i suoi artigli senza però fargli del male mentre lui si contorce e pare abbracciare il rapace. Ha lo sguardo rivolto verso il basso: difficile dire se con gli occhi socchiusi guardi la testa dell’aquila o la terra che si allontana sempre di più.

Il disegno si trova negli States, presso il Fogg Art Museum di Cambridge, Massachusetts.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi disegni e i suoi discorsi

 

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