James Beck a spada tratta contro il restauro degli affreschi sistini

Nel momento in cui venne palesata l’intenzione di avviare il restauro degli affreschi sistini, gli animi si accesero. Ebbe inizio un dibattito a tinte forti fra favorevoli e contrari all’intervento sui miei affreschi.

La diatriba è durata anni e ancora oggi c’è chi sostiene che il restauro condotto da Colalucci abbia tolto fascino soprattutto al Giudizio Universale.

James Beck della Art Watch International, sostenne accanitamente che un ulteriore restauro avrebbe apportato significative modifiche all’originale aggiungendo danni a quelli causati da precedenti interventi. Espresse tutto il suo disappunto in una lunga lettera aperta indirizzata proprio a Colalucci che successivamente venne pubblicata anche da La Repubblica il 6 marzo del 1987. Vi ripropongo quel testo

Il professor Luigi Colalucci, direttore delle operazioni di restauro alla Cappella Sistina, mi ha sfidato ad un dibattito pubblico chiedendomi: da che parte sta, lei, professore?. La risposta è semplice: dalla parte di Michelangelo. Più di vent’ anni fa trovai negli archivi di Bologna dei documenti inediti del sedicesimo secolo che, esaminati insieme al dottor Mario Fanti, mi portarono a concludere che Michelangelo ebbe una parte essenziale nel preservare il portale centrale della chiesa di San Petronio a Bologna, eseguito nel ‘ 400. L’ artista deve essere riuscito nel suo intento persuadendo papa Giulio II, suo mecenate, ad intervenire quando fu intrapreso il piano di ricostruzione dell’ intera facciata. Infatti il Papa permise l’ esecuzione dei lavori solo a condizione che il portale venisse rimesso nella posizione esatta in cui si trovava originariamente. Senza dubbio Michelangelo rimase affascinato dall’ arte di Jacopo della Quercia, il creatore della Porta Magna, ed è un fatto universalmente riconosciuto che l’ influenza dello scultore senese si riveli in alcune figure dipinte da Michelangelo sul soffitto della Cappella Sistina. Non è più che giusto, non è un obbligo per un Querciesco di oggi, il cercare di ripagare Michelangelo preservando il suo capolavoro? Perciò io sono, professor Colalucci, dalla parte della cautela, della riflessione, della preservazione, che in un’ ampia prospettiva è quella del Vaticano. Una cosa è certa in questa controversia: la storia valuta le azioni degli uomini senza pietà. Grida di splendido, brillante, e così pure l’ ammirazione per foto ben manipolate prese prima e dopo il restauro, possono confortare sul momento ma verranno presto dimenticate in favore di valutazioni più ponderate. Inoltre le precise e profonde osservazioni di Alessandro Conti, il solo titolare in Italia della Cattedra di Scienza e Tecnica del Restauro, non possono essere ignorate. Tra parentesi, io non ho mai scritto o parlato pubblicamente a favore dei restauri; mi pento solo di essere stato lento a realizzare l’ estensione del danno. Possiamo ridurre le nostre differenze sul restauro ad un solo argomento, oltre a quelli che hanno a che fare con giudizi estetici. Questi restauri furono intrapresi con l’ antiquata presunzione che Michelangelo non ritoccò niente. In realtà la posizione ufficiale del gruppo di addetti al restauro è che Michelangelo non avesse necessità di fare notevoli modificazioni o di armonizzare tonalità e colore. Secondo tale parere, tutto ciò che l’ artista fece era perfetto sin dall’ inizio, e ciò che appare oggi dopo questa radicale pulitura rappresenta la sua intenzione originale. Secondo Ascanio Condivi, la cui biografia è degna di fede, quando Michelangelo ricevette la commissione di affrescare il soffitto della Cappella Sistina cercò di rifiutare, scusandosi che era sua arte e che non riuscirebbe. Al Papa disse: ho pur detto a vostra Santità che questa non è mia arte. In una lettera a suo padre affermò che il dipingere a fresco non esser mia professione. Tutto ciò riflette l’ attitudine di un artista che non aveva bisogno di fare correzioni? Una tecnica di differenziare e datare i vari strati di applicazione sopra il buon fresco consistenti di proteina, colle, gomma arabica, ecc., deve essere ancora sviluppata. Il fatto che macchioline di sporco e fuliggine siano state trovate sulla superfice dell’ affresco non prova niente perché le stufe usate per riscaldare la cappella producevano fumo e la condizione polverosa della cappella è perfino documentata da un contemporaneo. C’ è una prova scientifica che Michelangelo non applicò mai qualcuno degli strati che voi state rimuovendo? Condivi ha fornito un’ informazione cruciale: gli strati di applicazione a secco sopra la superfice dell’ affresco erano stati pianificati. E quello (Giulio II), ch’ era di natura veemente e impaziente d’ aspettare, poiché fu fatta la metà; dalla porta fin a mezzo la volta, volle ch’ egli (Michelangelo) la scoprisse, ancorché fosse imperfetta e non avesse avuto l’ ultima mano. Ma che cos’ era l’ ultima mano se non la colla, gli olii, la vernice, i ritocchi, tutto quel materiale che è stato in parte ferocemente strappato via da voi, giorno per giorno, senza pietà?

Artisti di fama mondiale come Andy Warhol e GerogeSegal resero noto il loro disappunnto scrivendo una lettera collettiva indirizzata a Papa Giovanni Paolo II chiedendogli di bloccare i lavori di restauro nella Cappella Sistina e di fermare anche il restauro che era appena iniziato sull’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, in Santa Maria delle Grazie a Milano.

Dal canto loro i restauratori si impegnarono a rendere pubblica ogni operazione connessa al restauro per permettere agli esperti di avere accesso in ogni momento ai dati rilevati. Non ebbe vita facile il team di restauratori al lavoro: gli occhi del mondo puntati addosso, un compito importante da portare a termine nel migliore dei modi e critiche su critiche.

Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta affidandovi qualche immagine dei miei affreschi sistini prima dell’ultimo restauro…

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