Ora non vi mettete a ridere. Lo so bene che i termini “finestre inginocchiate” potrebbero far ridere i meno esperti di architettura ma la questione è tutt’latro che ilare. Via, vi racconto la storia di queste finestre che realizzai su commissione a Firenze. Tanto oggi non so’ che fare, son rimasto da solo come un bischero: dopo aver desinato il Canova s’è addormentato e russa che pare un trombone. Avrà pur fatto da vivo opere eteree ma credetemi, è molto più terreno di me. Galileo se n’è andato a spasso per i fatti suoi e gli altri si son messo a fare un comizio in mezzo alla Chiesa. Non ho voglia di stare a sentire le loro disquisizioni sulla politica contemporanea e così, in questo sabato di inizio luglio, vi racconto di queste finestre inginocchiate.
Fu Leone X che mi propose questa commissione da realizzare per il Palazzo Medici a Firenze. Vi chiederete come mai il Papa si occupasse di abbellire un palazzo privato… beh, era un esponente della famiglia Medici anche lui e per l’esattezza era uno dei figli di Lorenzo il Magnifico che per altro conoscevo molto bene. Suo padre mi aveva accolto in casa sua alla stregua di un figlio e avevo vissuto fino alla sua morte nella sua dimora.
Cosimo il Vecchio, molti anni prima, aveva realizzato un loggiato nel suo palazzo e il suo erede decise di chiudere le arcate con una serie di finestre che dovetti progettare io.
Il disegno architettonico era così originale e diverso da quelli fino al momento realizzati che fu copiato da molti colleghi meno creativi di me.
A ribattezzare questa tipologia di finestre con l’appellativo inginocchiate fu il Vasari sottolineando il fatto che fossero dotate di grandi davanzali paragonabili agli inginocchiatoi dei banchi di una Chiesa.
Se passate da Firenze andatevele a vedere al Palazzo Medici Riccardi che si trova in Via Cavour e precisamente al numero civico 3.


sempre vostro Michelangelo Buonarroti
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Pubblicato da Michelangelo Buonarroti
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