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Tocchi di colore che fecero scuola al mondo

Nessuno aveva mai immaginato quale fosse realmente la mia particolare maniera di dipingere prima che venisse effettuato i colossale restauro degli affreschi della Sistina.

Gli addetti ai lavori si resero conto ben presto che condussi la pittura della volta in maniera del tutto inedita e decisamente originale. Se fino al momento gli esperti avevano definito come liquida la mia pittura, dovettero ricredersi appena iniziarono a osservare a distanza ravvicinata gli affreschi.

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Dipingevo le figure stendendo prima una velatura povera di pigmento direttamente sull’intonaco fresco e poi creavo i volumi con pennellate corte e fitte. I passaggi dal chiaro allo scuro i eseguivo aumentando l’intensità degli incroci utilizzando il colore in funzione dell’ombra.

Sulle prime stesure dei volti tracciavo con un pennello a punta fine una rete di ombre senza mai mescolare i colori ma tratteggiandoli sempre.

I restauratori, osservando a poca distanza gli affreschi, dovettero ben presto rendersi conto che le figure sembravano fossero dipinte a matita più che a tempera.

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Operando in questo modo la superficie dell’affresco rimane brillante, pulita e piena di luce.

Per quanto riguarda i panneggi preferivo dargli vita con pennellate larghe  e compatte senza però mai mescolare i colori. Osservate bene la volta e troverete spesso i gialli aranciati abbinati ai verdi acidi per le ombre. Altri pittori per creare la zona in ombra non avrebbero fatto altro che scurire semplicemente il giallo ma l’effetto finale sarebbe stato tutt’altro.

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E’ vero che mi on sempre autodefinito scultore e che la pittura era assai lontana da me ma alla fine sono riuscito a stravolgere anche la maniera di colorire le figure. Son tanti quelli che han seguito poi il mio esempio e alla fine dei conti ho fatto scuola al mondo anche in questo campo artistico.

Son soddisfazioni.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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