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Van Gogh, Modigliani e Klimt: a Parma arrivano oltre 60 ritratti di donne che hanno fatto la storia dell’arte

C’è una donna che sembra sfidare chi la guarda, una che nasconde la propria storia dietro uno sguardo malinconico e un’altra che, con la sua presenza, ha lasciato un segno nella storia dell’arte e della cultura.

Sono oltre 60 le protagoniste di LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre, la grande mostra che dal 2 ottobre 2026 arriva a Parma, nelle sale di Palazzo del Governatore, con una selezione di capolavori provenienti dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

Adolfo Wildt, Atte, 1892 ca., marmo
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Non una semplice rassegna di ritratti femminili, ma un viaggio attraverso più di due secoli di storia, nel quale dipinti, sculture, disegni, fotografie e arazzi restituiscono immagini differenti della donna, della sua identità e del ruolo che ha progressivamente conquistato nella società.

Sessanta opere distribuite in 13 sale, alcune delle quali raramente concesse in prestito, compongono un percorso che mette in dialogo artisti di fama internazionale e protagoniste meno conosciute, donne realmente esistite e figure diventate icone attraverso l’interpretazione degli artisti.

La mostra sarà visitabile fino all’8 marzo 2027 e rappresenta il secondo capitolo della collaborazione tra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dopo la retrospettiva dedicata a Giacomo Balla, Un universo di luce.

Giovanni Boldini, Ritratto della Marchesa Casati con penne di pavone, 1911-1913, olio su tela
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Da Van Gogh a Modigliani: le donne che hanno conquistato la tela

Chi erano le donne che hanno posato davanti ai grandi maestri dell’arte moderna? E quanto dei loro caratteri, delle loro inquietudini e delle loro aspirazioni è riuscito a sopravvivere sulla tela?

È proprio intorno a queste domande che si sviluppa il progetto espositivo, curato da Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi.

Tra le protagoniste troviamo la celebre Signora Ginoux, immortalata da Vincent van Gogh nell’Arlesiana. Moglie del proprietario del Café de la Gare di Arles, è una delle figure femminili che meglio restituiscono la sensibilità dell’artista olandese.

C’è poi la straordinaria marchesa Luisa Casati, donna eccentrica, collezionista e autentica diva della Belle Époque, ritratta da Giovanni Boldini con quella capacità di cogliere personalità e fascino che contraddistingue la sua pittura.

Di tutt’altra estrazione sociale è Carminella, dipinta da Antonio Mancini. La sua storia è rimasta in gran parte nell’ombra, ma il suo volto continua a parlare attraverso la pittura dell’artista.

Tra i nomi più attesi figura anche Hanka Zborowska, protagonista della Signora dal collaretto di Amedeo Modigliani, appartenente alla cerchia delle persone che frequentavano e sostenevano l’artista a Parigi.

E ancora, Palma Bucarelli, storica direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, ritratta da Alberto Savinio, ed Elsa Martinelli, attrice e icona del cinema italiano, nell’interpretazione di Giosetta Fioroni.

Volti diversi, esistenze lontane, personalità irriducibili a un unico modello di femminilità.

Martha Stettler, Lettrice, 1910-1911, olio su tela
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Klimt, Picasso, Giacometti e Man Ray: i capolavori da non perdere

Tra gli aspetti più interessanti di LEI c’è la possibilità di ammirare opere provenienti da una delle collezioni pubbliche italiane più importanti per l’arte del XIX e XX secolo.

Il percorso comprende anche lavori di recente acquisizione, come Nu Debout di Pablo Picasso, un pastello databile intorno al 1906, donato alla GNAMC lo scorso anno dalla Cy Twombly Foundation.

Un’opera che arricchisce ulteriormente una selezione già particolarmente significativa.

Grande attenzione è riservata a Gustav Klimt, presente con raffinati disegni, tra cui uno studio per Le tre età della donna. In queste opere la linea diventa uno strumento di seduzione e ricerca formale, restituendo tutta l’eleganza della figura femminile nell’universo della Secessione viennese.

Di forte impatto è anche Figura (Femme de Venise VI) di Alberto Giacometti, una presenza scultorea essenziale e allungata, nella quale il corpo umano sembra perdere progressivamente la propria consistenza materiale per trasformarsi in una presenza quasi ancestrale.

Con le Femmes, Man Ray propone invece una rappresentazione del corpo femminile lontana dai tradizionali canoni del ritratto. Il corpo diventa immagine enigmatica, ombra e sperimentazione visiva.

Tra le opere da osservare con particolare attenzione c’è anche la Bambina che ride di Medardo Rosso, nella quale la materia sembra trattenere un istante fugace dell’infanzia.

Di grande interesse è inoltre la Donna in bianco di Kees van Dongen. Gli occhi grandi e penetranti della protagonista sembrano sottrarsi alla tradizionale passività della posa e instaurare un rapporto diretto con chi osserva.

Sono immagini che raccontano anche il cambiamento della sensibilità moderna: la donna non è più soltanto una figura da contemplare, ma una presenza capace di guardare, interrogare e mettere in discussione lo spettatore.

Renato Guttuso, Ragazze a Palermo, 1940, olio su tela © Renato Guttuso, by SIAE 2026
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Le artiste che hanno cambiato il modo di rappresentare le donne

LEI non si limita a raccontare le donne attraverso lo sguardo degli artisti uomini. Una parte importante del progetto è dedicata proprio alle artiste che hanno contribuito a modificare profondamente il linguaggio visivo e la rappresentazione dell’identità femminile.

Tra queste figurano Antonietta Raphaël, con la sua intensa ricerca scultorea, Dora Maar e Francesca Woodman, che hanno utilizzato la fotografia come strumento di indagine sulla persona e sul corpo.

Il percorso arriva fino alle sperimentazioni contemporanee di Vanessa Beecroft e Marinella Senatore, protagoniste di ricerche performative nelle quali il corpo, la presenza e la relazione con gli altri diventano elementi centrali.

Attraverso linguaggi differenti, queste artiste hanno messo in discussione convenzioni consolidate e aperto nuove prospettive sui concetti di libertà, autodeterminazione e identità.

La donna non è più soltanto il soggetto di un’opera realizzata da qualcun altro: diventa autrice, interprete e protagonista della propria rappresentazione.

L’arte italiana tra le due guerre: quando cambia il volto della donna

Una sezione particolarmente significativa della mostra è dedicata all’arte italiana tra le due guerre mondiali.

Sono anni di profonde trasformazioni culturali e sociali, nei quali la rappresentazione femminile assume nuove caratteristiche. Le donne diventano sempre più spesso figure autonome, consapevoli e protagoniste della propria esistenza.

La mostra ricostruisce questo passaggio attraverso le opere di alcuni dei maggiori protagonisti dell’arte italiana del Novecento.

Ci sono Giorgio de Chirico, Gino Severini, Carlo Carrà, Cagnaccio di San Pietro, Antonio Donghi, Achille Funi, Mario Sironi, Enrico Prampolini e Renato Guttuso.

Accanto ai pittori, trovano spazio importanti scultori come Arturo Martini, Adolfo Wildt, Arturo Dazzi, Giacomo Manzù e Pericle Fazzini.

Attraverso queste presenze emerge la varietà delle ricerche artistiche del periodo: dalla Metafisica ai Valori Plastici, dal Novecento italiano al Realismo magico, fino alle grandi mitologie dei primi decenni del secolo.

Le opere restituiscono un universo femminile complesso, distante da una rappresentazione univoca e spesso attraversato da inquietudini, silenzi e tensioni interiori.

È un aspetto particolarmente interessante se si considera il contesto storico: negli anni Trenta e Quaranta la propaganda del regime fascista cercava di imporre un modello di donna prevalentemente legato alla dimensione domestica e materna. Molte delle opere presentate in mostra restituiscono invece individualità, personalità e vissuti che non si lasciano ricondurre a quegli stereotipi.

LEI a Parma: una mostra che celebra anche gli ottant’anni del voto alle donne

L’esposizione assume un significato particolare anche per la ricorrenza dell’ottantesimo anniversario del voto alle donne in Italia, avvenuto nel 1946.

La direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Renata Cristina Mazzantini, sottolinea come questa iniziativa rappresenti un’occasione per portare fuori dalle sedi museali una parte importante del patrimonio nazionale, rendendolo accessibile a un pubblico più ampio.

La mostra rientra infatti nel progetto Museo migrante, pensato per diffondere la conoscenza delle collezioni della GNAMC in Italia e all’estero.

Anche per il Comune di Parma la collaborazione rappresenta un investimento culturale e un’opportunità per rafforzare il dialogo tra le istituzioni e la città.

Prodotta dal Comune di Parma e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con la collaborazione di Solares Fondazione delle Arti e il sostegno di Fondazione Cariparma e Regione Emilia-Romagna, la mostra porta nel cuore della città emiliana opere che raramente lasciano le collezioni romane.

LEI è un racconto di identità, trasformazioni e libertà attraverso lo sguardo di alcuni tra i più importanti protagonisti dell’arte moderna e contemporanea.

Dietro ogni volto dipinto, scolpito o fotografato c’è una storia. Alcune di queste storie hanno molto da raccontare.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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Van Gogh, Modigliani, and Klimt: Parma hosts over 60 portraits of women who shaped art history

There is a woman who seems to challenge the viewer, another who hides her story behind a melancholic gaze, and yet another who, through her presence, left an indelible mark on the history of art and culture.

These are the subjects of LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre (“SHE: Portraits of Women, from Van Gogh to Modigliani and Beyond”), a major exhibition opening on October 2, 2026, at the Palazzo del Governatore in Parma, featuring a selection of masterpieces from the National Gallery of Modern and Contemporary Art in Rome.

This is not merely a showcase of female portraits, but a journey spanning more than two centuries of history, in which paintings, sculptures, drawings, photographs, and tapestries present diverse images of women—exploring their identities and the roles they have progressively claimed within society.

Sixty works distributed across 13 rooms—some rarely loaned out—create a narrative that fosters a dialogue between internationally renowned artists and lesser-known subjects, between real-life women and figures transformed into icons through artistic interpretation.

The exhibition runs until March 8, 2027, and marks the second chapter of the collaboration between the Municipality of Parma and the National Gallery of Modern and Contemporary Art, following the retrospective dedicated to Giacomo Balla, Un universo di luce (“A Universe of Light”).

From Van Gogh to Modigliani: the women who captured the canvas

Who were the women who posed for the great masters of modern art? And how much of their personalities, their inner turmoil, and their aspirations managed to endure on the canvas? The exhibition project—curated by Renata Cristina Mazzantini and Cesare Biasini Selvaggi—unfolds around precisely these questions.

Among the key figures featured is the famous Madame Ginoux, immortalized by Vincent van Gogh in L’Arlesienne. Wife of the owner of the Café de la Gare in Arles, she is one of the female figures who best captures the Dutch artist’s sensibility.

Then there is the extraordinary Marchesa Luisa Casati—an eccentric woman, collector, and true Belle Époque diva—portrayed by Giovanni Boldini with the signature ability to capture personality and allure that defines his painting.

Carminella, painted by Antonio Mancini, comes from a completely different social background. Her story has largely remained in the shadows, yet her face continues to speak through the artist’s work.

Also among the most anticipated figures is Hanka Zborowska—the subject of Amedeo Modigliani’s Woman with a Small Collar—who belonged to the circle of people who frequented and supported the artist in Paris.

And finally, there is Palma Bucarelli, the historic director of the National Gallery of Modern and Contemporary Art, portrayed by Alberto Savinio, and Elsa Martinelli—actress and Italian cinema icon—as interpreted by Giosetta Fioroni.

Diverse faces, distant lives, and personalities that defy reduction to a single model of womanhood.

Klimt, Picasso, Giacometti, and Man Ray: unmissable masterpieces

One of the most interesting aspects of LEI is the opportunity to admire works from one of Italy’s most important public collections of 19th- and 20th-century art.

The exhibition also includes recently acquired works, such as Pablo Picasso’s Nu Debout—a pastel dating to around 1906—which was donated to the GNAMC last year by the Cy Twombly Foundation. A work that further enriches an already remarkable selection.

Great attention is paid to Gustav Klimt, represented by exquisite drawings, including a study for The Three Ages of Woman. In these works, line becomes an instrument of seduction and formal exploration, capturing the full elegance of the female figure within the world of the Vienna Secession.

Alberto Giacometti’s Figura (Femme de Venise VI) also makes a powerful impact; it is an essential, elongated sculptural presence in which the human body seems to gradually shed its material substance, transforming into an almost ancestral presence.

With his Femmes, Man Ray offers a depiction of the female body that departs from traditional portraiture conventions. The body becomes an enigmatic image, a shadow, and a subject of visual experimentation.

Another work demanding close attention is Medardo Rosso’s Laughing Girl (Bambina che ride), in which the material seems to capture a fleeting moment of childhood.

Kees van Dongen’s Woman in White (Donna in bianco) is also of great interest. The subject’s large, penetrating eyes seem to break free from the traditional passivity of the pose, establishing a direct connection with the viewer.

These images also reflect the shifting modern sensibility: woman is no longer merely a figure to be contemplated, but a presence capable of looking at, questioning, and challenging the viewer.

Artists who changed the way women are represented

The exhibition does not limit itself to portraying women through the eyes of male artists. A significant part of the project is dedicated to the female artists who helped profoundly transform the visual language and representation of female identity.

These include Antonietta Raphaël, with her intense sculptural exploration, as well as Dora Maar and Francesca Woodman, who used photography as a tool to investigate the self and the body.

The journey extends to the contemporary experiments of Vanessa Beecroft and Marinella Senatore—key figures in performance art where the body, presence, and relationships with others take center stage.

Through diverse artistic languages, these women have challenged established conventions and opened up new perspectives on concepts of freedom, self-determination, and identity.

Women are no longer merely the subjects of works created by others; they become the authors, interpreters, and protagonists of their own representation.

Italian art between the wars: when the face of womanhood changed

A particularly significant section of the exhibition is dedicated to Italian art between the two World Wars.

These were years of profound cultural and social transformation, during which the representation of women took on new characteristics. Women increasingly became autonomous, self-aware figures taking charge of their own lives.

The exhibition traces this shift through works by some of the leading figures of 20th-century Italian art.

Featured artists include Giorgio de Chirico, Gino Severini, Carlo Carrà, Cagnaccio di San Pietro, Antonio Donghi, Achille Funi, Mario Sironi, Enrico Prampolini, and Renato Guttuso.

Alongside the painters, the exhibition showcases important sculptors such as Arturo Martini, Adolfo Wildt, Arturo Dazzi, Giacomo Manzù, and Pericle Fazzini. These works reveal the diversity of artistic approaches during the period—ranging from Metaphysical Art and Valori Plastici to Novecento Italiano and Magic Realism, as well as the grand mythologies of the century’s early decades.

The artworks portray a complex female universe—far removed from any single, uniform representation—often marked by a sense of unease, silence, and inner tension.

This aspect is particularly compelling when viewed against the historical backdrop: during the 1930s and 1940s, Fascist regime propaganda sought to impose an image of women defined primarily by the domestic and maternal spheres. In contrast, many of the works on display reveal individual identities, personalities, and lived experiences that defy such stereotypes.

“LEI” in Parma: an exhibition also celebrating eighty years of women’s suffrage

The exhibition holds special significance as it coincides with the eightieth anniversary of women gaining the right to vote in Italy in 1946.

Renata Cristina Mazzantini, Director of the National Gallery of Modern and Contemporary Art (GNAMC), highlights how this initiative offers an opportunity to bring a significant part of the national heritage out of the museum itself, making it accessible to a wider audience.

Indeed, the exhibition is part of the Museo Migrante (Migrant Museum) project, designed to share knowledge of the GNAMC’s collections both within Italy and abroad.

For the Municipality of Parma, too, this collaboration represents a cultural investment and an opportunity to strengthen the dialogue between institutions and the city.

Produced by the Municipality of Parma and the National Gallery of Modern and Contemporary Art—with the collaboration of the Solares Fondazione delle Arti and the support of the Cariparma Foundation and the Emilia-Romagna Region—the exhibition brings works to the heart of this Emilian city that rarely leave their collections in Rome. LEI is a story of identity, transformation, and freedom, seen through the eyes of some of the most important figures in modern and contemporary art.

Behind every painted, sculpted, or photographed face lies a story. Some of these stories have a great deal to tell.

For now, your ever-faithful Michelangelo Buonarroti bids you farewell, looking forward to seeing you in future posts and on social media.

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